Nella sezione Doppio Testo del Bif&st 2026 (Bari International Film&TV Festival dal 21 al 28 marzo), serie di appuntamenti che mettono in dialogo cinema e letteratura, è stato presentato “Un anno di scuola”, opera seconda di Laura Samani dopo “Piccolo corpo” (2021) per cui si è aggiudicata nel 2022 il David di Donatello per il miglior regista esordiente. Nella cornice del Teatro Kursaal Santalucia si sono susseguiti in orario mattutino proiezioni di lungometraggi liberamente ispirati ad opere letterarie, tra cui quello di Samani, “Primavera” di Damiano Michieletto tratto da “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa e altri, e incontri con i relativi registi e attori.
“Un anno di scuola” (nelle sale dal prossimo 9 aprile) è l’adattamento moderno del racconto omonimo del triestino Giani Stuparich del 1929 e ambientato nel 1909, la cui protagonista Edda Marty si iscrive al liceo classico Dante Alighieri di Trieste grazie a una recente legge dell’impero austro-ungarico (a cui la città apparteneva all’epoca) che lo permetteva anche alle ragazze e dopo aver recuperato gli anni precedenti dando un esame da privatista. Unica ragazza in una classe completamente al maschile, nel film questa unicità di genere è proiettata in un istituto professionale nel più recente 2007. Edda Marty è Fred, ragazza svedese trasferitasi in città col padre (usuraio nel libro e addetto ai licenziamenti nel film) all’ultimo anno di scuola. Nonostante le difficoltà iniziali, Fred entra a far parte del gruppo di tre muli (ovvero “ragazzi” in triestino), Antero, Pasini e Mitis, ruolo per cui i rispettivi interpreti Giacomo Covi, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno e Stella Wendick (Fred) hanno fatto il loro incredibile debutto attoriale. Degno di nota è il premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile a Giacomo Covi durante la scorsa edizione della Mostra del cinema di Venezia, occasione in cui l’opera è stata presentata in anteprima.

Immagine da MYmovies.
Fred/Edda sconvolge l’ordine della classe a sue spese e tra amicizie di gruppo, primi amori adolescenziali, una lingua e luoghi di confine, Samani restituisce una delicatezza impassibile che sa di Carso, bora e ćevapcići. Una rappresentazione sincera di quegli anni, di quei vicoli, fedele con i suoi cambiamenti pop all’anima dell’opera di Stuparich. Tutto profuma di Friuli in questo film, dalla regia al cast alla colonna sonora dei Tre Allegri Ragazzi Morti e dei Prozac+ di cui la canzone “Più niente” è stata reincisa da Gian Maria Accusani insieme con la cantautrice Elisa.
Non un filmetto adolescenziale, ma un coming-of-age originale da non perdere
Sofia Fasano









