Filippo Favia, Pinòcchie. Riadattamento in Lingua Barese della favola di Carlo Collodi, Traduzione in italiano – Audio in Italiano e Barese – (disponibile su Amazon)
In vista del bicentenario della nascita di Carlo Collodi (1826-2026) e delle celebrazioni che in questo anno stanno animando il panorama letterario attorno al burattino più famoso del mondo, la figura di Pinocchio continua a prestarsi a riletture profonde, filosofiche e identitarie. Tra le pubblicazioni più originali e di spessore spicca senza dubbio l’opera di Filippo Favia , che sceglie di far “indossare” la voce della sua terra al capolavoro collodiano, traducendolo e adattandolo nella parlata barese.
Più che un semplice esercizio di stile o una curiosità letteraria, il volume si apre con un’introduzione che ha il sapore di un manifesto. Come spiega lucidamente l’autore, questa operazione affonda le radici in una vera e propria battaglia culturale. Il barese viene dipinto non come un dialetto minore confinato alla nostalgia o alla risata estemporanea, ma come una lingua viva, schietta, musicale, capace di “guardare la realtà negli occhi”. Una musicalità che si può apprezzare ascoltandola direttamente, grazie all’audio messo a disposizione dell’Autore, raggiungibile con un comodo QR posto in apertura di ogni capitolo
Favia muove da un assunto fondamentale: una lingua sopravvive e mantiene la propria dignità solo se viene studiata, scritta, letta e insegnata. Relegarla ai margini significa condannarla all’oblio. Scegliere di affidare le avventure, i timori, i fallimenti e la crescita di Pinocchio a questa parlata significa restituire al barese una dignità letteraria e formale, permettendogli di abitare stabilmente nei libri e di entrare a pieno titolo nella formazione delle nuove generazioni. È un invito rivolto a grandi e piccini a riscoprire l’orgoglio delle proprie radici senza timore o vergogna.
In un momento storico in cui il dibattito culturale si interroga sul valore dell’identità — complice anche la riflessione contemporanea sul confine tra reale e artificiale, tra il “burattino” umano e la perfezione algoritmica — l’opera di Favia si inserisce come un presidio di autenticità. Leggere Collodi nella lingua della nostra infanzia, dei vicoli assolati e delle pietre antiche della città vecchia diventa così un’esperienza emozionante e unica.
Una lettura caldamente consigliata a chiunque creda che difendere un idioma significhi custodire l’anima stessa di una comunità. Perché, come ammonisce l’autore, le radici non si rinnegano: si custodiscono, si studiano e si difendono.
Salvatore Schirone









