Luce e buio, simbologia e celebrazioni sacre

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Con l’arrivo del nuovo anno il mese di dicembre chiude le porte del periodo più sacro di tutto l’anno. Non a caso il 13 dicembre la religione cristiana ricorda la martire santa Lucia e il 21 avviene il solstizio d’inverno, il momento di maggiore intensità del buio nonché di freddo che si affronta in vista del ritorno della luce. In armonia con la natura, i giorni che precedono il Santo Natale, l’Avvento, costituiscono un momento di grande raccoglimento interiore in attesa della venuta. Infatti, la simbologia della luce che vince sull’ombra occupa un ruolo fondamentale in tutte le religioni, diventando un’occasione per celebrare il calore umano e la condivisione di cibi e canti.

Per esempio, nell’ebraismo il simbolo di Hannukkah, la Festa delle luci che va dal 14 al 22 dicembre, è proprio un candelabro a otto bracci, la menorah. Mentre in Persia, Yaldā è la festività che celebra il solstizio, una notte ricca di usi e costumi, come la recitazione di poesie o lo scambio di melagrane, simbolo per eccellenza di fertilità e abbondanza.

Un banchetto nella notte Yaldā.

Nell’Antica Roma dal 17 al 23 dicembre si svolgevano i Saturnalia, festività in onore del Dio Saturno (che, non per una coincidenza, domina il segno zodiacale del capricorno per i nati dal 22 dicembre al 20 gennaio).

In un’altra sede abbiamo già parlato delle radici che il Natale cristiano affonda in Yule, momento secondo la tradizione celtica in cui la natura viveva il suo momento più basso e che per scongiurare si accendevano ceppi (da qui l’usanza del nostro albero di Natale), simbolo del calore e della luce. Inoltre, in occasione di Yule la figura mitologica del Re Quercia (Oak King) prenderebbe il possesso del trono per un semestre fino al solstizio d’estate, Litha, quando sarà il Re Agrifoglio (Holly King) a tornare al posto del potere.

Insomma, che l’inizio di un nuovo anno possa aiutarci ad accogliere la luce sul buio celebrando le ombre.

Sofia Fasano

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