GIOVINAZZO, UN NUOVO IMPIANTO DI ILLUMINAZIONE IN PIAZZA LEICHARDT E SUL VARCO DEL MOLO DI LEVANTE

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Foto storica di Piazza Leichardt prima dell’intervento di rigenerazione urbana del Lungomare di Levante.

Con un precedente articolo del 24 aprile scorso, dal titolo “Al buio completo Piazza Leichardt a Giovinazzo, avevo documentato la scarsa illuminazione, lungo la costa di levante, nelle ore serali, essendo stato smantellato l’impianto di luci su lampioni sia avanti l’Ufficio Marittimo che alla radice del molo di sopraflutto. Ero stato indotto a rappresentare quella situazione, tanto deprecabile, dal momento che già da quasi tre anni incombeva il buio assoluto su quelle aree che erano state oggetto di complessa riqualificazione urbana appena qualche anno prima. Delle dodici piantane di luci presenti sui due piazzali, sopra indicati, ne era rimasta installata solo una e, neppure, funzionante.

Alla base dei lampioni il materiale di cui erano composti, subito dopo l’installazione, infatti, cominciò a corrodersi, per cui progressivamente i pali sono stati, per ragioni di incolumità pubblica, rimossi e i loro punti di innesto a terra messi in sicurezza. Era quello un impianto di illuminazione di un certo stile e di notevole rilevanza estetica per l’impostazione architettonica che i progettisti dell’intervento avevano intravisto per ii recupero urbanistico di quel tratto di litorale. Era la prima e costosa opera di rigenerazione urbana, finanziata interamente dalla Regione con i Fondi europei, che l’allora Sindaco Depalma volle inaugurare, a chiusura del suo primo mandato, ad aprile 2017, con grande risonanza mediatica e con toni più che trionfalistici, presentandosi nuovamente candidato a primo cittadino per un secondo quinquennio.  Non c’è che dire, l’intervento portato all’esposizione di “Urbanpromo 2016” a Milano ebbe a conseguire   apprezzabili riconoscimenti dal punto di vista tecnico-progettuale fino ad essere premiato nell’ambito della rassegna “Urbanistica 2016” per il qualificato studio finalizzato al recupero di vivibilità degli spazi sotto la muraglia che precedentemente si presentavano completamente periferici, come ripresi nella foto introduttiva.

In questi giorni si sta provvedendo a installare un nuovo apparato di illuminazione con lampioni, tanto sulla rotonda del molo che in piazza Leichardt, ove, pare, verrebbero sostituite anche le piantane a luce verticale presenti sullo spiazzo di innesto della ciclopedonale che corre verso la cala in località “La Cappella”. Forse per evitare che anche queste subiscano la stessa sorte degli altri lampioni tolti di mezzo a scanso di spiacevoli inconvenienti in danno a persone o cose.

Naturalmente non si ha modo di conoscere la spesa di questo rimpiazzo di corpi illuminanti che presenterebbero caratteristiche costruttive completamente diverse da quelli messi fuori uso. Né è possibile avere cognizione della impresa che sta realizzando il lavoro, mancando sul posto il previsto cartello di cantiere, con l’indicazione di detti riferimenti e, comunque, dei termini e le modalità esecutive dell’appalto, come anche del nome dei tecnici progettisti e di quelli preposti alla direzione della esecuzione delle opere.

Ma al di là di questa anomalia che solitamente si riscontra su cantieri di opere pubbliche appaltate senza una effettiva procedura concorsuale e senza bando, si può notare che i lampioni che vengono posti in opera sono fissati a terra mediante la costruzione di speciali plinti che, oltre a bloccare e proteggere alla base il paletto, assicurano anche il collegamento elettrico. Una tecnica edilizia che certamente porta ad evitare la corrosione alla base dei lampioni, specie in quei siti che sono esposti alle violenti mareggiate che causano l’inondazione anche della pavimentazione che, a lungo, è invasa da acqua salata. Ne sono prova i diversi interventi di riparazione posti in essere alle strutture ivi impiantate e alle stesse panche in pietra che, tuttora, presentano la linea di luce sottostante non sempre integra e funzionante. Senza dire che, appena l’estate scorsa si è deciso, perfino, di sostituire i pur robusti  alberi di leccio per essersi  esiccati, sempre a causa dei venti di mare, con altrettante piante di ficus australis che, si dice, essere adatti per arredare aree marittime.

Giuseppe Maldarella

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