A Yerevan, la danza contemporanea sta cercando nuovi spazi per raccontare il presente. E talvolta questi spazi non hanno pareti, né palcoscenico, né sipario. Sono paesaggi, boschi, cieli aperti. È in questa dimensione che si inserisce DREAMS, la performance immersiva e site-specific andata in scena il 25 luglio al WOODS Center, lungo la strada verso Garni, nei pressi del Jrvezh State Forest Park. Un appuntamento che ha unito danza, natura, musica e socialità, proseguendo la serata con un DJ set.
Concepita e organizzata da The XVII Agency, diretta da Haik Vardanyan — fondata dallo stesso con Sevag Davidian e Stephanie Asatryan — la performance, DREAMS si inserisce in un progetto più ampio di valorizzazione della creatività armena contemporanea. L’agenzia opera nel campo delle arti performative — dalla danza alla musica, fino alla performance art — con l’obiettivo di portare artisti e produzioni fuori dai circuiti convenzionali, trasformando luoghi insoliti in spazi di creazione e incontro.
Protagonisti della performance sono stati la coreografa e performer Nina Hayrapetyan e il danzatore Vlad Hakhumyan. A seguire, la musica di DJ Nawar ha trasformato l’evento in un’esperienza collettiva, accompagnata da un welcome drink per il pubblico e dalla gestione della biglietteria affidata a Fast Ticket.
La forza di DREAMS risiede soprattutto nella sua relazione con il luogo. Il concetto di site-specific appartiene a una delle traiettorie più interessanti della ricerca performativa contemporanea: una pratica che ha progressivamente messo in discussione l’idea stessa di palcoscenico, restituendo al corpo un rapporto diretto con lo spazio, la luce, il paesaggio e la memoria.
In questa prospettiva, il riferimento ideale è una genealogia che attraversa esperienze fondamentali della danza contemporanea internazionale, dalle rivoluzioni sceniche di Pina Bausch fino alla ricerca di Carolyn Carlson, dove il movimento entra in dialogo con la luce naturale e con l’ambiente, fino a rendere quasi indistinguibile il confine tra corpo e paesaggio.
Anche l’immagine scelta per raccontare DREAMS — due figure in controluce davanti a un cielo attraversato dalla luce del tramonto — sembra condensare questa poetica. Non semplicemente corpi che danzano davanti a un paesaggio, ma corpi che diventano parte del paesaggio, che ne assorbono la luce e ne restituiscono una nuova energia. Un gesto che, simbolicamente, sembra allontanarsi tanto dalla rappresentazione folklorica quanto dall’idea di una danza legata esclusivamente all’identità nazionale, per cercare un linguaggio fisico più aperto, contemporaneo e universale.
È proprio qui che DREAMS assume un significato particolare per l’Armenia. La scena della danza contemporanea del Paese è ancora in una fase di consolidamento e di definizione della propria identità internazionale. In questo contesto, esperienze come quella proposta al WOODS Center possono contribuire a costruire un nuovo rapporto tra artisti e pubblico, portando la danza fuori dai teatri e dentro luoghi capaci di amplificarne la dimensione emotiva e sensoriale.
La formula è semplice ma ambiziosa: un linguaggio coreografico d’autore, un luogo non convenzionale, il paesaggio come parte integrante della scena e, infine, la musica come occasione di incontro. Lo spettacolo non termina necessariamente con l’ultimo movimento del danzatore: continua nella relazione tra le persone, nella condivisione dello spazio, nella festa.
È una direzione che guarda oltre i confini dell’Armenia e intercetta una tendenza sempre più presente nella cultura performativa internazionale, dove la distinzione tra arte e esperienza, tra spettatore e partecipante, tra scena e ambiente diventa progressivamente più sottile.
Con DREAMS, Yerevan non si limita dunque a ospitare un nuovo spettacolo di danza contemporanea. Sperimenta un modo diverso di produrre cultura e di abitarla. E mentre il sole scende sul paesaggio di Jrvezh, il corpo dei danzatori sembra suggerire una possibilità: che la nuova danza armena possa nascere proprio dall’incontro tra memoria e contemporaneità, tra identità e apertura internazionale, tra la forza di un territorio e la libertà universale del movimento.
Carlo Coppola










