Sul lungomare di Santo Spirito il 13 settembre torna “Il Castello di Argiro“, rievocazione storica giunta alla Vᶺ edizione, che riporta in vita un episodio poco noto ma affascinante della Bari medievale: l’assedio di Giovinazzo del 1042. Cuore della manifestazione è la parte narrativa “La battaglia contro Giovinazzo: scene di vita medievale“, regia di Caterina Firinu, elaborata dalla prima versione dello script di A. Pulice e A. Musitano e ispirata agli eventi che, quasi mille anni fa, legarono Santo Spirito, Bari e Giovinazzo.

Piantina che colloca esattamente il Castello di Argiro
Il filo conduttore della rievocazione è il Castello di Argiro, l’antica torre difensiva sul molo di ponente del borgo marinaro. Nota in origine come Castello Saraceno per la sua funzione di avvistamento contro le incursioni arabe dell’VIII-IX secolo, mutò nome quando Argiro, figlio del ribelle Melo da Bari, la scelse come avamposto militare per muovere l’assedio a Giovinazzo, allora sotto controllo bizantino. Alleatosi con i Normanni, Argiro espugnò la città nel 1042, in uno degli episodi che segnarono lo scontro tra Bisanzio e la nuova forza normanna nel Mezzogiorno.
La figura di Argiro resta tra le più singolari della storia pugliese medievale. Nato a Bari a cavallo tra X e XI secolo, fu catturato ancora giovanissimo nel 1011, dopo la sconfitta della rivolta paterna, e deportato a Costantinopoli insieme alla madre Maralda. Alla corte imperiale crebbe, apprese il greco e si formò negli ambienti di Bisanzio, prima di tornare a Bari nel 1029 per ricostruire il prestigio politico della famiglia. Divenne poi duca e principe d’Italia, quindi catapano bizantino tra il 1050 e il 1058, muovendosi tra fedeltà imperiale e alleanze normanne.
Proprio il lungo soggiorno costantinopolitano alimenta una delle ipotesi più suggestive sulle sue origini: alcuni studiosi hanno collegato il nome “Argiro” alla nobile famiglia bizantina degli Argiri, di probabile ascendenza armena, ipotizzando un appellativo assunto a corte più che un nome di nascita. Un’origine orientale che, secondo alcuni storici, riguarderebbe anche il padre Melo: il suo nome, reso dalle fonti bizantine come Meles o Meli, è ricondotto da parte della critica all’armeno Mleh, e collegato all’area armeno-caucasica o all’antroponimia bizantino-orientale, pur essendo ormai diffuso anche tra i longobardi di Puglia. Non è un’ipotesi isolata: la Puglia bizantina ospitava comunità di soldati, mercanti, alti funzionari e nobili armeni inviati da Costantinopoli.

Locandina della rievocazione storica
La rievocazione storica del 13 settembre attraverserà il lungomare di Santo Spirito fino all’area del molo di ponente, dove un tempo sorgeva la fortezza, mettendo in scena i momenti salienti della preparazione bellica, la ristrutturazione della torre e le strategie militari di Argiro. L’evento è reso possibile grazie alla presenza dei Figuranti di San Nicola Aps, dell’Associazione marinai S. Spirito, del Brundisium Historica di Brindisi, dei Timpanisti Nikolaus Barium, di UPENDI coop. Sociale di Gravina di Puglia e alla collaborazione del Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia in Bari, Edizione dopo edizione, la manifestazione restituisce così la memoria di un microcosmo di vicende che racconta, su scala locale, le grandi tensioni tra Oriente bizantino e Occidente normanno destinate a ridisegnare, nel corso dell’XI secolo, la mappa politica del Mezzogiorno d’Italia.
M. Siranush Quaranta









