A 1700 anni dal Concilio di Nicea, leader ortodossi negli Stati Uniti rilanciano la sfida: superare le divergenze astronomiche per celebrare insieme la Resurrezione di Cristo.
Il cammino verso l’unità visibile dei cristiani passa attraverso il superamento di un paradosso secolare: la celebrazione divisa della Pasqua. In seguito a un recente colloquio presso la Holy Cross Orthodox School of Theology, un autorevole gruppo di teologi ortodossi americani ha formalizzato un appello per giungere a una data comune tra Oriente e Occidente, definendo la questione non come un problema dogmatico, ma come una prioritaria urgenza pastorale.
Il fondamento della disputa risale al 325 d.C., quando il Primo Concilio Ecumenico di Nicea stabilì che la Pasqua dovesse cadere nella prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Sebbene la regola sia universalmente accettata, la discrepanza nasce dagli strumenti di calcolo:
L’Oriente ortodosso si affida ancora in larga parte al calendario giuliano, accumulando oggi un ritardo di 13 giorni rispetto alla realtà astronomica.
L’Occidente cattolico e protestante segue il calendario gregoriano, introdotto nel 1582 proprio per correggere tali imprecisioni.
Questa divergenza porterà, nel 2027, a uno scarto clamoroso: i cattolici celebreranno la Pasqua il 28 marzo, mentre gli ortodossi dovranno attendere fino al 2 maggio.
L’impatto sulle famiglie e l’urgenza pastorale
Il documento sottolinea come questa divisione gravi pesantemente sulla vita quotidiana dei fedeli, in particolare nelle società pluralistiche dove i matrimoni interconfessionali sono la norma. “Quando la Pasqua cade in date diverse, le famiglie sono divise nel momento centrale della loro fede”, denunciano i teologi.
La proposta non mira a modificare la dottrina della Resurrezione, bensì ad aggiornare l’applicazione tecnica della formula di Nicea affinché rifletta fedelmente i dati astronomici odierni. Un esempio virtuoso è già offerto dalla Chiesa Ortodossa di Finlandia, che celebra la Pasqua secondo il calendario gregoriano con il beneplacito del Patriarcato Ecumenico.
Un segno di speranza per il futuro
Nonostante gli ostacoli — identificati nella riluttanza istituzionale e nella necessità di una maggiore educazione dei fedeli — l’obiettivo rimane alto: trasformare la Pasqua in un “segno visibile di unità”. Condividere la data della festa più importante della cristianità rappresenterebbe, secondo i firmatari, il più potente messaggio di pace e coesione che le Chiese possano offrire al mondo moderno.
Fonte: https://greekreporter.com/2026/02/27/orthodox-theologians-common-easter-date-catholics
Antonio Calisi









