Sacrificio e accoglienza: il Mezzogiorno d’Italia nella tragedia delle foibe e l’esodo dal confine orientale d’Italia

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Locandina del convegno

Locandina del convegno

Domenica 15 marzo 2026, nella cornice della Sala Giulia di Villa Romanazzi Carducci, in via Giuseppe Capruzzi 326 a Bari, si terrà un importante appuntamento con la storia nazionale. A partire dalle 9.30 e con ingresso gratuito, il convegno intitolato “Il Sacrificio e l’Accoglienza – I Meridionali Martiri delle foibe e l’accoglienza degli Esuli dal Confine Orientale d’Italia nelle Regioni del Sud” riunirà storici, giornalisti, ricercatori e rappresentanti istituzionali per fare luce su una pagina del Novecento italiano ancora poco conosciuta nel Mezzogiorno: quella degli uomini del Sud che perirono nelle foibe o nei lager comunisti jugoslavi, e delle comunità meridionali che aprirono le porte ai profughi giuliano-dalmati nel dopoguerra.

L’iniziativa è promossa dal Comitato 10 Febbraio, associazione di promozione sociale nata all’indomani dell’approvazione della Legge 92 del 30 marzo 2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo, e si svolge in concomitanza con la sua assemblea nazionale, con il contributo del Ministero della Cultura. L’associazione raccoglie esuli, figli e nipoti di esuli, e cittadini italiani che, pur senza un legame diretto con le tragedie delle foibe e dell’esodo, sentono il dovere di tramandare quella memoria alle generazioni future. Presente in molte regioni d’Italia, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, il Comitato collabora con scuole, associazioni culturali e amministrazioni locali per approfondire la storia del confine orientale italiano. La sua missione non riguarda soltanto i massacri delle foibe e la fuga di centinaia di migliaia di istriani, fiumani e dalmati: l’associazione si propone anche di salvaguardare la cultura italiana delle terre giuliane e dalmate e di narrarne la storia plurisecolare, da sempre intrecciata per lingua e tradizioni con la penisola.

L’incontro barese si inserisce in questo solco, ma con uno sguardo inedito: quello del Meridione come teatro dimenticato di quella tragedia collettiva. Nel biennio 1943-1945, numerosi cittadini provenienti dal Sud Italia si trovavano nelle terre dell’Adriatico orientale per ragioni professionali: carabinieri, finanzieri, agenti di polizia, funzionari dello Stato, insegnanti. Molti di loro non tornarono mai a casa, vittime degli eccidi nelle cavità carsiche o della deportazione nei campi di sterminio del regime di Tito. Allo stesso tempo, le regioni meridionali furono tra le prime ad accogliere i profughi in fuga dalle terre cedute alla Jugoslavia con il Trattato di Parigi del 1947, ospitandoli in centri di raccolta spesso dimenticati dalla memoria collettiva.

Adriano Buzzanca, Silvano Olmi, Carlo Moramarco

Adriano Buzzanca, Silvano Olmi, Carlo Moramarco

Il convegno è stato presentato il 13 marzo durante una conferenza stampa all’Archivio di Stato di Bari, che ha visto la partecipazione del direttore Adriano Buzzanca, del presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio Silvano Olmi e del ricercatore Carlo Moramarco. “Ricordare il sacrificio dei meridionali infoibati e il dramma degli esuli ospitati nei centri di raccolta profughi del Sud Italia”: queste, ha sottolineato Olmi, le direttive tematiche dell’incontro, che vedrà alternarsi una platea di relatori di alto profilo. Tra i nomi più attesi, quello del giornalista e scrittore Toni Capuozzo, corrispondente di guerra e voce autorevole nel racconto delle tragedie del Novecento europeo.

Il programma si apre alle 9.30 con i saluti istituzionali e con la coordinazione affidata al giornalista Francesco De Palo. Seguiranno gli interventi storici: l’avvocato Ivan D’Addario, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, offrirà un inquadramento generale delle vicende; l’architetto Massimiliano Tita illustrerà la Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) allestita al Vittoriano di Roma; il professor Vito Fumarola narrerà l’accoglienza dei profughi a Taranto e nel territorio ionico; Silvano Olmi presenterà la storia dei Lopapa, una famiglia tarantina che da Fiume raggiunse Torino; Fabio Lo Bono, direttore del museo civico di Termini Imerese, porterà la testimonianza sull’accoglienza degli esuli in Sicilia; Gaetano Ruocco, presidente nazionale dell’ANSI, tratterà il ruolo dei sottufficiali meridionali nella vicenda del confine orientale; Carlo Moramarco approfondirà la storia del campo 65 per gli esuli ad Altamura; Adriano Buzzanca presenterà la mostra dell’Archivio di Stato sull’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati in Terra di Bari. Chiuderà i lavori, prima delle conclusioni finali, il senatore Roberto Menia, padre della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, con un intervento sull’importanza della memoria anche nel Sud Italia.

Mostra tenutasi in febbraio all'Archivio di Stato

Mostra tenutasi in febbraio all’Archivio di Stato

Il direttore dell’Archivio di Stato Adriano Buzzanca ha sottolineato come i documenti d’archivio rappresentino uno strumento prezioso per trasmettere la memoria degli eventi più complessi alle generazioni successive: la mostra sull’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati in terra di Bari, allestita proprio presso quella istituzione dal 10 al 27 febbraio, è nata con l’intenzione di narrare alcune delle pagine più difficili del secondo dopoguerra italiano.

L’evento barese si colloca in un momento di rinnovata attenzione nazionale verso questi temi. Il Comitato 10 Febbraio e le associazioni degli esuli da decenni tengono viva la memoria di una delle pagine più buie della storia italiana, a lungo oscurata dalla storiografia ufficiale. La stessa associazione ricorda come la pulizia etnica del regime titoista non risparmiò donne, bambini, postini, carabinieri, finanzieri, maestri e religiosi, costruendo una narrazione che abbraccia l’intera società civile dell’epoca. Portare questo racconto a Bari, con il sostegno del Ministero della Cultura e la partecipazione delle più alte cariche istituzionali pugliesi, significa riconoscere che quella storia non appartiene soltanto alle regioni di confine, ma a tutto il Paese, Mezzogiorno compreso.

M. Siranush Quaranta

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