L’area naturale di Ripalta

Un'oasi poco nota alle porte di Bisceglie

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In un precedente articolo abbiamo parlato più o meno diffusamente delle conformazioni rocciose e carsiche che caratterizzano il territorio del nord barese e, più a nord, della Sesta Provincia. Rimaniamo, dunque, in territorio di Bisceglie, spostandoci però dall’entroterra alla costa, precisamente nel tratto di levante, dove la città confina con Molfetta. Risaliremo idealmente il tratto della costa avvicinandoci pian piano al centro cittadino.

Il punto di partenza dell’itinerario è torre Calderina, una torre d’avvistamento cinquecentesca in territorio di Molfetta, inserita in un’area sottoposta a vincolo di tutela paesaggistica. La torre prende il nome dall’architetto che la progettò, tale Salvatore Calderini, e si inserisce in un progetto di difesa più ampio previsto dagli spagnoli di Carlo V che, tra il 1569 e il 1573, edificarono tra la foce dell’Ofanto e la città di Monopoli ben sedici torri per proteggere il territorio dagli attacchi dei pirati turchi. Le torri erano strategicamente disposte nei vuoti presenti tra le varie città ed erano in stretto contatto con le stesse e con il territorio rurale. Nel nostro caso specifico, inoltre, torre Calderina sarebbe servita a controllare anche i traffici commerciali di cala San Giacomo, antico approdo attivo fin dal medioevo.

Presenta la tipica struttura delle torri del tempo: pianta quadrangolare, forma troncopiramidale, caditoie e nessuna apertura sul lato mare, quello più esposto agli attacchi. Oggi si nota una scala in pietra che permette l’accesso alla torre, scala che si è sostituita a una amovibile che era ritratta all’interno durante la notte o in caso di attacco, isolando la torre dall’esterno. L’edificio è stato recentemente interessato da lavori di restauro e recupero e pare che verrà utilizzata come osservatorio astronomico.

La torre, come accennato, è inserita in un’area sottoposta a vincolo di tutela paesaggistica fin dal 1983: tale area ha una superficie complessiva di circa 350 ettari ed è caratterizzata dalla presenza della tipica macchia mediterranea.

Risalendo la costa, a livello della zona industriale di Bisceglie, raggiungiamo Cala Pantano. Si tratta di un pittoresco porticciolo dai fondali bassi e sabbiosi che, sebbene sia collocato nelle vicinanze di alcuni capannoni industriali dismessi, risulta essere area di sosta per circa 170 specie di uccelli che qui si fermano per accumulare energia e partire per i loro viaggi migratori, necessari alla nidificazione. Rappresenta, inoltre, lo sbocco in mare del torrente delle Lame, di cui abbiamo parlato nell’articolo sulle grotte di Santa Croce e del Finestrino. Anche qui a farla da padrona è la macchia mediterranea, con la tipica vegetazione che si può riscontrare in tutte le aree fluviali (giunchi, canneti, …).

A poca distanza da Cala Pantano, ma in una posizione più elevata, si trova uno dei luoghi più caratteristici di Bisceglie, ovvero la scogliera e le grotte di Ripalta, inserite dalla prestigiosa rivista Lonely Planet tra le più belle spiagge della Puglia. Si giunge a destinazione percorrendo una tortuosa strada di campagna, che si snoda tra antichi muretti a secco, simbolo dell’antica maestria contadina e inseriti, da poco, tra i patrimoni immateriali dell’Unesco. La strada termina su un belvedere, in posizione centrale tra le due “braccia” della scogliera, in corrispondenza di una piccola spiaggia di ciottoli.

La scogliera così come la conosciamo si è formata nel cretaceo. Le stesse rocce risultano essere ricche di fossili, così come la celebre pietra di Trani. Nello specifico, la scogliera di Ripalta si compone di rocce con venature ad andamento rettilineo o serpeggiante, le quali hanno tonalità di fondo bianco-avorio con sfumature rosse o gialle. L’altezza massima della scogliera è superiore ai nove metri.

Come in tutte le falesie sul mare, si può assistere anche a Ripalta al processo di formazione delle spiagge di ciottoli: nei secoli, il mare scava delle cavità all’interno della parete rocciosa; quando la grotta raggiunge delle dimensioni importanti, il soffitto cede e i massi saranno lavorati dal mare divenendo, pian piano, i ciottoli che tutti conosciamo.

Terminiamo la nostra visita in un punto molto caratteristico del posto: una piccola apertura in un muretto a secco che si apre a piena vista sulla scogliera e che, per questo motivo, è spesso scelta per scattare qualche foto.

Giuseppe Mennea

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