Il magistero cosmopolita della pietra di Vighen Avetis sbarca a Brancaleone

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Il Minotauro opera di Vighen Avetis

BRANCALEONE (RC) – “Servitore di principii e giammai di prìncipi”: è nel segno di questa totale abnegazione all’Arte che l’Amministrazione comunale di Brancaleone si appresta a conferire la cittadinanza onoraria a. Un riconoscimento solenne che suggella il legame tra la comunità reggina e lo scultore armeno, anima demiurgica di Mega Galmata, ideato da il simposio internazionale di scultura monumentale svoltosi all’Altalia Hotel Villaggio Club, ideato Francesco Amodei, a sua volta figura centrale e fondatore dell’Istituto per l’Arte e il Restauro “Palazzo Spinelli” di Firenze.

Figura eclettica e intransigente, Avetis custodisce un’eredità ideale che guarda a Michelangelo e alla grande scuola armena del Novecento. Il suo percorso è un’aperta sfida ad ogni omologazione: pioniere dei simposi a Cavriglia e nell’eroica città martire di Shushi — dove la forza plastica della scultura ha infranto le narrazioni di comodo della propaganda azera sul “Montone Bianco” —, non ha mai risparmiato severe invettive contro le oligarchie ed i falsi magnati di Patria. Una militanza civile che lo ha visto tessere ponti tra l’Armenia e l’Italia, anche al fianco della Fondazione My Step di Anna Hakobyan, moglie del premier armeno, Nikol Pashinyan, coinvolgendo figure apicali della critica d’arte come il prof. Francesco Gallo Mazzeo.

Vighen Avetis visto da Domenico Scina

A Brancaleone, intanto, la pietra calabra è divenuta cantiere di pace. Per giorni, maestri giunti da Armenia, Italia, Iran, Ucraina, Grecia, Polonia e India si sono misurati con la materia, opponendo il linguaggio universale della bellezza alle fratture geopolitiche del nostro tempo. L’iniziativa lascia al territorio un patrimonio di opere monumentali e l’auspicio che l’officina ionica possa strutturarsi come appuntamento permanente.

Ciò che resta, sul litorale reggino, è la testimonianza d’un magistero altissimo: l’Arte per l’Arte quale supremo veicolo d’evoluzione umana. Fede, onore, profondo senso spirituale e un cosmopolitismo universalistico — i medesimi valori che sotto il regime sovietico lo condussero a un passo dalla Siberia e che due anni fa il regista Rouben Kochar ha immortalato in un intenso documentario — continuano a guidarne lo scalpello. Un monito radioso per un’epoca assuefatta al pragmatismo, che solo dai visionari e dagli eroi può riscoprire la via del proprio rinnovamento.

Carlo Coppola

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