
Il direttore artistico Oleg Vereshchagin
Nella cornice barocca della Chiesa Maria SS. del Carmine, cuore della Città Vecchia di Bari, la viola ha ripreso parola con l’esecuzione del maestro Marco Misciagna. Il Festival internazionale Nikolaos, promosso dalla Fondazione Nikolaos e dall’Opera Pia Maria SS. del Carmine ETS-APS sotto la direzione del maestro Oleg Vereshchagin, ha offerto il 15 maggio 2026 un recital per viola solista: strumento che raramente occupa il centro esclusivo della scena e che nelle mani di Marco Misciagna rivela un’eloquenza timbrica di straordinaria pregnanza.
Diplomato con lode al Conservatorio di Bari e perfezionatosi all’Accademia di Santa Cecilia di Roma, Misciagna ha calcato la Philharmonie di Berlino, il Musikverein di Vienna e la Carnegie Hall, registrando per la Deutsche Grammophon come Prima Viola Solista dell’orchestra di Màlaga. Riconosciuto dal Governo belga “Artista di chiara fama”, è Professore Onorario in istituzioni di cinque continenti: un violista che ha fatto dello strumento un veicolo solistico a pieno titolo, con tecnica archettistica e modulazione timbrica che pochi al mondo possono vantare.
Dopo i saluti di Vito Giordano Cardone, presidente della Fondazione Nikolaos, di Giuseppe Mele presidente dell’Opera Pia Arciconfraternita Maria SS. Del Carmine, del dirigente artistico Oleg Vereshchagin e della dott.ssa Giorgia Cutino, la musica è diventata protagonista.

Marco Misciagna durante la prima parte del programma
Il programma “Viola Virtuosa” ha attraversato secoli e latitudini stilistiche con arrangiamenti per viola sola tutti firmati da Misciagna. La serata si è aperta con la Passacaglia di Biber, vetta del repertorio barocco per arco senza accompagnamento: concepita per violino nel tardo Seicento, la sua trasposizione per viola impone rielaborazione di accordatura, diteggiatura e gestione del peso dell’arco capace di tenere viva la polifonia implicita delle variazioni senza perdere la linea in acuto. Il basso ostinato affiorava senza soffocare il contrappunto sovrastante.
Dal barocco al paesaggio iberico: Asturias e Rumores de la Caleta di Albéniz, celebrate nella trascrizione chitarristica, tradotte per viola sola. Arcate multiple simulate, pedali armonici e restituzione del colore flamenco attraverso vibrato e inflessioni micro-tonali richiedono padronanza che trascende il dato meccanico. Misciagna ha offerto sensibilità iberica autentica, con un suono brunito che evocava le chitarre di Màlaga. I due brani di Tárrega, Capriccio Arabo e Tango, hanno chiuso la sezione spagnola rendendo intelligibile la pulsazione ritmica attraverso il solo gesto archettistico.

Esecuzione della Morricone film suite
La seconda parte ha riservato anch’essa un nucleo ardito: la Morricone Film Suite per viola sola. Otto titoli — C’era una volta in America, Il Buono il Brutto e il Cattivo, C’era una volta il West, Giù la testa, La leggenda del pianista sull’oceano, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Mission, Cinema Paradiso — come arco drammaturgico. La viola, centro di gravità nel registro di tenore, riesce dove nessun altro arco potrebbe: le melodie di Morricone trovano qui una voce che ne conserva la malinconia senza impoverirne la proiezione, in partiture con conduzione polifonica dove il suono convive con un basso continuo suggerito dall’archetto. Documento di maturità di un violista capace di pensare la propria musica, oltre che di eseguirla.
A coronare una serata esaltante i due bis richiesti dal numeroso pubblico: uno dei Capricci jazz ideato da Misciagna per viola sola e la struggente versione di Havun Havun, un antico inno sacro armeno composto da Krikor Naregatsi (San Gregorio di Narek) nel X secolo.
M. Siranush Quaranta










