A Milano la scuola cambia volto: il modello finlandese entra in classe

Dimenticare, almeno per qualche ora, la tradizionale sequenza di materie, campanelle e lezioni frontali. A Milano la scuola prova a cambiare ritmo e organizzazione, guardando a Nord, verso la Finlandia.

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A partire dall’anno scolastico 2026-27, l’Istituto Comprensivo Simona Giorgi sperimenterà il Modello Organizzativo Finlandese (MOF). Saranno sei le classi coinvolte nella prima fase: quattro della scuola secondaria di primo grado e due della primaria. L’istituto è la prima scuola pubblica milanese a intraprendere questa sperimentazione. Non si tratta semplicemente di importare in Italia la scuola finlandese, ma piuttosto di adattare alcuni principi dell’esperienza nordica alla nostra realtà scolastica. Anche l’Università degli Studi di Milano-Bicocca sottolinea che parlare di un vero e proprio “metodo finlandese” è riduttivo: si parla più propriamente di un approccio didattico e organizzativo ispirato alle trasformazioni che hanno interessato il sistema educativo finlandese.
La rivoluzione parte dall’orario
Una delle novità più evidenti riguarda l’organizzazione delle lezioni: nel modello sperimentato alla Giorgi si punta a ridurre la frammentazione della giornata scolastica; infatti, invece di passare continuamente da una materia all’altra, gli studenti possono concentrarsi per periodi più lunghi su una determinata area disciplinare, evitando che l’attenzione venga continuamente interrotta dal cambio di materia e permettere agli studenti di immergersi maggiormente nell’attività proposta. Anche la lezione frontale viene ridimensionata: secondo quanto spiegato dalla dirigente scolastica Anna Polliani, l’impostazione prevede brevi momenti di spiegazione dell’insegnante, seguiti da attività differenti: lavoro di gruppo, cooperative learning, discussione, laboratori e attività di ricerca. I banchi saranno organizzati a isole o disposti a ferro di cavallo, mentre alcune attività potranno svolgersi anche fuori dall’aula, trasformando lo spazio scolastico in luogo di partecipazione attiva, collaborazione e creazione di conoscenze.
Meno compiti a casa: il lavoro si concentra a scuola
Un altro elemento destinato a far discutere è la forte riduzione dello studio domestico: la filosofia alla base della sperimentazione è che una parte consistente dell’apprendimento debba avvenire a scuola. Gli studenti vengono quindi chiamati a lavorare maggiormente in classe attraverso esercitazioni e laboratori.
Non significa necessariamente che ogni compito a casa viene abolito, ma piuttosto si mira a ridurre significativamente la quantità, spostando il baricentro dell’apprendimento da casa a scuola. Per la dirigente della Giorgi, tale approccio dovrebbe favorire anche una maggiore autonomia degli studenti e una più intensa collaborazione tra compagni.
Ma cosa prevede davvero il modello finlandese?
Il sistema educativo finlandese non consiste semplicemente in una scuola “senza compiti”, “senza voti” o con lezioni brevi; tali rappresentazioni sono spesso semplificate. Il vero elemento innovativo del modello finlandese è un insieme coerente di principi che riguarda curriculum, formazione degli insegnanti, autonomia delle scuole, valutazione e rapporto tra apprendimento e benessere. La Finlandia dispone di un curriculum nazionale di riferimento che stabilisce obiettivi e principi comuni. Al contempo, però, vanta un equilibrio tra una cornice nazionale condivisa e una significativa autonomia pedagogica locale, supportato dalla fiducia nei docenti, ai quali è garantita autonomia nello stabilire strategie didattiche e modalità di valutazione.
La Finlandia presenta una bassa incidenza della bocciatura: nei dati PISA 2022, appena il 3% degli studenti dichiarava di aver ripetuto almeno una classe dopo l’ingresso nella scuola primaria, contro una media OCSE del 9%. Nel modello finlandese apprendimento e benessere sono strettamente collegati: infatti, risulta centrale l’idea che un ragazzo che si sente accolto, sicuro e coinvolto abbia maggiori possibilità di sviluppare motivazione e capacità di apprendimento; non a caso la sperimentazione milanese mette l’empatia e il benessere dello studente al centro. In quest’ottica, dunque, la scuola non dovrebbe occuparsi soltanto di trasmettere informazioni, ma anche di far sviluppare competenze sociali, relazionali e personali.
Gli studenti, difatti, non sono chiamati soltanto ad ascoltare individualmente l’insegnante, ma anche a confrontarsi, discutere e risolvere problemi insieme; si tratta di una concezione dell’apprendimento che guarda alla capacità di utilizzare le conoscenze. Per questo nelle classi ispirate al modello finlandese possono trovare spazio attività interdisciplinari, progetti, laboratori, discussioni e problemi da affrontare collettivamente.
Per anni i risultati ottenuti dagli studenti finlandesi nelle indagini internazionali hanno attirato l’attenzione di ricercatori e governi: i dati OECD più recenti mostrano che gli studenti finlandesi hanno meno ore annue di istruzione obbligatoria rispetto alla media OECD: 660 ore nella primaria contro 804 della media OECD e 817 nella secondaria di primo grado contro 909. Tale dato aiuta a comprendere un principio fondamentale: più ore non significa automaticamente maggiore apprendimento. Tuttavia, il successo internazionale della Finlandia non deve trasformarsi in un mito. Il sistema finlandese, infatti, ha affrontato negli ultimi anni diverse difficoltà. I risultati PISA del Paese, pur rimanendo importanti, sono diminuiti. Nel 2022, inoltre, l’OECD segnalava carenze di personale docente in una parte significativa delle scuole finlandesi. Anche sul piano economico e professionale esistono elementi meno celebrati: secondo i dati OECD, nel 2024 gli stipendi reali degli insegnanti della primaria finlandese erano diminuiti del 5,1% rispetto al 2015.
Nell’Istituto Giorgi di Milano circa cinquanta docenti sono stati formati nell’ambito del percorso che favorisce l’introduzione del nuovo modello; le prime sei classi rappresenteranno quindi un laboratorio in cui si osserverà che cosa accade quando cambiano contemporaneamente tempi, spazi e modalità di insegnamento.
La domanda non è soltanto se gli studenti impareranno di più; la vera sfida, infatti, non è importare la Finlandia a Milano, ma comprendere quali idee della scuola finlandese possono migliorare la realtà italiana, adattandole alle caratteristiche ed esigenze degli studenti, degli insegnanti e del territorio.
Maria Elide Lovero
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