Il “monstrum Apuliae”: la storia unica del convento benedettino di Conversano

Luogo in cui le badesse indossavano mitra e pastorale

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Nella città di Conversano sorge un ricchissimo convento benedettino, che fu noto in passato col nome (tutto dire) di “monstrum Apuliae”. Ma cosa si cela dietro questo curioso soprannome?

La presenza dell’ordine benedettino a Conversano risale addirittura all’anno 889, quando il convento viveva essenzialmente di piccole donazioni di soggetti privati. La svolta, però, si ebbe nel successivo 1098, quando il primo Conte di Conversano, Goffredo d’Altavilla, di chiara stirpe normanna, donò all’ordine il casale di Castellana, che permise agli abati benedettini di esercitare un diritto di prelievo fiscale sugli abitanti locali.

La progressiva importanza raggiunta dalla struttura è confermata nel 1110, quando papa Pasquale II concesse al monastero il titolo di “abbazia nullius”, andando a rendere l’istituzione autonoma rispetto all’influenza del vescovo e ponendo la stessa a diretta dipendenza della santa sede. In forza di ciò, i monaci ottennero anche l’autorità di poter eleggere autonomamente il proprio abate: il convento divenne una vera e propria abbazia territoriale. Tali esenzioni vennero quindi estese nel 1256 anche ai possedimenti di Castellana.

Alcune questioni politiche, in particolare l’opposizione dei monaci al re di Sicilia Manfredi, portarono questi ad abbandonare Conversano. Nel 1266, quindi, papa Clemente IV affidò l’ex monastero benedettino alle monache cistercensi, guidate da Dametta Paleologo, probabilmente imparentata con la dinastia imperiale di Costantinopoli. Nonostante questo importante cambiamento, il pontefice Gregorio X confermò tutte le precedenti concessioni ed esenzioni che erano state proprie dei benedettini; per di più, la badessa ebbe il permesso di poter indossare la mitra e il pastorale, simboli tipicamente associati ai prelati di sesso maschile. La madre superiora poté anche fregiarsi del privilegio del baciamano da parte del clero maschile. Fu proprio questa situazione sui generis, unica nella cristianità occidentale, a portare al soprannome di “monstrum Apuliae”, cioè “stupore di Puglia”.

Il prestigio e il potere del monastero accrebbero di pari passo con le ricchezze. Molte badesse finirono per provenire direttamente dalla famiglia dei conti di Conversano, gli Acquaviva d’Aragona, e ciò non fece altro che acuire l’insofferenza e l’astio tra il convento e la curia vescovile locale, completamente esautorata relativamente alle questioni monastiche. Il culmine si raggiunse quando, in barba a tutte le convinzioni, la badessa ottenne l’abbattimento del campanile della cattedrale: fu quindi quello di San Benedetto, e non quello della cattedrale, a svettare sulla cittadina. Tale situazione proseguì ininterrotta fino alla soppressione dei conventi, avvenuta su ordine di Murat nel 1810.

La struttura monastica riflette l’importanza raggiunta nel tempo dall’istituzione. L’area su cui insiste occupa una vasta area del centro storico di Conversano, innestandosi per un lato direttamente sulle mura. L’ingresso dell’edificio è laterale: su di un portale barocco si innesta un elevato campanile, la cui sommità è ricoperta da tegole maiolicate, le stesse che decorano la cupola della chiesa.

Questa si sviluppa su tre navate, ergendosi direttamente sull’antica cripta romanica a due navate. Gli interni della chiesa presentano delle ricchissime decorazioni barocche, tra cui spiccano anche alcune opere attribuite al pittore giovinazzese Carlo Rosa. Alle spalle della chiesa sorge un ampio chiostro medievale risalente all’XI secolo, che presenta una serie di capitelli istoriati. L’importanza del luogo sta anche nel fatto di essere sede della sepoltura del famoso Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, soprannominato “il Guercio di Puglia”.

Attualmente, il complesso ospita il museo civico di Conversano, mentre il piano superiore è stato adattato a biblioteca e aule studio.

Giuseppe Mennea

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