Studiare di più, concentrarsi più a lungo, ripetere continuamente le informazioni. Sono queste, generalmente, le strategie che associamo al miglioramento della memoria. Eppure, secondo un principio sempre più discusso nell’ambito della divulgazione neuroscientifica, anche fermarsi potrebbe essere fondamentale.
È questa l’idea alla base della cosiddetta «regola dei tre minuti»: dopo aver letto, ascoltato o appreso qualcosa di nuovo, concedersi un breve intervallo senza introdurre altri stimoli.
Il principio è semplice. Per alcuni minuti, niente telefono, notifiche, messaggi o nuovi contenuti. L’obiettivo è permettere al cervello di stabilizzare ciò che ha appena elaborato, senza sottoporlo immediatamente a nuove informazioni.
La memoria, infatti, non dipende soltanto dalla quantità di tempo trascorso sui libri o dalla capacità di mantenere a lungo l’attenzione. Anche i momenti successivi all’apprendimento possono avere un ruolo importante. Quando si passa immediatamente da un’attività all’altra, soprattutto in presenza di continue interruzioni digitali, il processo di elaborazione delle informazioni può essere disturbato.
I tre minuti di pausa diventano così una sorta di «spazio di consolidamento»: un breve momento di silenzio nel quale il cervello può rielaborare internamente quanto appena appreso. Non si tratta di una tecnica miracolosa e non sostituisce lo studio, la ripetizione o un buon metodo di apprendimento. Tuttavia, può rappresentare una semplice abitudine per ridurre le distrazioni e favorire una maggiore attenzione alle informazioni appena ricevute.
La regola, dunque, è facile da applicare: dopo aver imparato qualcosa di importante, fermarsi. Per tre minuti, senza fare altro. A volte, per ricordare meglio, non è necessario aggiungere nuovi stimoli. Può essere sufficiente concedere al cervello il tempo di cui ha bisogno per organizzare ciò che ha appena ricevuto.
Antonio Calisi










