
Il sito archeologico di Zvartnots
Pur essendo una delle Nazioni più antiche del mondo, l’Armenia contemporanea occupa un piccolo territorio incastonato tra le maestose montagne del Caucaso meridionale. La serie di vicissitudini storiche che questo popolo ha attraversato è davvero straordinaria, eppure gli armeni hanno saputo preservare con tenacia la propria cultura, religione, lingua e identità nazionale. Per molti, questo popolo è interessante perché gli armeni furono i primi a dichiararsi ufficialmente cristiani nel 301 d.C., sotto la guida di San Gregorio l’Illuminatore e del re Tiridate III. Per altri, la ragione dell’interesse risiede nella capacità di sopravvivere al genocidio perpetrato dal governo dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1919.
La società armena è tradizionalmente molto aperta ma allo stesso tempo profondamente conservatrice, caratterizzata da un invincibile desiderio di mantenere viva la propria identità, anche quando costretta all’esilio. La diaspora armena rappresenta una comunità forte e solidale, dispersa in tutto il mondo ma unita da una nostalgia sorprendente per la madrepatria.
Il nome “Armenia” deriva dalla traduzione occidentale di “Hajk“, che suona in armeno come “Hayastan” dopo l’aggiunta del suffisso iranico “stan” (terra) durante il medioevo. Secondo la leggenda, il nome del paese deriva dal condottiero Hajq che, nel 2492 a.C., vinse in battaglia il re assiro Bela e fondò il primo stato armeno. Questo anno è considerato il primo nel calendario tradizionale armeno.

La bandiera nazionale armena
La bandiera nazionale armena consiste di tre bande orizzontali di uguali dimensioni con i colori rosso, blu e arancione dall’alto verso il basso. Questo tricolore, chiamato in armeno “Yeřaguyn“, ha una storia travagliata che riflette le vicissitudini del popolo armeno. La versione moderna è stata adottata il 24 agosto 1990, poco prima dell’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, rappresentando un ritorno alla bandiera storica della Prima Repubblica d’Armenia del 1918-1920.
Il significato dei colori è profondo e stratificato. Il rosso simboleggia il sangue versato dagli armeni nella difesa della propria nazione e della fede cristiana, rappresentando anche l’altopiano armeno e la continua lotta per la sopravvivenza e l’indipendenza. Il blu rappresenta il desiderio del popolo armeno di vivere in pace sotto un cielo sereno e tranquillo. L’arancione, spesso chiamato “albicocca”, simboleggia la terra fertile dell’Armenia, il talento creativo e la natura laboriosa del popolo armeno. Il colore giallo originale fu sostituito dall’arancione per garantire una maggiore armonia cromatica, come suggerito dal filologo S. Malkhasyants durante un’assemblea nazionale.
Durante il periodo sovietico, l’Armenia utilizzò bandiere diverse con simboli comunisti. Dal 1952 al 1990, la bandiera sovietica armena consisteva in tre strisce orizzontali rosse e blu. Con il crollo dell’Unione Sovietica, il ritorno al tricolore storico rappresentò un atto di riaffermazione dell’identità nazionale e della continuità storica. Il 15 giugno è celebrato come il Giorno della Bandiera Nazionale in Armenia, una ricorrenza che celebra l’orgoglio nazionale e l’unità del popolo armeno, sia nel paese che nella diaspora.

Lo stemma nazionale dell’Armenia
Lo stemma nazionale dell’Armenia, adottato il 19 aprile 1992, è un simbolo ricco e complesso che racchiude simboli di stori. Raffigura un’aquila e un leone dorati che sostengono uno scudo centrale diviso in cinque parti, ciascuno rappresentante un aspetto fondamentale dell’identità armena. Al centro campeggia il Monte Ararat con l’Arca di Noè, simbolo iconico dell’Armenia nonostante il monte si trovi oggi in territorio turco. I quattro quadranti rappresentano le dinastie reali storiche che hanno governato l’Armenia nel corso della sua storia millenaria: Bagratuni ( IX-XI secolo, il leone con una croce), Artsakh (aquila a due teste), Arsacide (aquila come autorità reale) e Rubenide (XII-XIV secolo, un leone e una croce). Sotto lo scudo si trovano una spada, una catena spezzata, una spiga di grano e una piuma, simboli rispettivamente della lotta per la libertà, della liberazione dalla tirannia, del duro lavoro del popolo e del ricco patrimonio culturale e letterario.

Il khachkar presente sul lungomare di Bari
Un altro simbolo fondamentale è il khachkar (“croce di pietra“), cippo funerario caratterizzato da una croce con rosone. Apparsi nel IV secolo, questi monumenti rappresentano l’identità cristiana armena. Il più antico khachkar esistente risale all’879 e si trova a Garni. L’arte raggiunse il suo apice tra il XII e XIV secolo, con decorazioni complesse che intrecciano elementi geometrici e vegetali. Si stima esistano circa 40.000 khachkar storici in Armenia, con la collezione più vasta a Noratus, vicino al lago Sevan. Nel 2010 l’UNESCO ha inserito la scultura dei khachkar nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità. L’ Arewaxač, o croce solare, è un simbolo antico di eternità che compare frequentemente sui khachkar e sui monumenti armeni, collegando la tradizione cristiana con elementi paleocristiani.
L’inno nazionale “Mer Hayrenik” (La nostra patria), scritto dal poeta Mikael Nalbandian su musica di Parsegh Ganatchian, esprime l’amore per la patria e la volontà di sacrificio. Adottato il 1° luglio 1991, riprende la musica dell’inno della Prima Repubblica con un testo che parla di libertà e indipendenza. Quest’anno è stata riscritta l’ultima strofa in seguito alle modifiche alla legge sull’inno nazionale.
Tutti questi simboli rappresentano molto più che semplici elementi visivi o artistici. Sono testimonianze viventi di una nazione che, nonostante le innumerevoli difficoltà, ha mantenuto intatta la propria identità attraverso i millenni, dimostrando una resilienza straordinaria e un legame indissolubile con la propria terra, la propria fede e la propria cultura.
M. Siranush Quaranta









