«La riforma vale quanto cambia la vita delle persone»: intervista di Carlo Coppola al Ministro Arsen Torosyan

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Negli scorsi giorni abbiamo avuto la possibilità di formulare un’intervista a S. E. il Ministro del Lavoro e degli Affari Sociali della Repubblica d’Armenia, Arsen Torosyan, dalla cui alta figura ci siamo occupati anche in passato. L’occasione è stata propizia per il suo alto valore formativo, utile a comprendere ulteriormente in che direzione si muova l’Armenia contemporanea. Il colloquio è stato facilitato dalla preziosa collaborazione del Segretario Addetto Stampa dott. Nver Kostanyan. Dalla disobbedienza civile pre-2018 alla guida del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, passando per la pandemia e la guerra dei 44 giorni, il Ministro ha ripercorso con noi un decennio di riforme e ha tracciato la nuova rotta della protezione sociale armena.

D. Signor Ministro, il Suo impegno pubblico è iniziato ben prima della Rivoluzione di Velluto (2018), attraverso movimenti di partecipazione civica e iniziative di disobbedienza civile non violenta; in seguito Lei ha assunto incarichi di crescente responsabilità. Guardando oggi a questo percorso, quali principi guida sono rimasti invariati e quali, al contrario, l’esperienza nella pubblica amministrazione L’ha indotta a rivedere o adattare, tenendo conto delle complessità della governance pubblica?

R. Ministro Torosyan

Nelle diverse fasi della mia attività civico-politica, gli ambiti di responsabilità sono cambiati a seconda dell’incarico ricoperto, ma non sono mai cambiati i valori fondamentali che mi hanno guidato. Come anni fa, anche oggi sono convinto che la pubblica amministrazione sia efficace quando il potere non si limita a prendere decisioni, ma resta aperto a «vedere» i problemi esistenti, ad ascoltare i cittadini, ad accogliere la critica costruttiva ed è pronto a rivedere e perfezionare continuamente il proprio operato. L’esperienza di questi anni mi ha convinto più che mai che il valore reale di una riforma non si misura dal numero di atti legislativi o programmi adottati, bensì dal cambiamento concreto che essa produce nella vita delle persone.

Nell’ambito del lavoro e della protezione sociale questa responsabilità è ancora maggiore, perché dietro ogni decisione si trovano molto spesso persone che vivono situazioni di vita difficili: bambini, persone con disabilità o esponenti della generazione più anziana. Di conseguenza, il nostro ambito di responsabilità non può limitarsi a rispondere ai problemi esistenti, ma deve anche creare le condizioni che consentano alle persone di svilupparsi, di lavorare, di realizzare pienamente il proprio potenziale e di diventare autonome.

D. Come Ministro della Sanità Lei si è dovuto confrontare simultaneamente con due crisi senza precedenti: la pandemia di Covid-19 e le conseguenze sanitarie della guerra del 2020. A Suo avviso, quale lezione istituzionale ha offerto quell’esperienza e quale, tra le decisioni prese in quel periodo, considera ancora oggi il Suo contributo più significativo allo sviluppo del sistema sanitario?

R. Ministro Torosyan

Quel periodo è stato senza dubbio una delle fasi più complesse della mia attività. La pandemia di Covid-19 e la guerra del 2020 erano crisi di natura del tutto diversa, ma entrambe richiedevano una risposta rapida e la massima assunzione di responsabilità: si può dire che in quel periodo lo Stato, e in particolare il sistema sanitario, combattesse su due, se non addirittura tre fronti. Se parliamo del lavoro svolto, è difficile isolare una singola decisione, perché in condizioni di crisi ogni passo è interconnesso e mira a salvare rapidamente il maggior numero possibile di vite. Tuttavia, in quel periodo ha assunto un’importanza particolare la rapida mobilitazione del sistema sanitario: sono state ampliate le capacità delle strutture ospedaliere, è stata effettuata una redistribuzione operativa del personale medico e delle risorse materiali e tecniche, ed è stata garantita l’accessibilità continua dei servizi sanitari per i cittadini — il tutto sullo sfondo della persistenza di tutte le altre patologie, perché non potevamo dire a nessun cittadino che non potevamo curare il suo infarto solo perché stavamo curando un paziente Covid o un soldato ferito. Questi passi non solo hanno permesso di superare le sfide di quel periodo, ma hanno anche gettato le basi per rafforzare la resilienza a lungo termine del sistema sanitario.

Guardando oggi a quel periodo, posso affermare con sicurezza che l’Armenia è stata uno dei Paesi che ha affrontato meglio la pandemia da coronavirus, sebbene le numerose critiche mosse contro di noi in quel periodo lasciassero presagire tutt’altro. In quell’anno, nel settore sanitario, è stato introdotto il sistema di assicurazione sanitaria universale, che rappresenta una delle riforme più fondamentali nella storia della Terza Repubblica d’Armenia — se non la più fondamentale in assoluto — e sono lieto di aver dato il mio modesto contributo alla progettazione e alla promozione di questo sistema.

D. Da gennaio a giugno 2021 Lei ha ricoperto la carica di Capo di Gabinetto del Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, in uno dei periodi più delicati della storia recente del Paese, immediatamente dopo la guerra dei 44 giorni. Quell’esperienza ha plasmato il Suo approccio alla definizione delle priorità politiche, in particolare nelle situazioni in cui le esigenze della politica interna e i fattori geopolitici possono sembrare in contraddizione?

R. Ministro Torosyan

Dopo la guerra dei 44 giorni, la priorità assoluta per lo Stato era rispondere in modo rapido, coordinato ed efficace alle sfide umanitarie e sociali createsi, così come alla tesa situazione di politica interna presente nel Paese. In quella fase ogni decisione è stata adottata sulla base di una valutazione globale, tenendo conto del suo impatto sociale, economico, giuridico e in materia di sicurezza. Grazie a questo approccio è stato possibile elaborare e attuare i programmi necessari per rispondere ai problemi generati dalla guerra. Sotto la guida del Primo Ministro Nikol Pashinyan, e grazie alla saggezza del nostro popolo, siamo riusciti a uscire dalla crisi di politica interna e a superare la situazione del dopoguerra.

Per quanto riguarda l’impatto degli sviluppi geopolitici, essi possono certamente influire sulle decisioni dei piccoli Stati. Tuttavia, la condizione principale per far fronte alle sfide esterne è la «solidità dello Stato dall’interno»: la solidarietà sociale, una governance responsabile, il rafforzamento dello Stato di diritto e la stabilità sociale. È proprio su queste basi che è possibile costruire uno Stato competitivo e in via di sviluppo.

D. Molti economisti considerano la riforma del sistema pensionistico una delle principali sfide che l’Armenia dovrà affrontare nel prossimo decennio, soprattutto alla luce delle tendenze demografiche e della necessità di una stabilità finanziaria di lungo periodo. Quali sono, a questo riguardo, le attuali priorità del Suo Ministero, e quale orizzonte temporale considera realistico per avviare una riforma organica?

R. Ministro Torosyan

Innanzitutto va detto che dal 2018 nel settore previdenziale sono state attuate riforme coerenti e sistemiche. Se parliamo di risultati concreti, credo che questo solo dato sia sufficiente per avere un quadro chiaro: la pensione minima, che era di 16.000 dram (circa 39 €), è oggi diventata di 46.000 dram (circa 112 €). Parallelamente, è in vigore anche il programma di rimborso del 20% sulle transazioni non in contanti, che consente di aumentare l’importo della pensione o del sussidio di ulteriori 10.000 dram (circa 24 €).

Allo stesso tempo, la politica di protezione sociale non si limita alle sole modifiche al sistema pensionistico: stiamo elaborando e attuando riforme complementari nei settori della demografia, dell’occupazione, della protezione sociale e in numerosi altri ambiti. Per quanto riguarda i tempi delle riforme, per noi la priorità non è la velocità, bensì la qualità e la stabilità di lungo periodo. Ogni decisione deve fondarsi sulle tendenze demografiche, su calcoli finanziari, sulle migliori pratiche internazionali e su un’ampia consultazione professionale. Il nostro obiettivo non è presentare l’ennesima modifica, bensì costruire un sistema di protezione sociale moderno e incentrato sulla persona, in cui, in ogni fase della vita — dalla nascita di un figlio fino a una vecchiaia dignitosa — le politiche dello Stato si completino a vicenda e creino solide basi per il benessere, l’autonomia e la sicurezza sociale dei cittadini.

Inoltre, nel nostro programma elettorale abbiamo indicato in modo chiaro la necessità di introdurre un sistema di indicizzazione delle pensioni, che consentirà di adeguarle ogni anno all’inflazione: anche questo, a nostro avviso, rappresenta un grande passo avanti in questo settore.

D. Negli ultimi anni molti osservatori, sia in patria che all’estero, hanno rilevato la percezione che il costo della vita sia aumentato più rapidamente dei salari e delle pensioni. Al di là degli indicatori macroeconomici, quali misure concrete intende attuare il Governo per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e proteggere i gruppi più vulnerabili della società? Ciò è particolarmente importante considerando che, laddove il sistema di protezione economica e sociale dello Stato non arriva, aumentano le possibilità di diffusione di fenomeni «antistatali».

R. Ministro Torosyan

L’inflazione e l’aumento del costo della vita rappresentano negli ultimi anni una sfida seria non solo per l’Armenia, ma per numerosi Paesi. In questa direzione, l’obiettivo centrale della nostra politica non è soltanto mitigare tali conseguenze, ma anche creare le condizioni grazie alle quali le persone possano migliorare la qualità della propria vita attraverso il lavoro, l’occupazione e l’attività economica.

Allo stesso tempo, va sottolineato che la forza dello Stato non si misura soltanto in indicatori economici: è importante anche la misura in cui il cittadino ha accesso a un’istruzione di qualità, a un lavoro dignitoso, a una protezione sociale efficace e alla possibilità di sviluppare il proprio potenziale.

D. Le riforme sociali richiedono spesso un delicato equilibrio tra stabilità finanziaria, crescita economica e coesione sociale. Guardando all’esperienza internazionale, compresi i modelli europei e italiano, esistono approcci specifici che Lei considera particolarmente preziosi come fonte di ispirazione per lo sviluppo del sistema di protezione sociale dell’Armenia?

R. Ministro Torosyan

Certamente, lo studio delle migliori pratiche internazionali è uno strumento importante per rendere le politiche più efficaci. Pertanto, nell’elaborare riforme di ampia portata o nuovi programmi, in base alle necessità, vengono studiate le esperienze di successo di diversi Paesi, ne viene valutata l’applicabilità e vengono prese in considerazione le soluzioni che possono essere utili per noi.

Allo stesso tempo, è importante tenere presente che il modello di protezione sociale di un Paese non può essere semplicemente trasferito in un’altra realtà. Pertanto, la nostra priorità non è la riproduzione diretta dei modelli di singoli Paesi, bensì la localizzazione mirata delle migliori pratiche internazionali, combinandole con le possibilità dell’Armenia e con gli obiettivi strategici di sviluppo. Questo approccio consente di costruire un sistema di protezione sociale efficace, realistico e stabile nel lungo periodo.

D. L’arrivo in Armenia, nel 2023, di oltre centomila armeni sfollati dal Nagorno-Karabakh, così come un certo flusso di cittadini di ritorno dalla diaspora — in particolare dai Paesi del Medio Oriente e dalla Russia — rappresenta uno dei cambiamenti sociali più significativi degli ultimi anni. Che impatto ha questa nuova realtà sul mercato del lavoro e sul sistema di protezione sociale, e quale politica sta attuando il Suo Ministero per favorire un’integrazione stabile e duratura?

R. Ministro Torosyan

La situazione creatasi nel 2023 richiedeva una risposta rapida e coordinata, che andasse dal soddisfacimento dei bisogni primari dei nostri connazionali sfollati dal Nagorno-Karabakh fino alla definizione di politiche di integrazione socio-economica di lungo periodo. Nella prima fase è stato organizzato e realizzato un processo di valutazione dei bisogni, è stato fornito il necessario sostegno e, successivamente, sono stati elaborati e attuati programmi mirati all’occupazione, all’alloggio e all’integrazione. Numerosi connazionali usufruiscono oggi dei programmi di occupazione e di alloggio, e il nostro obiettivo è garantire condizioni che consentano loro di integrarsi pienamente, di organizzare autonomamente la propria vita e di costruire il proprio futuro in Armenia.

Lo stesso approccio vale anche per gli armeni della diaspora che tornano in Armenia. In definitiva, l’integrazione non è soltanto il processo di fornitura di sostegno sociale: essa comprende anche la garanzia della piena partecipazione in ambito educativo, occupazionale, abitativo e comunitario. Il nostro obiettivo è creare le condizioni affinché i nostri connazionali non solo tornino, ma possano anche vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nel nostro Paese.

D. Vorrei concludere con una domanda rivolta al futuro. Se tra cinque anni guardasse retrospettivamente al Suo mandato e dovesse individuare un unico risultato destinato a lasciare un’impronta duratura nella storia del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, quale vorrebbe che fosse, e perché?

R. Ministro Torosyan

Lo scenario migliore, naturalmente, sarebbe quello in cui non esistessero più cittadini che vivono situazioni di vita difficili e bisognosi di sostegno sociale, e in cui la politica sociale venisse percepita principalmente come una politica di sviluppo del potenziale umano, di ampliamento delle opportunità e di promozione dell’autonomia.

In questo momento, considererei un grande risultato riuscire a cambiare la percezione pubblica nei confronti del sistema di protezione sociale, in modo che il cittadino si rivolga allo Stato non solo per superare una difficoltà o ricevere un sostegno, ma anzitutto per trovare lavoro e nuove strade per sviluppare le proprie possibilità. Se riusciremo a costruire proprio questo tipo di rapporto tra Stato e cittadino, allora potrò ritenere che il nostro lavoro abbia lasciato un segno duraturo e prezioso.

Carlo Coppola

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