
Esistono città la cui identità si costruisce attraverso i confini e altre che trovano la propria ragione d’essere nell’incontro. Bari appartiene a questa seconda categoria. Porto naturale del Mediterraneo e storico crocevia di popoli, la città ha sviluppato nel tempo una cultura della relazione che oggi trova una delle sue espressioni più significative nell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” (UniBa).
L’ateneo barese si è infatti affermato come il primo in Italia per numero di borse di studio destinate a studenti rifugiati e titolari di protezione internazionale, sussidiaria o temporanea. Un risultato che non rappresenta soltanto un primato amministrativo, ma l’espressione concreta di una visione culturale capace di coniugare diritto allo studio, inclusione sociale e responsabilità civile.
Secondo il bilancio della Fondazione CRUI per l’anno accademico 2025-2026, UniBa ha assegnato venti borse di studio, il numero più alto tra gli atenei italiani. Negli ultimi dieci anni il totale è salito a 146 beneficiari, all’interno di un programma nazionale che dal 2016 ha consentito a centinaia di giovani provenienti da oltre settanta Paesi di accedere all’istruzione universitaria.
Dietro questi numeri emergono percorsi di vita segnati da guerre, persecuzioni e migrazioni forzate. Studenti provenienti da Ucraina, Afghanistan, Camerun, Iran, Palestina e Guinea frequentano oggi corsi di laurea triennali e magistrali, contribuendo a trasformare le aule universitarie in autentici laboratori di convivenza e dialogo interculturale.
Il valore di questa esperienza va oltre la dimensione educativa. L’università diventa uno spazio di produzione di capitale sociale, un luogo in cui persone provenienti da contesti differenti costruiscono relazioni, condividono competenze e sviluppano forme di appartenenza fondate sul riconoscimento reciproco. L’inclusione, in questa prospettiva, non coincide con l’assistenza, ma con la partecipazione.
La forza del modello barese risiede proprio nella capacità di considerare la diversità come una risorsa collettiva. Ogni studente porta con sé esperienze, conoscenze e sensibilità che arricchiscono il tessuto culturale della comunità accademica e del territorio. L’integrazione diventa così un processo bidirezionale, nel quale crescono tanto chi arriva quanto la società che accoglie.
Determinante appare il contributo della rete cittadina che accompagna questo percorso. La collaborazione tra l’Università di Bari, la Casa delle Culture, lo Sportello Ucraini, il Centro per l’Apprendimento Permanente e numerose realtà del terzo settore dimostra come l’inclusione produca risultati concreti quando istituzioni e società civile condividono obiettivi e responsabilità.
In questo contesto si inserisce anche il lavoro della Casa delle Culture di Bari, Centro Polifunzionale sostenuto dal programma PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 e promosso dal Comune di Bari. Un presidio che opera quotidianamente per favorire percorsi di partecipazione, cittadinanza e tutela dei diritti, contribuendo a rendere l’accoglienza una pratica ordinaria e non un intervento emergenziale.
Il riconoscimento ottenuto da UniBa conferma inoltre una funzione sempre più strategica delle università contemporanee. In un tempo segnato da conflitti, polarizzazioni e trasformazioni globali, gli atenei non possono limitarsi alla trasmissione del sapere. Sono chiamati a formare cittadini consapevoli, a promuovere il pluralismo delle idee e a difendere gli spazi del confronto critico, condizioni indispensabili per la tenuta democratica delle società.
La cooperazione accademica internazionale assume, in questa prospettiva, un significato che supera la dimensione scientifica. Costruire relazioni tra università di Paesi diversi significa creare ponti culturali, favorire la circolazione delle conoscenze e contrastare quelle dinamiche di chiusura che alimentano diffidenza e conflitto.
L’educazione resta uno degli strumenti più efficaci per prevenire l’intolleranza e promuovere la pace. Comprendere la complessità del mondo, sviluppare pensiero critico e imparare a dialogare con l’altro rappresentano competenze decisive per affrontare le sfide del presente.
I dati certificano il successo di una politica universitaria lungimirante. Le storie raccontano però qualcosa di ancora più profondo: la capacità di una comunità di riconoscere nelle differenze non una minaccia, ma una possibilità di crescita.
È questa, in fondo, la lezione che arriva da Bari. In un Mediterraneo attraversato da tensioni e cambiamenti epocali, la città continua a interpretare la propria vocazione storica di ponte tra culture. Un’identità che oggi passa anche attraverso l’università, luogo in cui conoscenza, inclusione e dialogo si trasformano in una concreta costruzione di futuro.
Pietro Fabris










