Rima Demirchyan, un’aristocratica silenziosa nel Politecnico di Yerevan

Un ricordo di Carlo Coppola

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Rima Demirchyan

Vi sono esistenze che non cercano la luce dei riflettori, eppure la irradiano con un’intensità tanto più durevole quanto più riservata. Rima Demirchyan — moglie dell’Eroe Nazionale armeno Karen Demirchyan, scienziata, docente, madre — appartiene a questa rara categoria di donne che la storia tende a relegare nelle penombre accanto ai grandi uomini, e che invece meritano di essere ricordate nella piena dignità della propria identità.

Era nata come Rima Aghasievna Karapetyan il 2 ottobre 1933 a Dilijan, città incastonata tra le foreste del Tavush, compì il suo percorso formativo con quella determinazione silenziosa che avrebbe contraddistinto ogni stagione della sua vita. Si diplomò nel 1951 con medaglia d’oro alla scuola Pushkin di Yerevan, si laureò con lode in Chimica all’Istituto Politecnico nel 1957, e proprio in quegli anni incontrò Karen Demirchyan, che sposò nel 1955, due anni prima di concludere gli studi. Un dettaglio non privo di significato ed evidenza: Rima non rinunciò alla laurea per il matrimonio.

Dopo un quinquennio come ingegnere presso il trust Armhydroenergoshin e un passaggio all’Istituto di ricerca di chimica inorganica, nel 1964 approdò al corpo docente dell’Istituto Politecnico di Yerevan, dove insegnò Chimica per trentacinque anni. Un’intera generazione di ingegneri e scienziati armeni ha conosciuto la sua cattedra, i suoi manuali — tra i primi in Armenia dedicati alla chimica generale — e la sua capacità di trasmettere rigore scientifico insieme a qualcosa di più difficile da quantificare: un esempio di condotta. Rima Demirchyan fu, in quegli stessi decenni, la moglie del Primo Segretario del Partito Comunista dell’Armenia Sovietica, poi del Presidente dell’Assemblea Nazionale. Avrebbe potuto tradurre il privilegio del nome in vantaggi personali, in visibilità, in potere istituzionale di riflesso. Non lo fece mai. «Non c’erano restrizioni ufficiali sulle attività delle mogli di personaggi di spicco», scrisse nel libro Memorie, «ma la loro eccessiva attività causava malcontento». Una frase apparentemente tecnica, che in realtà rivela un’etica: la scelta consapevole della discrezione come forma di rispetto — verso il marito, verso l’istituzione, verso se stessa.

Rima Demirchyan tra la nuora Tamara e Carlo Coppola

Artashes Tadevosyan, vicedirettore dell’Istituto di Tecnologie Minerarie e Chimiche dell’Università Statale Armena, che la conobbe negli anni Settanta, la descrive con parole di rara precisione affettiva: «Era una donna di vera aristocrazia: semplice, modesta, riservata. Non ha mai ostentato il suo ruolo di first lady della repubblica». L’aristocrazia come interiorità, dunque — nel senso più autentico del termine.

Nella sua lunga vita accademica lasciò tracce concrete e durature: co-autrice di testi universitari di Chimica, presidente del Consiglio delle donne del Politecnico, artefice della fondazione dell’asilo nido dell’ateneo. Quando Karen Demirchyan fu assassinato il 27 ottobre 1999, nel tragico attentato all’Assemblea Nazionale di Yerevan, Rima — che conosceva i nomi degli esecutori e, soprattutto, dei mandanti — non si ritirò nel lutto privato. Creò e diresse la Fondazione benefica intitolata al marito, e nel 2012 pubblicò Memorie: un atto per preservare la storia dell’Armenia insieme al ricordo personale.

La nuora Tamara Sirunyan — proveniente da una tra le più importanti famiglie di professionisti dell’intera Armenia, oggi direttrice della medesima Fondazione — ha consegnato alla memoria pubblica le parole forse più toccanti: «È stato un grande onore avere una suocera come lei, dalla quale ho imparato l’arte di tenere vivo il focolare familiare, vivendo con dignità e moderazione. L’immagine di Rima Demirchyan rimarrà per me un vivido esempio di donna armena, madre e custode della famiglia, sempre equilibrata, di grande moralità e portatrice di alti valori».

Il 17 maggio 2026 l’Università Politecnica Nazionale dell’Armenia le ha dedicato un articolo intitolato Ռիմա Դեմիրճյան. Պոլիտեխնիկի վաստակաշատ դասախոսի գիտամանկավարժական և մարդկային անջնջելի հետքը — «Rima Demirchyan. L’impronta scientifica, pedagogica e umana indelebile di una docente illustre del Politecnico» — riconoscendo in lei non la moglie di un grande armeno, ma una figura esemplare in sé: «nella cui immagine si fondevano armoniosamente la forte volontà, la mente scientifica e la delicatezza femminile».

Anche noi abbiamo avuto l’onore di conoscere la signora Rima, e sua nuora Tamara, moglie di Stepan Demirchyan — colui che tra i pochi meriterebbe, a pieno diritto, di ricoprire i vertici della Repubblica d’Armenia. La colonna della famiglia Demirchyan sono le sue donne: professioniste in vari campi del sapere, esempio vivido di quella rara aristocrazia che quasi non esiste più nel mondo, figure di potente dignità che raccolgono l’immenso patrimonio della Storia e nel silenzio operoso, con integrità intatta, tengono insieme famiglia, cultura e memoria.

Carlo Coppola

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