Papa Leone XIV e il Catholicos Aram I: un incontro nel segno dell’Oriente cristiano

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Aram I e Leone XIV pregano insieme https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-05/leone-xiv-libano-catholicos-cilicia-aram-i-armenia-udienza.html

Nel medesimo giorno in cui la Santa Sede ha annunciato la pubblicazione della prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, il Pontefice ha ricevuto in visita privata Sua Santità Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena. Una coincidenza cronologica che non è soltanto occasionale: essa offre già alcune indicazioni precise sul profilo ecclesiale e diplomatico del nuovo pontificato.

Si tratta della prima visita ufficiale di S.S. il Catholicos Aram I a Leone XIV, e il suo significato va letto su più piani. Aram I è figura di primissimo piano nel panorama del cristianesimo orientale e uno degli interlocutori più autorevoli della Santa Sede nei rapporti con la Chiesa Apostolica Armena: teologo rigoroso, protagonista instancabile del dialogo ecumenico internazionale, tra i fondatori del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente. La sua presenza a Roma porta con sé il peso di una storia singolare — quella di un popolo che ha conosciuto il martirio collettivo e che, con straordinaria tenacia, ha preservato la propria identità cristiana attraverso secoli di dispersione e persecuzione.

Il colloquio ha avuto il carattere di un incontro privato, conclusosi con un momento di preghiera comune nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico: una scelta non meramente protocollare, ma carica di valore simbolico, che dice qualcosa sull’intenzione di entrambi i primates di fondare il dialogo non soltanto sul piano diplomatico, ma su quello spirituale. Leone XIV ha espresso, nel suo discorso al Catholicos, profonda preoccupazione per il popolo libanese e per le Chiese d’Oriente — parole che in bocca a un nuovo Papa assumono il peso di un orientamento, non di una cortesia.

Al centro del colloquio, secondo quanto riferito, la condizione dei cristiani nella regione mediorientale, le prospettive di cooperazione umanitaria e culturale e il ruolo che le Chiese possono svolgere nella promozione della pace e della convivenza interreligiosa. Un insieme di temi che trova il suo punto di massima densità nella questione libanese: la Grande Casa di Cilicia ha sede ad Antelias, in Libano, paese sospeso da anni tra una ricostruzione incompiuta e una fragilità istituzionale che non accenna a risolversi. Il Catholicossato di Cilicia — situato storicamente al crocevia di popoli e culture, e caratterizzato fin dalle origini da una spiccata vocazione ecumenica nei confronti di Roma — rappresenta in questo contesto un presidio di civiltà cristiana il cui valore trascende ampiamente i confini confessionali.

L’incontro conferma la solidità di un dialogo costruito pazientemente nel tempo tra la Santa Sede e il mondo armeno, un dialogo che affonda le proprie radici nella memoria condivisa del martirio e nella comune sollecitudine verso comunità storiche oggi sempre più esposte alle pressioni della geopolitica mediorientale. Leone XIV sembra intenzionato a raccogliere e approfondire questo patrimonio di relazioni: un ecumenismo meno cerimoniale e più operativo, capace di tradurre l’affinità teologica in azione comune dinanzi alle crisi del presente.

Il programma della visita ha previsto anche incontri con il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e con altri dicasteri della Curia Romana; il 19 maggio, presso il Pontificio Istituto Orientale, Sua Santità Aram I terrà una conferenza pubblica sulle sfide delle Chiese nel Medio Oriente — appuntamento che si annuncia di notevole interesse per chiunque segua le sorti del cristianesimo orientale.

Che tutto ciò avvenga nel giorno in cui Leone XIV consegna al mondo la prima parola scritta del suo magistero universale non è, probabilmente, una circostanza priva di senso. L’attenzione alla dignità della persona umana — che nell’enciclica Magnifica humanitas si declina nella sfida dell’intelligenza artificiale — trova nella sorte dei cristiani d’Oriente, e del popolo armeno in particolare, una delle sue prove storiche più eloquenti e più drammatiche.

Carlo Coppola

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