L’8 marzo 2026 l’Eparchia di Lungro si riunirà a San Costantino Albanese (PZ) per la Veglia missionaria diocesana, appuntamento spirituale di grande rilievo che quest’anno assume un significato particolare per la sua stessa collocazione ecclesiale: il borgo arbëreshë appartiene alla diocesi cattolica di rito bizantino degli italo-albanesi dell’Italia continentale, realtà che conferisce all’evento una dimensione di comunione tra le diverse tradizioni della Chiesa cattolica, unite nella stessa missione evangelizzatrice.
È proprio la spiritualità bizantina — profondamente segnata dalla centralità della preghiera, del canto liturgico e del senso comunitario — a offrire alla veglia una particolare intensità simbolica. Pregare per le missioni, in questo contesto, significa riconoscere la Chiesa come comunione di popoli e riti, nessuno escluso. L’iniziativa si inserisce nel più ampio cammino pastorale dell’Eparchia di Lungro, guidata da una figura di straordinario carisma e profondità spirituale: il Vescovo, S.E.Donato Oliverio. Teologo raffinato e pastore dal tratto ieratico, egli incarna con rara compiutezza quella vocazione propria dell’Eparchia — tenere viva la fiamma della tradizione bizantina nel cuore della diaspora latina, senza mai cedere alla tentazione della chiusura identitaria né a quella dell’omologazione. È una gemma preziosa nel panorama ecclesiale italiano, capace di unire Oriente e Occidente non come realtà contrapposte ma come respiri complementari di un’unica fede, guidando da anni la sua comunità nel dialogo fecondo tra eredità spirituale millenaria e sfide del tempo presente.
Dietro questo momento di preghiera condivisa vi è un lavoro silenzioso e instancabile di preparazione pastorale, in questo contesto l’impegno porta il volto e le mani di Papàs Giampiero Vaccaro, parroco della comunità locale, che con i suoi concittadini che sta curando con dedizione ogni aspetto organizzativo e spirituale dell’evento. Figura di sacerdote profondamente radicato nella tradizione bizantina e al tempo stesso aperto alle esigenze pastorali del presente, Papàs Vaccaro regge inoltre, in qualità di amministratore parrocchiale, la Parrocchia di San Giovanni Crisostomo a Bari — presidio significativo della spiritualità orientale nel cuore del capoluogo pugliese, insieme a Papàs Antonio Calisi, vice parroco della stessa parrocchia. Il suo ministero si estende così tra il borgo arbëreshë delle montagne lucane e la città, unendo in un unico slancio pastorale realtà geograficamente distanti ma spiritualmente affini, testimoniando come la tradizione bizantina sappia essere presenza viva e feconda anche nella contemporaneità urbana. Il suo ministero si estende così tra il borgo arbëreshë delle montagne del Pollino e la città, unendo in un unico slancio pastorale realtà geograficamente distanti ma spiritualmente affini, testimoniando come la tradizione bizantina sappia essere presenza viva e feconda nella contemporaneità.
Il programma del pomeriggio articolerà letture bibliche, meditazioni, testimonianze missionarie e momenti di silenzio orante, invitando i fedeli a riflettere sul significato della missione oggi: non solo la partenza verso terre lontane, ma il Vangelo vissuto nella quotidianità, nell’accoglienza e nella solidarietà concreta. Ampio spazio sarà dedicato alla preghiera per la pace, e altrettanto sarà dedicato alla Confessione, con decine di sacerdoti pronti ad accogliere i penitenti.
San Costantino Albanese si rivela così un luogo emblematico e non casuale per ospitare questo appuntamento: un paese dove una fede nata dall’incontro tra Oriente e Occidente ha trovato casa stabile, dove identità culturale e apertura universale convivono armonicamente da secoli. Qui la missione assume un volto concreto e riconoscibile — custodire la propria tradizione per offrirla come dono agli altri, trasformare la memoria storica in dialogo e fraternità. La veglia dell’8 marzo si presenta quindi come un invito rivolto a tutti i fedeli dell’Eparchia e del territorio circostante: un tempo di raccoglimento e di comunione nel quale la preghiera diventa responsabilità condivisa verso il mondo, e testimonianza viva di una Chiesa che non smette di mettersi in cammino.
Carlo Coppola









