Il Beato Nicola Paglia celebrato a Giovinazzo: fede e tradizione nella processione del 16 febbraio

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Fedeli in preghiera davanti al mezzobusto del Beato

Fedeli in preghiera davanti al mezzobusto del Beato

Il 16 febbraio Giovinazzo ha celebrato con devozione il suo figlio più illustre: il Beato Nicola Paglia, domenicano del XIII secolo, predicatore instancabile e uomo di fede profonda. Ieri, nel giorno della sua festa liturgica, la cittadina adriatica si è fermata per onorarlo con una solenne processione che ha attraversato le vie del borgo antico, sostando significativamente davanti alla sua casa natale, per concludersi poi in Cattedrale.

Quest’anno la processione ha avuto un carattere particolarmente suggestivo: non è stata l’effigie del Beato ad essere portata in corteo, bensì il prezioso e storico mezzobusto custodito nella Cattedrale di Santa Maria Assunta. Un gesto che ha conferito all’evento un sapore di autenticità e solennità ancora più intenso, riportando idealmente Nicola Paglia nelle strade della città che lo vide nascere oltre otto secoli fa. La sosta presso la casa natale — le cui austere facciate di pietra a vista sono ancora oggi visibili lungo la via Gelso nel cuore del borgo antico — è stata un momento di raccoglimento commovente, un ponte tra la storia e la devozione viva di una comunità che non ha smesso di sentirlo vicino. La celebrazione è giunta al termine di un Triduo conclusosi domenica 15 febbraio nella Parrocchia di San Domenico.

Nicola Paglia nacque nel 1197 a Giovinazzo, da una famiglia nobile: suo padre Biagio, detto Lupone, era giudice, e la città aveva una lunga tradizione di cultura giuridica. Seguendo le orme paterne, il giovane Nicola si trasferì a Bologna per studiare diritto. Fu lì che la sua vita cambiò radicalmente: ascoltando la predicazione del futuro San Domenico di Guzman, decise di lasciare gli studi e abbracciare la vita religiosa.

Nell’agosto del 1220, a Padova — dove si era spostato per proseguire gli studi giuridici — fu lo stesso Domenico di Guzman a vestirlo dell’abito domenicano. Un incontro fondativo, che segnò per sempre il cammino di Nicola. Ordinato sacerdote, egli si gettò con ardore nell’attività predicatoria e nello studio della Sacra Scrittura, le due colonne su cui San Domenico aveva edificato il suo Ordine.

La carriera ecclesiale di Nicola Paglia fu straordinaria. Fra il 1229 e il 1230, durante il capitolo provinciale tenutosi a Firenze, fu eletto Priore della Provincia Romana — che allora comprendeva l’intera Italia centro-meridionale. Sotto il suo governo nacquero nuovi conventi: a Trani, Arezzo, Brindisi e Perugia, quest’ultimo fondato su richiesta di Giordano di Sassonia. Nel 1255, a Napoli, gli fu affidato un secondo mandato come provinciale.

Papa Gregorio IX, che riponeva in lui «piena fiducia per l’onestà della vita, la scienza, la prudenza e l’agire intemerato», gli affidò incarichi delicati: la riforma dei monasteri maschili e femminili di Toscana e la predicazione della crociata in Terrasanta. Un riconoscimento altissimo, che testimonia la statura morale e intellettuale di questo figlio di Giovinazzo.

Le cronache domenicane lo ricordano con l’espressione vir religiosus et litteratus et gratiosissimus predicator — uomo religioso, colto e predicatore amabilissimo. Promosse la compilazione delle concordanze bibliche, strumenti per facilitare la lettura e la meditazione delle Scritture, e percorse in lungo e in largo l’Italia con la sua parola ardente.

Alla sua predicazione si accompagnarono, secondo le fonti, numerosi prodigi. Tra i più noti, quello avvenuto a Canosa, dove il giovane novizio, mosso a compassione per una donna con il braccio paralizzato, la benedisse nel nome della Trinità e il braccio tornò all’istante sano. Un miracolo compiuto racconta la tradizione, quasi senza che Nicola stesso se ne rendesse conto.

Ancora più toccante è l’episodio del nipote. Quando, dopo anni di lontananza, il Beato tornò a Giovinazzo, tra la folla che lo accolse c’era un ragazzo di quindici anni, muto dalla nascita, che portava allo zio un piccolo pane a forma di mandorla — il cùcuro, nella parlata giovinazzese. Commosso alla vista del nipote, Nicola pregò con fervore e poi gli domandò: «Che porti?». Il ragazzo rispose immediatamente: «Un cucuretto». Da quel momento la parola non lo abbandonò più.

Dopo lunghi anni di ministero, Nicola si ritirò nel convento di Perugia, dove morì tra la fine del 1255 e gli inizi del 1256 — quasi certamente prima della Pentecoste del 1256, poiché non partecipò al capitolo generale di Parigi. Il suo corpo fu sepolto sotto l’altare della chiesa di San Domenico Vecchio, da lui stesso edificata. Le sue spoglie riposano ancora oggi nella basilica di San Domenico a Perugia.

La processione per le strade di Giovinazzo

La processione per le strade di Giovinazzo

Il 26 marzo 1828, Papa Leone XII confermò ufficialmente il suo culto, conferendogli il titolo di Beato. Un riconoscimento tardivo, forse, ma non meno sentito da una comunità — quella di Giovinazzo — che non ha mai smesso di custodire la sua memoria. Come ha testimoniato ieri la processione: il corteo, la sosta davanti alle pietre della casa natale, e l’arrivo in Cattedrale, con il mezzobusto storico a guidare il cammino. Segno che i santi non appartengono solo al passato, ma continuano a camminare con il loro popolo.

M. Siranush Quaranta

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