
Panos Terlemezian, ritratto di Hrand Nazariantz, oggi perduto
Oggi, 8 gennaio, celebriamo la nascita di Hrand Nazariantz, figura fondamentale del Novecento letterario che scelse la Puglia come sua patria d’elezione. Sulla sua venuta al mondo aleggia un mistero alimentato dallo stesso poeta: nacque nel 1880, nel 1877 o nel 1886? A seconda dell’interlocutore o dell’opportunità, Nazariantz amava giocare con la propria età, lasciando ai posteri l’enigma di un’identità fluida come la sua poesia. Resta il fatto che in questo giorno nacque a Üsküdar, quartiere di Costantinopoli sul Bosforo.
Prima di approdare sulle coste adriatiche, la sua vita fu un turbine di peregrinazioni. Da Costantinopoli si mosse verso l’Europa colta. Dopo i primi anni di studio presso il Collegio Berberian della città natale, alterne vicende familiari lo portarono a completare il liceo in Inghilterra, e l’Università alla Sorbona di Parigi, quindi periodicamente fu in Svizzera, terra di esuli politici e di intellettualità raminga. Queste furono le tappe fondamentali anche per la sua formazione simbolista e per la sperimentazione letteraria. Nonostante un breve ritorno in patria, l’ostilità ideologica della comunità armena locale lo costrinse all’esilio definitivo nel 1913, e questo gli fece salva la vita sottraendolo al genocidio imminente. Giunse a Bari con la prima moglie, Maddalena de Cosmis, iniziando un legame indissolubile con la nostra Terra di Bari che durerà fino alla morte.
Nazariantz non fu solo un intellettuale da salotto, ma un instancabile attivista. Candidato al Premio Nobel per la Letteratura nel 1953, fu pioniere dell’informazione a Radio Bari e all’EIAR, mantenendo vivi i contatti con l’élite culturale europea e la diaspora armena.
Il suo capolavoro umano resta però la fondazione del villaggio Nor Arax a Bari: un rifugio concreto per i profughi scampati al Genocidio del 1915. Qui, il poeta trasformò il dolore tentativi di protezione per i rifugiati armeni. Non potè fare tutto da solo e nonostante gli aiuti sinceri di molti, intellettuali e facoltosi esponenti di spicco della città, altri cercarono di approfittarsi del suo animo puro e finanche di sfruttare gli armeni che egli aveva fatto arrivare a Bari.
Dopo decenni di permanenza in città, anche attenzionato speciale dai servizi di sicurezza interni dello stato, sul finire degli anni ’50, morta anche la fedele compagnia di vita donna Vittoria Strazzaboschi a casa della quale aveva vissuto per molti anni a Bari, trovò alloggio a Conversano, prima nel “reparto vecchi” dell’Ospedale Civile e poi accudito dai giovani dell’Università Popolare, che vedevano in lui un maestro di pensiero e libertà. L’ultimo capitolo della sua esistenza si scrisse a Casamassima, dove visse un anno e mezzo circa seppure in continue ristrettezze economiche accanto a Maria Lucarelli, “infermiera per amor dell’arte” come l’avrebbe potuta definire Carmelo Bene, poi moglie morganatica. Hrand Nazariantz si è spento il 25 gennaio 1962 al Policlinico di Bari.
Oggi lo ricordiamo non solo come il grande lirico de I Sogni Crocifissi, del Grande Canto della Cosmica Tragedia, o Vahakh e lo Specchio ma come l’uomo che, avendo perso una patria, ne costruì una nuova per sé e per i suoi fratelli nel cuore della Puglia.
Carlo Coppola









