Rino Gaetano: il codice del nonsense tra potere e mistero

Misteri d'Italia o fantasie di un poeta?

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Fantasia per Rino Gaetano. Opera di Carlo Coppola

Da diversi anni si fa strada l’ipotesi che dietro l’apparente leggerezza del nonsense di Rino Gaetano possa celarsi un sistema di riferimenti criptici. Secondo questa chiave di lettura, i suoi testi non sarebbero semplici divertissement, ma rivelerebbero una possibile denuncia del potere occulto nell’Italia degli anni ’70. In particolare, “Mio Fratello è Figlio Unico” potrebbe essere interpretato come un testo stratificato che alluderebbe a massoneria, dinamiche di loggia e fragilità democratiche.

Già a partire dal titolo, alcuni ricercatori, tra cui spicca l’avv. Bruno Mautone – che ne ha scritto nei suoi saggi Chi ha ucciso Rino Gaetano? Il coraggio di raccontare: un’indagine tra massoneria, servizi segreti e poteri economici (2025), Rino Gaetano, segreti e misteri della sua morte: l’ombra dei servizi segreti dietro (2020), Rino Gaetano. La tragica scomparsa di un eroe (2013) – intravedono un possibile riferimento strutturale alle fratellanze massoniche. Se il “fratello” per eccellenza è il membro della loggia, definirlo “figlio unico” potrebbe rappresentare un paradosso volto a sottolineare l’isolamento o l’atipicità del protagonista rispetto a certi circoli. L’ossessiva ripetizione “mentre io aspettavo” potrebbe non limitarsi a una malinconia amorosa: secondo le tesi di Mautone, potrebbe descrivere la condizione del profano che attende di essere ammesso ai misteri, l’attesa di chi si trova fuori dal tempio, forse in quel gabinetto di riflessione dove si deciderebbe il destino del “bussante”.

La scelta dei personaggi citati appare tutt’altro che casuale se letta in chiave esoterica. La Fayette, massone di alto grado, a cui “importa la rivoluzione e un cappello nuovo”, potrebbe riferirsi al cappello frigio, simbolo iconico della rivoluzione ma anche della simbologia muratoria. Mautone suggerisce inoltre un possibile gioco di specchi tra le “Nove Sorelle”, la celebre loggia parigina Les Neuf Sœurs, e le “Sette Sorelle” del petrolio, tema carissimo a Gaetano. Bismarck rappresenterebbe invece la Realpolitik legata alle logge prussiane, il potere che “si annette mezza Europa” attraverso trame diplomatiche e militari. Mameli e Novaro, con il loro inno “tuttora in voga”, potrebbero incarnare un nazionalismo percepito come costruzione artificiale, legato alla struttura para-massonica della Giovine Italia mazziniana.

Il passaggio “si lavora e si produce, si amministra lo stato, il comune, si promette e si mantiene a volte” parrebbe suggerire una distinzione tra il potere visibile, quello dell’amministrazione pubblica, e quello reale. Il dubbio che Gaetano vo

lesse indicare che il vero potere risieda altrove appare legittimo: mentre il cittadino aspetta, le promesse si manterrebbero solo “a volte”. Anche la simbologia naturale si presta a letture alternative. Il sole che “bruciava bruciava bruciava” potrebbe richiamare la Luce esoterica, una conoscenza che abbaglia o scotta chi non è pronto. Le viole, con il loro fiorire e sfiorire, ricorderebbero i cicli di morte e rinascita tipici dei riti iniziatici. La notte perversa, quella che offre “tre occasioni”, potrebbe alludere ai tre gradi massonici: Apprendista, Compagno, Maestro. L’aggettivo “perversa” è il fulcro della tesi di Mautone, poiché Gaetano potrebbe essersi riferito alla degenerazione di certi ambienti, con un possibile, velato richiamo a logge coperte come la P2.

È possibile che Rino Gaetano abbia utilizzato il nonsense come una vera e propria strategia di sopravvivenza. In un’epoca di forti tensioni politiche, nascondere verità scomode dietro l’assurdo gli avrebbe permesso di parlare a chi possedeva gli strumenti per decodificare il messaggio, lasciando agli altri la superficie di una canzone orecchiabile. Come sintetizzano le tesi di Bruno Mautone, Rino Gaetano usava nomi e cognomi quando gli altri tacevano, e forse il suo era un linguaggio per pochi intimi, per chi sapeva leggere tra le righe di una politica che stava cambiando volto.

Il dubbio sulla sua tragica scomparsa nel 1981, avvenuta proprio nei giorni dello scandalo P2, rimane alimentato da coincidenze che molti, Mautone in primis, faticano a ritenere tali. Sebbene non vi siano prove definitive, resta la sensazione che i testi di Gaetano, riletti oggi, possano rappresentare una delle più lucide e pericolose denunce dei poteri invisibili che hanno segnato la storia d’Italia.

Carlo Coppola

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