Gruppo di lettura “Donne tra Resistenza e letteratura”

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Il 26 marzo ha preso avvio a Bari un gruppo di lettura dedicato alla memoria e alla narrazione della Resistenza, osservata da una prospettiva ancora troppo poco esplorata: quella femminile. L’iniziativa, promossa da Stilo Editrice e scandita in tre appuntamenti – il 26 marzo, il 23 aprile e il 20 maggio – si svolge presso la Libreria San Paolo, sita in via Nicolai 27, ed è moderata da Luigia Cavone e Maria Elide Lovero.

Al centro degli incontri vi è il volume di Annachiara Biancardino, Scritture partigiane. La resistenza nella letteratura d’autrice, pubblicato da Stilo Editrice. Il libro si inserisce in un filone critico che indaga il fenomeno storico, sociale e antropologico della Resistenza attraverso lo sguardo delle donne, proponendo una rilettura che arricchisce e problematizza il racconto tradizionale del conflitto civile.
La Resistenza, infatti, è stata variamente raccontata da opere che giganteggiano nel panorama letterario italiano, quali, ad esempio, Uomini e no (1945) di Elio Vittorini, Il sentiero dei nidi di ragno (1947) di Italo Calvino, Una questione privata (1963) e Il partigiano Johnny (1968) di Beppe Fenoglio: testi fondamentali, che hanno concorso a costruire un immaginario potente e condiviso, ma che a tratti riflettono maggiormente l’esperienza maschile.
Il lavoro di Annachiara Biancardino, socia e direttirce di Les Flâneurs Edizioni, docente di Lingua Italiana nella SSML “Bona Sforza” di Bari e vicepresidente dell’associazione culturale “Dicunt”, invece, pone in risalto il contributo delle scrittrici che hanno raccontato la Resistenza da una prospettiva diversa, spesso più intima e attenta alle dimensioni quotidiane, relazionali e corporee delle vicende. Il volume, infatti, analizza il contributo originale di opere come L’Agnese va a morire (1949) di Renata Viganò, Diario Partigiano (1956) di Ada Prospero Gobetti, Raccontiamoci com’è andata (2003) di Gina Lagorio, Dalla parte di lei (1949) di Alba de Céspedes e Tetto murato (1957) di Lalla Romano.
L’autrice, tuttavia, amplia lo sguardo sino alla narrativa contemporanea, includendo romanzi del nuovo millennio che continuano a scandagliare variamente il tema della Resistenza, come Evelina e le fate (2013) di Simona Baldelli, Dove finisce Roma (2012) di Paola Soriga e I giorni di vetro (2024) di Nicoletta Verna. Tali apporti alla letteratura contemporanea risultano accomunati da una suggestiva combinazione della dimensione storica e di quella letteraria, in cui il concetto stesso di Resistenza viene rimesso in discussione mediante nuove lenti interpretative che illuminano l’intreccio di Storia e microstoria, sfera politica e sociale, individuo e collettività.
Al posto di periodi lunghi e complessi, lo stile presenta iuncturae incisive e lineari: in tal modo, il libro appare dotato di brevitas, la concisione pregnante di cui i Romani si avvalevano spesso meglio di noi e grazie alla quale la Biancardino riserva spazio alla voce stessa delle autrici; ella, infatti, riporta degli stralci delle opere menzionate, che permettono di conoscerle in modo diretto.
Il gruppo di lettura si configura, dunque, come uno spazio di confronto e approfondimento, oltre che un’occasione preziosa per riscoprire voci meno note o indagate della nostra letteratura; in particolare, l’incontro del 26 marzo si è concentrato su come la memoria si costruisca anche attraverso la pluralità degli sguardi che la raccontano. La Biancardino evidenzia, ad esempio, come tante donne speravano che la liberazione e la lotta contro il fascismo sarebbero coincise con un affrancamento dal patriarcato e una possibilità di emancipazione allora tanto invocata: conseguentemente la prospettiva femminile appare spesso più complessa per via delle aspettative che scaturivano dal coinvolgimento individuale delle donne, così come molti aspetti nucleari del fenomeno della Resistenza vengono riletti in maniera critica. Una visione più articolata emerge anche dalla concezione del nemico, non più raffigurato come monolitico e mostruoso, ma anch’esso vittima dell’insensata follia della guerra.

Difatti, il conflitto è descritto come un’esperienza umana, cui sono sottesi legami affettivi e relazioni; la Resistenza diviene, in tal modo, una lotta universale i cui valori trascendono il contesto storico per spostarsi su un piano antropologico. Queste autrici propongono, quindi, un’immagine più cruda e meno epica della resistenza, che non offre rassicuranti risposte, ma fa largo ad interrogativi insidiosi che avvicinano a riflessioni di carattere universale: come ha detto a sigillo dell’incontro uno dei partecipanti – “il fascismo è una delle molte facce dell’uomo”; ragion per cui la missione di ogni individuo dovrebbe essere proprio operare affinché si viva osservando la sentenza ciceroniana “historia magistra vitae” (De oratore, II, 9).

Maria Elide Lovero
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