Il Consiglio comunale del 2 febbraio scorso, chiamato a varare il bilancio di previsione 2026, ha dovuto adottare, in via preliminare, una serie di provvedimenti di supporto allo strumento economico-finanziario tra cui anche il programma delle valorizzazioni immobiliari. La relativa delibera n.5/2026 presenta il seguente titolo: Piano di alienazioni e delle valorizzazioni per il triennio 2025/2027 ai sensi dell’art.58 legge 133/2008 di conversione del D.L. n.112/2008, successivamente integrato dall’art. 33, comma 6, del D.L. 98/2011 convertito nella L. n.111/2011 a sua volta modificato dall’art.27 della L. n.214/2011. Approvazione.
Ma già da una superficiale lettura di quell’atto in pubblicazione all’albo pretorio, si è avuta la sensazione che fosse solo una bozza, pro forma, di delibera, essendo zeppa di omissioni e di richiami a dati privi di rintraccio e, per quel che più conta, non ufficializza neppure il numero di consiglieri presenti alla discussione di quell’argomento, né il risultato della votazione registratosi in aula: numero dei voti di assenso e di quelli contrari e astenuti. Ed è stato proprio questa avvisaglia che ha indotto ad approfondire in maniera puntuale quella ipotesi di provvedimento decisionale che, peraltro, conclude con una dichiarazione di voto circa un processo di rinuncia di diritti reali di spettanza comunale “secondo l’allegato elenco sub A”. Un dispositivo, quello che si legge in quello strambo atto, che rinvia al contenuto di una scheda, cosiddetta -Allegato sub A-, dopo un ampio preambolo che enuncia il contesto legislativo che consente, in pratica, ai Comuni di alienare o rendere redditizi i beni immobili di proprietà, non più strumentali all’esercizio dei compiti istituzionali propri. Per dirla tutta, un dispositivo normativo che dà modo anche di intervenire con una modifica di variante allo strumento urbanistico limitatamente alla destinazione dei beni inseriti nel piano di valorizzazione, come, appunto, accaduto per la vendita del Carcere e del Macello pubblico.
La scheda di cui si fa cenno, che, stranamente, non contiene nessun elenco di immobili comunali da alienare e/o valorizzare, segnala, invece, la prosecuzione, ancora per gli anni 2026/2028, dell’azione di rinuncia del Comune, dietro compenso, a favore dei proprietari delle abitazioni in zona PEEP (edilizia Popolare), del diritto di proprietà dei suoli su cui, in origine, si ebbe a costituire un diritto di superficie, necessario per la edificazione edilizia privata sovvenzionata.
Ed, infatti, sempre nella premessa di questa impropria pubblicazione in albo pretorio, si fa espresso rinvio al precedente programma di valorizzazione immobiliare afferente agli anni 2025/2027, adottato con Delibera di Consiglio n. 48 del 23.12.2024. Tuttavia si richiama, nello specifico della materia, una recentissima Deliberazione di Giunta di cui viene omessa qualsiasi indicazione identificativa, tranne il mese dell’adozione, dicembre 2025, che attesta, comunque, la sussistenza di “un elenco dei beni suscettibili di alienazione e/o valorizzazione, appositamente aggiornato per la remissione al Consiglio Comunale, competente in subiecta materia, ai sensi dell’art.42, comma2, lett.l) del D.Lgs. 18 agosto 2000, n.267”.
Perciò, a fronte di tanta illogicità tecnico-amministrativa, non si può avere certezza che nell’adunanza consiliare del 2 febbraio scorso i consiglieri convenuti abbiano effettivamente preso atto, come riferito dal testo di quel verbale maldestramente pubblicato, della richiamata Deliberazione di Giunta n. xx del xx. 12.2025, né che il contenuto della stessa sia stata oggetto di discussione ed esame in sede di Commissione permanente consiliare in data xx, come detto sempre in quell’assurdo scritto.
Non si è mancato però, sia pur con difficoltà, dato i tanti omissis di quella pubblicazione inattendibile, di recuperare la Deliberazione di Giunta, di cui si fa dicitura di presa d’atto da parte del Consiglio. Trattasi della Delibera n.228 del 12 dicembre 2025, che riporta come titolo lo stesso della deliberazione consiliare in contestazione, appunto la n.5 del 2.02.2026, per cui si è in grado di dare notizia dell’intento politico che il dott. Sollecito, con il suo gruppo di Assessori al completo, ha formalizzato riguardo alla sorte di alcuni dei beni immobili comunali non più strumentali per i servizi alla comunità cittadina.
E così si esplicitano, di seguito, i propositi che la Giunta ha evidenziato riguardo ad alcuni beni immobili, alla luce di una relazione istruttoria della Direzione del 1° Settore che ha la competenza della gestione solo di parte della patrimonialità comunale.
In sintesi la Giunta, il 12 dicembre 2025, ha deliberato di:
-procedere all’alienazione del compendio immobiliare ubicato in via Torre del Ciuccio n.1 (Fgl. 2, Part. 1541, sub da 1 a 13 già mappale n.682).
Trattasi dell’ex struttura destinata a mercato ortofrutticolo all’ingrosso nella Zona già “AS” del Piano Regolatore, trasformata e riconvertita, mediante una variante urbanistica all’inizio del mandato del Prof. Natalicchio, a sede operativa della Cooperativa sociale Anthropos.
La Direzione Comunale “Patrimonio” ha appena convenuto con la Cooperativa medesima di rettificare il rapporto in essere mediante una corretta convenzione, in scadenza il 30.11.35, al posto dell’originario contratto di locazione del tutto inappropriato, e ne ha rideterminato anche il compenso dovuto per l’utilizzo del bene con lo scomputo, in parte, delle spese per i lavori di manutenzione straordinaria necessari alla fabbrica. Si vede che la trattativa per portare a correzione il rapporto di utilizzo dell’immobile, bene comunale indisponibile, ha lasciato intravedere la possibilità di alienarlo alla Cooperativa stessa che, comunque, ha diritto a detenerlo fino a novembre 2035; da qui l’inserimento nell’elenco degli immobili dichiarati non servibili per l’Amministrazione per poterne consentire la vendita.
–procedere alla valorizzazione del cespite immobiliare Scuola materna San Tommaso ubicato in via Giuseppe Mazzini, n.27 (Flg.3. Part. N.876) di prossima dismissione.
Dunque, con l’attivazione della nuova scuola d’infanzia e asilo nido nel quartiere Immacolata (nuova Zona 167) la Giunta ha deciso che lo storico Asilo S. Tommaso andrà a chiudersi. Per cui i relativi locali, sottostanti ormai a un edificio di abitazioni private, non ritenendoli più utili al Comune andrebbero messi in vendita, una volta acquisita la valutazione del valore immobiliare degli stessi da parte dell’Agenzia dell’Entrate. E’ da augurarsi che diversamente da quanto accaduto con la dismissione della Scuola Materna di Via Fossato “Giuseppina Pansini” e la conseguente sua demolizione per ricavare un parcheggio pubblico, la vendita di quegli ampi spazi con giardino di pertinenza passi per il tramite di una attenta disamina e conseguente decisione del Consiglio Comunale, secondo quanto previsto dall’art. 42 del D.Lgs. n.267/2000.
–procedere alla valorizzazione del complesso immobiliare di Villa Spada, ubicato in via Agostino Gioia, n.131 (Flg. 3, Part. N.1157, sub 8), attualmente in concessione a Green Lounge s.r.l. che va in scadenza il 29.07.2027.
Evidentemente i decisori politici sono orientati a mettere in piedi in tempo utile un bando per il rinnovo della concessione con l’attivazione di un servizio di accoglienza e ristoro di maggiore qualità.
-procedere al rinnovo della Concessione del complesso immobiliare “Case di San Giuseppe”, ubicato in Piazza Vittorio Emanuele II, nn. 17-20 (Fgl. 3, Part. 773, sub 14-17), in Corso Amedeo d’Aosta, nn. 2-4 (Fgl. 3, Part. 773, sub 18), in Corso Amedeo d’Aosta, n.6 (Fgl. N.3, Part. 773, sub 39-43), di proprietà della Città Metropolitana di Bari e di cui il Comune è usuario, giusta Atto definitivo di transazione del 21.03.2007, stipulato fra il Comune di Giovinazzo e la Provincia di Bari (ora Città Metropolitana), Concessione in scadenza il 20.02.2026.
Sono questi i locali costituenti il corpo edilizio di accosto all’ex complesso monastico dei domenicani funzionalizzato, sin dagli inizi dell’‘800 a Collegio per ragazzi, con il titolo dell’IPAB di “Istituto Vittorio Emanuele II”, che con la sua cessazione nel 2004, in forza di un accordo politico, furono lasciati in uso al Comune da parte della Provincia che divenne proprietaria dell’intera isola monastica, ad esclusione della chiesa di San Domenico, riconosciuta Ente Parrocchia e, al tempo stesso, proprietario dell’edificio di culto.
Trovo impressionante che questa partita la si voglia considerare risolutiva nel quadro normativo che si invoca in entrambi gli atti del Consiglio e della Giunta e richiamati espressamente nei titoli di entrambe le delibere di cui si discute. E ciò sia perché questi locali non sono di proprietà comunale e, tanto meno, servono al Comune per lo svolgimento di funzioni proprie d’istituto. Peraltro, il Comune, che li detiene gratuitamente, li dà in locazione a terzi per essere impiegati tanto ad attività commerciali che a punti di ritrovo di tipo ricreativo e sportivo e come sede di associazioni socio-culturali.
Sussiste ancora l’interesse dell’Amministrazione comunale a prendere in concessione immobili di proprietà indisponibile dell’Ente metropolitano per poi affittarli a terzi? Senza dire che i contratti di locazione finora stipulati hanno comportato per il Comune anche incidenze vertenziali, senza dire che, in qualche caso, si è ingenerato, perfino, un indicibile scontro politico tra esponenti di partiti di rilievo, in seno all’Assise civica
Insomma il Comune non credo possa agire a mo’ di agente immobiliare. E’ bene che detta particolare richiesta di rinnovo del possesso di detti locali da parte del Comune, non per uso proprio ma per locarli a terzi, sia approfondita attentamente dal Consiglio Comunale che della questione non è stato mai interessato, per giunta neppure per la controversa decisione di dismettere l’IPAB, quando al governo della città era il prof. Natalicchio.
A parte queste considerazioni, mi pare, infine, incomprensibile che il dott. Sollecito, nel formulare il programma di utilizzazione e valorizzazione dei beni immobili comunali, cui si è fatto cenno appena sopra, non si sia peritato, giammai, di approntare prospettazioni vantaggiose da rimettere al vaglio e all’approvazione dell’Assise comunale riguardo a strutture di una certa rilevanza e qualificazione nell’interesse generale.
Ne segnalo alcune di tali situazioni.
-Gestione come RSA della erigenda Casa di Riposo “S. Francesco”, o meglio Centro di integrazione sociale polifunzionale per anziani.
Su pressione di operatori del settore, nonostante la costruzione non sia stata ultimata, si è dato avvio a una procedura concorsuale, sia pure a livello di manifestazione d’interesse, per concedere a terzi il Servizio di RSA mediante la concessione della nuova infrastruttura con il sistema del project financing. Per una tale risoluzione concessionale non si è per niente investita l’Assise civica. Eppure ogni decisione circa il modello gestionale da preferirsi per la conduzione della RSA comunale come anche qualsiasi procedimento concessionale servizi e di beni del patrimonio comunale indisponibile a un operatore esterno è di competenza esclusiva del Consiglio Comunale, a norma dell’art. 42 del D.Lgs. n.267/2000. Se viene ritenuto competente il Consiglio per il rinnovo della concessione di locali in ambito del complesso Villa Spada quanto più dovrebbe esserlo per l’assunzione della decisione di esternalizzare l’attività di RSA per l’ospizio di anziani e, comunque, fare la scelta, in termini di sistema di concessione dell’immobile, ricorrendo al modello del project financing?
–Definizione della proprietà dell’edificio in costruzione di via Diomede Illuzzi, destinato a funzionare come Casa di Comunità da parte della Direzione ASL di Bari.
E’ noto ormai che la costruzione dello nuovo fabbricato, eretto a seguito della demolizione dell’incompiuto Centro Civico, non solo è difforme strutturalmente e funzionalmente dall’originaria proposta progettuale ma non è, neppure, in linea con le intese e le condizioni legali contenute nell’atto protocollare, stipulato tra Comune e ASL, in data 20 luglio 2016, alla presenza del Presidente della Regione; accordo riportato integralmente nel rogito del notaio, dott.ssa Anna Maria Ferrucci, in Giovinazzo del 29.01.2018, prot. N. 1147/2018. Di fatto la realizzazione dell’impianto edilizio non è rispondente alla decisione assunta dal Consiglio Comunale con la contestatissima Delibera n.22/2017 del 10 maggio 2017 che, senza l’esame preliminare della competente Commissione permanente, ebbe ad approvare, nei confronti dell’ASL, la costituzione della proprietà superficiaria dell’immobile esistente e il diritto di superficie sull’area circostante. Inosservanze rilevanti che inducono necessariamente a riformulare l’accordo con l’ASL, una volta che il Consiglio comunale si sarà espresso, tanto sul riconoscimento in capo al Comune della titolarità del nuovo edificio, quanto sui termini e le condizioni e la scadenza stessa della concessione dello stesso all’ASL come Casa di Comunità. E’ anche il caso qui di ribadire che la costruzione ex novo dell’intero complesso, costata poco meno di ben 7,5 milioni di Euro, è stata interamente finanziata col contributo regionale P.O. FESR 2014-2020 (€ 5.600.000,00) e dai fondi del PNRR (€ 1.900.000,00). E per la realizzazione dell’opera ha visto pure il concorso finanziario del Comune che, all’epoca della stipula del rogito notarile nel gennaio 2018, ebbe a rinunciare ad introitare gli esosi oneri di urbanizzazione e lo stesso contributo di costruzione, dovuti dall’ASL, a norma dell’art. 16 del D.Lgs. n.380/2001, oltre a sobbarcarsi a tutte le spese notarili per le prestazioni professionali della dott.ssa Ferrucci.
-Proroga comodato d’uso gratuito del piano superiore dell’ex Palazzo dei Governatori alla Associazione “La Plancia Piena”.
La decisione di prorogare l’utilizzo gratuito di detto spazio, a conclusione del Progetto “Luoghi Comuni” da parte dell’APS, beneficiaria del contributo regionale, è il modo più efficace per valorizzare l’edificio storico, anche se fuori dal quadro normativo richiamato nelle Delibere di cui si discute? Se tal è, anche per una tale decisione non può escludersi una appropriata decisione del Consiglio Comunale, sempre a norma dell’art. 42 del D.Lgs. n.267/2000.
-Inservibilità della ciclostazione, dedicata a Franco Ballerini, edificata in piazza P. Michele Stallone.
La gestione di detta struttura, costata € 240.000,00, mediante concessione a terzi, ha trovato insormontabili ostacoli. E’ rimasta, quindi, sempre chiusa sin dalla consegna da parte della impresa costruttrice SO. GE. AP. s.r.l, a settembre 2020.
E’ troppo presto per dichiararne l’inservibilità da parte del Consiglio Comunale e, quindi, decidere di alienarla? Forse è più opportuno e conveniente politicamente attendere che diventi un rudere per assumere una qualsiasi decisione sulla sorte di quella inutile opera pubblica?
Giuseppe Maldarella



















