RICONVERSIONE A RESORT DELL’EX MARMERIA BARBONE IN LOCALITA’ BELLUOGO DI GIOVINAZZO

PER IL RILASCIO DEL PROVVEDIMENTO DI CONFORMITA’ AMBIENTALE REGIONALE NECESSITA RIMODULARE LA PROGETTAZIONE SECONDO LE INDICAZIONI DEL PUG

  • 0
  • 614 visualizzazioni

Non si dipana la matassa riguardante l’ormai annosa questione della riconversione edilizia con cambio di destinazione ad uso turistico della ex marmeria Barbone, lungo la vecchia statale 16 di Giovinazzo, nonostante il giudizio del Consiglio di Stato, n. 10200 del 22 dicembre scorso, che, su istanza della soc. Blue Tourism, titolare del progetto in contesto, ha ordinato alla Regione di riattivare il procedimento istruttorio per il rilascio dell’autorizzazione ambientale. Provvedimento autorizzativo che, a suo tempo, fu denegato dalla Direzione regionale “Autorizzazioni Ambientali” con atto n.114 del 30.03.2021 che, in base agli esiti negativi del responso del Comitato VIA, ebbe a dichiarare la non conformità ambientale dell’intervento. In altri termini il progetto di riconversione a centro turistico della marmeria, ancorché approvato dal Comune, si ritenne presentasse rilievi particolarmente significativi in termini di impatto ambientale tale da non potersi dar corso all’opera.

Torna utile, data la complessità della controversia, generatasi a seguito della dichiarazione del vincolo di certificazione ambientale del progetto e, di conseguenza, del mancato rilascio del provvedimento autorizzativo regionale (PUAR), fare memoria della contorta vicenda. Situazione che si dibatte, da oltre un decennio, dando luogo ad accesi contrasti tanto in campo politico che di ordine tecnico-funzionale per le conseguenti incidenze circa il rispetto delle regolazioni pianificatorie sia locali che regionali previsti per quella Zona lungo la costa a sud della città, a tipologica E1, del previgente PRGC. E, di fatto, l’insediamento di una struttura ricettiva sul litorale in località “Belluogo” ha incontrato diverse traversie, trattandosi di un intervento edilizio di eccezionale specificità sia per il profilo urbanistico che paesaggistico, consistendo, in sostanza, in un’opera di radicale trasformazione strutturale dell’opificio dedito alla lavorazione dei marmi in un complesso produttivo turistico, con richiamo al disposto dell’art. 8 del D.P.R. n.160/2010.

Comunque, il progetto ebbe a conseguire un regolare permesso edilizio, mediante la stipula di una particolare convenzione urbanistica tra il Comune e l’Operatore turistico “Blue Tourism”, proprietario dell’immobile, da tempo, in completo disfacimento. Tant’è che l’opera edilizia prese regolarmente avvio già diversi anni addietro, potendo tra l’altro attingere a un consistente finanziamento dal fondo regionale FERS 2014-2020, cui la soc. Blue Tourism aveva chiesto di poter beneficiare. Tuttavia, appena partito, il cantiere ebbe a bloccarsi essendo stato eccepito dall’autorità regionale l’assenza della prescritta valutazione ambientale e di protezione naturalistica del sito, la cosiddetta VIA/VincA, da parte del competente servizio presso la Sezione regionale “Autorizzazioni Ambientali”, secondo le procedure di cui all’art. 27-bis del D.lgs. n.152/2006 (Codice dell’Ambiente).

Procedimento di Autorizzazione VIA/VincA, per la verità, da sempre ritenuto dal Comune superfluo dal momento che per la riconversione a Resort dell’ex marmeria il progetto della soc.  Blue Tourism era stato già sottoposto a specifica disamina valutativa urbanistico-ambientale come previsto dagli artt. 7 e 8 del DPR n.160/2010, mediante consultazione dei vari Enti coinvolti all’operazione di trasformazione dell’opificio e cambio di destinazione. Tant’è che ebbe a convocarsi, a cura del Comune, apposita Conferenza  di Servizi i cui esiti positivi produssero il rilascio dell’atto autorizzativo unico comunale, permesso -PUA- n. 7/2019 in data 04.06.2019, e la conseguente variazione urbanistica al Piano Regolatore. Insomma una autorizzazione quella del Comune asserita alternativa a quella richiesta espressamente dal Codice dell’Ambiente per un intervento di sostanziale incidenza, particolarmente dal punto di vista paesaggistico.

Sta di fatto che a fronte del rilievo mosso per inosservanza delle disposizioni del Codice dell’Ambiente, intravvedendosi chiaramente una violazione dell’art.27-bis del D.P.R. 152/2006, la soc. Blue  Tourism decise di assoggettare il  progetto a valutazione ambientale, già nell’aprile 2020, allo scopo di ottenere il previsto Provvedimento autorizzativo regionale, il PAUR. Autorizzazione che, come sopra accennato, fu denegata con l’atto n.114 del 30.03.2021 dalla Sezione regionale “Autorizzazioni Ambientali” una volta conclusasi la procedura di valutazione da parte del Comitato Tecnico regionale del VIA. Il diniego fu naturalmente impugnato davanti al TAR che si espresse con sentenza del 4 dicembre 2021 in modo sfavorevole per la società ricorrente dichiarando l’improcedibilità del ricorso intentato. E, dunque, con la prospettazione dell’appello al Consiglio di Stato per l’annullamento della sentenza del TAR, ritenuta errata dal ricorrente in termini di diritto, la controversia, come già anticipato in premessa, ha trovato un risvolto positivo per la soc Blue Tourism.  Infatti, il giudice di secondo grado, confermando sempre l’assoggettabilità del progetto alla preventiva valutazione regionale di conformità ambientale (VIA/VincA) ha ordinato alla Regione di riattivare, entro 30 giorni, il previsto iter di valutazione ambientale del progetto, sempre che la Società ricorrente nutra, tuttora, interesse a perseguire il provvedimento del PUAR per proseguire nella realizzazione del Resosrt.

Apertosi questo spiraglio, la soc. Blue Tourism non ha perso tempo a rinnovare, con nota dell’8 gennaio scorso, la richiesta alla Direzione regionale “Autorizzazioni Ambientali” per la procedura di valutazione ambientale del suo progetto cui la stessa Direzione ha dato corso con la prescritta convocazione della Conferenza dei Servizi per l’istruttoria del provvedimento decisorio circa la compatibilità ambientale del progetto.

Purtroppo, le cose nell’attualità si sono nuovamente complicate. E ciò per il fatto che nel corso della Conferenza dei Servizi decisoria del 24 aprile 2026, anche alla luce del quadro comparativo, eseguito dai tecnici della società medesima, dell’originario progetto con le indicazioni pianificatorie del PUG relative all’area interessata dall’intervento, sono emersi particolari profili di difformità dell’originaria progettazione. Tanto è stato sollevato anche dal Sindaco di Giovinazzo, in sede di Conferenza dei Servizi, preliminare, del 5 marzo scorso, che ha evidenziato che, in relazione alle nuove direttive del piano urbanistico approvato in via definitiva dal Consiglio comunale del 27 gennaio 2026, il progetto risulta, concretamente in contrasto.  Tuttavia, nella previsione del pronunciamento di un nuovo rifiuto del provvedimento PUAR, per le ultime risultanze emergenti dalla Conferenza dei Servizi e delle considerazioni negative espresse dalla Autorità regionale del VIA, condivise anche dalla Soprintendenza, il Sindaco ha formalizzato l’impegno del Comune a valutare l’ipotesi di adottare una variante al PUG tale da consentire una qualche compatibilità del progetto con lo strumento urbanistico vigente, sempre che l’intervento abbia una diversa rimodulazione.

In altri termini si è realisticamente acclarato che con la vigenza dell’attuale strumento urbanistico l’operazione di riconversione a Resort dell’ex sito produttivo è compromessa e che la Conferenza dei Servizi decisoria, messa in piedi in ottemperanza a quanto sentenziato dal Consiglio di Stato non avrebbe potuto far altro che dichiarare il parere negativo al rilascio del PUAR. Allo scopo di evitare il ripetersi di una risoluzione del tutto negativa al procedimento di valutazione ambientale richiesto formalmente dalla Società proponente, si è suggerito alla stessa di valutare la possibilità di rivedere la progettazione in modo da traguardare le prescrizioni di ordine paesaggistico imposte dal PUG di recente vigenza. Tanto da poter aggiornare i lavori della la stessa Conferenza dei Servizi ad una prossima riunione prevista per il 30 luglio prossimo. I rappresentanti della Blue Tourism posti di fronte ad una tale opzione non hanno potuto far altro che manifestare l’intendimento a produrre una modifica progettuale che tenga conto degli obiettivi paesaggistici introdotti con il PUG, sempreché si possa conservare l’entità delle superfici lorde realizzative già previste in progetto da archiviare in modo da garantire la fattibilità e convenienza economica dell’investimento.

Per concludere non si può certo dire che si sono fatti passi avanti per la definizione della regolarizzazione di detto intervento giacché il tutto è decisamente condizionato all’approntamento di  una nuova redazione progettuale che consideri al meglio il rispetto delle prescrizioni contenute nel PUG, considerando pure che il nuovo progetto richiederebbe una sostanziale variante al PUG da convenire in sede di Assemblea civica e di approvazione da parte della competente Direzione regionale.

Giuseppe Maldarella

Rima Demirchyan, un’aristocratica silenziosa nel Politecnico di Yerevan
Articolo Precedente Rima Demirchyan, un’aristocratica silenziosa nel Politecnico di Yerevan
Una viola, un palco, nessun limite. Marco Misciagna al Festival Nikolaos di Bari
Prossimo Articolo Una viola, un palco, nessun limite. Marco Misciagna al Festival Nikolaos di Bari
Articoli collegati

Lascia un commento:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *



I tuoi dati personali verranno utilizzati per supportare la tua esperienza su questo sito web, per gestire l'accesso al tuo account e per altri scopi descritti nella nostra privacy policy.