Non solo cartolina: il mare come identità profonda nel libro di Michele Cassano

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Copertina Bari Mare mare

«Bari bisogna vederla all’alba. Ed è un’emozione unica arrivare per strada e guardarla mentre si sveglia. Bari bisogna vederla dal mare, quando il sole nascente la colora; bisogna vederla in silenzio, con passo lento e senza fretta, per scoprirne i dettagli e ammirarne la bellezza. Bari bisogna vederla con meraviglia, come quando i bambini vedono l’arcobaleno e la neve. Bisogna vederla quando il sole tramonta: uno spettacolo da non perdere. Bisogna vederla vestita a festa; vederla con la pioggia; vederla quando calano le luci della sera e diventa sfolgorante nel suo abito scuro. Ed è un’emozione unica guardarla mentre piano piano si svuota e si addormenta. Bari bisogna vederla e amarla… ed io non smetterò mai di farlo».

Queste sono le parole che Michele Cassano, più di un anno fa, dedicò alla sua e nostra città nella rubrica “La foto del Giorno” sulla Gazzetta del Mezzogiorno. E sì: Bari bisogna vederla dal mare per capirla davvero.

Dopo numerosi libri, calendari e splendide fotonotizie dedicate al capoluogo pugliese, il giornalista pubblicista barese è tornato la scorsa estate con Bari mare mare (Edizioni Gelsorosso).

Bari ha sempre vissuto un rapporto complesso con il suo litorale. Non a torto, fino a oggi è stata considerata una “città sul mare” ma non una “città di mare”: un luogo che non ha mai pienamente valorizzato il suo patrimonio paesaggistico, dal porto turistico alle spiagge. Fortunatamente, oggi le cose stanno cambiando. Tuttavia, per un barese autentico nato e cresciuto nel cuore della città vecchia, il mare non è mai stato alle spalle, ma sempre negli occhi, nella mente e nel respiro quotidiano.

In una delle numerose presentazioni del libro — alcune delle quali svolte suggestivamente a bordo di una barca — Cassano ha dichiarato: «Ho sempre avuto il mare dentro come retaggio di famiglia; mio nonno era pescatore e io, abitante storico di Bari Vecchia, ho respirato fin da piccolo l’odore della salsedine». Riguardo a quest’opera, ha aggiunto: «Il mio è un libro di memorie. Racconta di persone che hanno animato questa città, parla dei residenti del centro storico e di una Bari antica in cui siamo cresciuti. Ma parla anche di trasformazioni: di ciò che non c’è più e di ciò che deve ancora venire».

Sfogliando le pagine, incontriamo storie di pescatori e di reti lanciate con speranza. Sono racconti di famiglia — dai nonni Michele e Rosaria ai genitori, figli e nipoti — ma anche cronache di vicoli, botteghe, santi e processioni. Sono gioie e sofferenze che attraversano la città come il maestrale quando scavalca la Muraglia.

Nel libro si ritrovano il profumo del pane appena sfornato e del pesce fresco, insieme ai suoni di un dialetto che è carne, sangue e identità di un popolo fiero. Il mare resta lì, sullo sfondo: lo scenario che dà senso e luce all’intero quadro.

Per questo, Bari mare mare è un libro necessario. Serve ai residenti per non dimenticare; serve ai cittadini della “Bari nuova” per capire se stessi guardando l’orizzonte con occhi diversi; e serve ai turisti, affinché possano scoprire, oltre la superficie della cartolina e delle eccellenze gastronomiche, l’anima vera e profonda di Bari nel respiro eterno del suo mare.

E sì: Bari bisogna vederla dal mare per capirla davvero.

Dopo numerosi libri, calendari e splendide fotonotizie dedicate al capoluogo pugliese, il giornalista pubblicista barese è tornato la scorsa estate con Bari mare mare (Edizioni Gelsorosso).

Bari ha sempre vissuto un rapporto complesso con il suo litorale. Non a torto, fino a oggi è stata considerata una “città sul mare” ma non una “città di mare”: un luogo che non ha mai pienamente valorizzato il suo patrimonio paesaggistico, dal porto turistico alle spiagge. Fortunatamente, oggi le cose stanno cambiando. Tuttavia, per un barese autentico nato e cresciuto nel cuore della città vecchia, il mare non è mai stato alle spalle, ma sempre negli occhi, nella mente e nel respiro quotidiano.

In una delle numerose presentazioni del libro — alcune delle quali svolte suggestivamente a bordo di una barca — Cassano ha dichiarato: «Ho sempre avuto il mare dentro come retaggio di famiglia; mio nonno era pescatore e io, abitante storico di Bari Vecchia, ho respirato fin da piccolo l’odore della salsedine». Riguardo a quest’opera, ha aggiunto: «Il mio è un libro di memorie. Racconta di persone che hanno animato questa città, parla dei residenti del centro storico e di una Bari antica in cui siamo cresciuti. Ma parla anche di trasformazioni: di ciò che non c’è più e di ciò che deve ancora venire».

Sfogliando le pagine, incontriamo storie di pescatori e di reti lanciate con speranza. Sono racconti di famiglia — dai nonni Michele e Rosaria ai genitori, figli e nipoti — ma anche cronache di vicoli, botteghe, santi e processioni. Sono gioie e sofferenze che attraversano la città come il maestrale quando scavalca la Muraglia.

Nel libro si ritrovano il profumo del pane appena sfornato e del pesce fresco, insieme ai suoni di un dialetto che è carne, sangue e identità di un popolo fiero. Il mare resta lì, sullo sfondo: lo scenario che dà senso e luce all’intero quadro.

Per questo, Bari mare mare è un libro necessario. Serve ai residenti per non dimenticare; serve ai cittadini della “Bari nuova” per capire se stessi guardando l’orizzonte con occhi diversi; e serve ai turisti, affinché possano scoprire, oltre la superficie della cartolina e delle eccellenze gastronomiche, l’anima vera e profonda di Bari nel respiro eterno del suo mare.

Salvatore Schirone

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Commento 1
  • michele cassano

    che bella recensione

    Rispondi
    20/12/2025

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