SEMPRE NELL’INDECENZA IL MERCATO DEL PESCE DI GIOVINAZZO

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Nonostante l’Azienda dei servizi abbia messo a disposizione nell’apposito spazio, a ridosso della chiesa, un paio di cassonetti, i rifiuti dei pescivendoli, costituiti per lo più da contenitori di polistirolo o da materiale cartonato, vengono sversati, in gran parte alla rifusa.

Così si presentava sabato mattina, 14 marzo, poco prima delle ore 8:00, quell’angolo di corridoio che si è costretti ad attraversare per accedere alla zona dell’ortofrutta, quando il mercato ha cominciato ad essere frequentato da avventori.

Pare proprio impossibile che si possa eliminare lo sconcio di sì grave indecenza che, oltretutto, dà il senso di un sistematico degrado ambientale per l’eventuale rischio all’igiene cui dovrebbe essere preservata l’area mercatale tutta. In detti contenitori, anche di rilevante misura, viene conservato, in regime di freddo, il prodotto ittico di ogni specie per essere trasportato dagli invasi di allevamento fino ai terminali di vendita al pubblico.

Forse non ci siamo ancora accorti che tutto il pesce e i mitili che oggi sono commercializzati non sono per niente del mare di casa, ma provengono da grandi allevamenti ittici a largo della lunga costa adriatica e anche dai mari di paesi esteri.

E’ solo un ricordo, tanto lontano, quello dei pescatori che arrivano, di buon ora, al mercato con qualche secchio di pesci ancora vivi per farne consegna al loro pescivendolo cui erano collegati per la vendita al minuto.

Il pesce che si trova sui banchi è acquistato dai pescivendoli presso grossi mercati all’ingrosso, o è portato loro lì sul posto direttamente da distributori, intermediari della filiera, che arrivano con i loro furgoni refrigerati e su richiesta smerciano quanto occasionalmente dispongono. Il pesce, così acquistato, i pescivendoli lo mettono a bagno in grossi catini per trattarlo, togliendo la parte di freddo che ancora lo custodisce e pulirlo alla meglio. Un’operazione che viene a svolgersi direttamente in mezzo alla corsia del mercato con una dispersione sul pavimento di acque reflue, forse anche, in qualche modo, inquinate; perfino i polipi, di frequente, sono battuti e arricciati nel bel mezzo del mercato, prima di essere posti in vendita.

La struttura del mercato ittico cittadino è stata concepita come un complesso di box in muratura per ospitare solo i banchi di vendita e questi, in certo qual modo, non sembrano siano adatti perché si possa, al loro interno, fare il trattamento di lavaggio e di preparazione del prodotto, particolarmente quello tratto dalle confezioni di polistirolo.

Ma a parte queste lavorazioni, che dovrebbero essere, comunque, eseguite in vasche ben pulite e confacenti per detto uso, e senza dispersione di sostanze organiche e grassi vari, non si comprende perché mai si possa consentire ai pescivendoli di abbandonare in quel modo, alla rifusa, il loro materiale di scarto e di rifiuto presso il sito individuato per la raccolta giornaliera.

E’ proprio difficile obbligarli a versare il rifiuto in quei cassonetti, approntati allo scopo, selezionandolo, per evitare che si disperda nell’area a dispetto di ogni forma di decoro e di quanto è lecitamente richiesto in termini di igiene pubblica?

 E’ pretendere troppo che, in quella zona, si crei una specie di isola ecologica ben protetta e, comunque, ripulita, giornalmente, dopo il ritiro differenziato del rifiuto?

C’è una autorità sanitaria locale che possa essere tenuta a fare controlli perché cessi un tale indecoroso fenomeno, magari solo a tutela degli agenti che sono costretti a raccogliere e ritirare quella spazzatura in quelle condizioni?

Giuseppe Maldarella

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