
Molto prima dell’invenzione degli smartphone e dei moderni sistemi GPS, una donna vissuta nel X secolo contribuì a sviluppare strumenti che permettevano di orientarsi sulla Terra osservando le stelle. Il suo nome era Mariam al-Ijliya al-Asturlabi, una brillante artigiana e ingegnera della Siria medievale, specializzata nella costruzione degli astrolabi.
In un’epoca in cui il cielo era ancora avvolto dal mistero, Mariam trasformò l’osservazione degli astri in uno strumento di precisione. Gli astrolabi da lei realizzati consentivano di determinare la posizione delle stelle, calcolare l’ora e stimare la propria posizione geografica. Erano strumenti complessi, frutto di sofisticate conoscenze matematiche e astronomiche.
La sua abilità era tale che, secondo le fonti storiche, lavorò alla corte di Sayf al-Dawla, emiro di Aleppo. In un mondo dominato dagli uomini, Mariam riuscì a imporsi come una delle più importanti costruttrici di strumenti astronomici del suo tempo.
Il paragone con il GPS moderno è naturalmente soltanto simbolico: gli astrolabi non utilizzavano satelliti e non fornivano una posizione automatica come i dispositivi contemporanei. Tuttavia, il principio alla base era sorprendentemente simile: osservare il cielo per comprendere la propria posizione sulla Terra.
Mariam non costruì dunque il primo smartphone della storia. Fece qualcosa di altrettanto straordinario per la sua epoca: contribuì a trasformare il cielo da un enigma in una mappa.
Grazie a strumenti come quelli da lei perfezionati, navigatori, astronomi e viaggiatori poterono orientarsi nei deserti e nei mari, misurare il tempo e studiare con maggiore precisione il movimento degli astri.
La sua storia ricorda che la tecnologia non è nata nell’era digitale. Molte delle idee che oggi consideriamo moderne affondano le loro radici in invenzioni antiche, sviluppate da uomini e donne il cui contributo è stato spesso dimenticato.
Quasi mille anni prima dei satelliti e dei telefoni intelligenti, Mariam al-Ijliya aveva già compreso una verità fondamentale: per sapere dove siamo, a volte, basta imparare a leggere il cielo.
Antonio Calisi










