Spesso, nel calcio come nella vita, quello che fai non corrisponde a quello che vuoi. Ecco, il Bari di Pierpaolo Marino e Massimo Rastelli rispecchia tutto questo. A luglio, il direttore generale puntava al doppio salto di categoria, mentre l’allenatore desiderava una squadra ignorante con il coltello tra i denti. In quattordici incontri tra campionato e coppa la tenacia espressa non si è ancora vista.
Il palazzo di cristallo tanto proclamato sembra già sgretolarsi. Annunciare di voler dominare il campionato è stata una presunzione che ha motivato ulteriormente una concorrenza che probabilmente non necessitava di nuovi stimoli.
La crisi di risultati che sta vivendo il Bari rischia seriamente di compromettere le ambizioni di Rastelli e Marino. L’allenatore originario di Torre del Greco è finito nel mirino dei tifosi e, nonostante il secondo posto in graduatoria, la sua posizione è tutt’altro che salda. Le dichiarazioni al termine dell’incontro contro la Scafatese di Vasile Mogoș a supporto del tecnico sono un atto di fiducia importante, ma con una data di scadenza precisa: il match di lunedì 9 novembre contro il Picerno.
Più dei risultati va evidenziata una mediocrità a dir poco imbarazzante. Archiviato un terzo di campionato, il Bari non presenta ancora un’identità di gioco definita. In generale, la squadra approccia bene l’inizio della partita, ma pecca sempre nella gestione del risultato e soprattutto non realizza quasi mai il gol del raddoppio. Mettere il risultato al sicuro no, rischiare di subire la beffa sì.
Analizzando tutte le partite andate in archivio, non c’è da sorprendersi dei risultati altalenanti. Senza un’idea di calcio precisa e senza personalità, una rosa dichiarata competitiva si sta trasformando in una squadra vuota.
A proposito del gruppo, Marino ha investito su giocatori importanti per la Serie C, ma tra i nuovi arrivati l’unico che sta convincendo è Karlo Butić. Per il resto è una rosa incompleta e il discorso infortuni non è più un’attenuante: manca un difensore centrale che possa far rifiatare Mantovani ed Elia. Il solo Cocetta non basta e di Vicari non si hanno più notizie. Sulla corsia di destra Mogoș è diventato imprescindibile, ma quando non c’è Rastelli cambia sistema di gioco e Mané è finito fuori dai radar.
Manca anche una mezzala. Maggiore è tutto o niente, Darboe è limitato da svariati infortuni, Mendicino in un centrocampo a tre sembra un pesce fuor d’acqua e Grgić non è il tanto osannato fulcro, come proclamato da Marino. Perlomeno contro la Scafatese Prisco ha risposto presente con una prestazione di tutto rispetto e Colangiuli, ogni volta che viene chiamato in causa, garantisce strappi e aria fresca (in tutti i sensi).
L’attacco ha numeri sottotono. Comanda Butić con quattro reti, segue Gomez a quota due, Bianchi ha segnato solo all’esordio, mentre Della Morte, Tribuzzi ed Esposito sono a secco. Mancano dunque le reti degli esterni offensivi.
Il giorno della sua presentazione Marino ha dichiarato di voler intervenire anche se si vince senza convincere. Probabilmente a gennaio andrà fatto quanto detto.

Guido Gomez in azione durante Casertana-Bari dello scorso 23 ottobre e terminata 1-1. Al Pinto il numero 9 biancorosso ha messo a referto la sua prima rete con i galletti. Foto: SSC Bari.
Ma da oggi al mercato di riparazione ci sono due mesi e sette incontri da disputare. Quindi bisogna proseguire da quel poco di buono visto in questo momento difficile. A cominciare da Guido Gomez: i due gol consecutivi messi a segno contro Casertana e Scafatese hanno messo a tacere le critiche nei confronti del numero 9 biancorosso.
Il centravanti, secondo acquisto più costoso dell’era De Laurentiis, è il caposaldo da cui ripartire, ma non è il solo. L’intesa con Butić è in crescita ed entrambi devono diventare dei riferimenti per aumentare il numero di reti messe a segno. Qui il piatto piange: il Bari con 15 marcature è undicesimo per gol fatti. Una crescente sintonia tra i due, unita agli inserimenti dei centrocampisti, potrebbe far svoltare il reparto offensivo.
Una cosa è certa: dal Bari ci si aspetta una reazione immediata. In classifica il Potenza è volato a 29 punti, sette in più dei galletti. I biancorossi non possono più gettare al vento altre occasioni. L’imperativo è vincere e iniziare a convincere.
Paolo Gabriel Fasano









