Il Kursaal Santalucia, una delle meraviglie del Miglio dei Teatri di Bari

Da cineteatro degli anni Venti a luogo della cultura contemporanea

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Sicuramente, anche chi non abita a Bari città avrà sentito almeno una volta parlare del cosiddetto “Miglio dei Teatri”, ovvero un agglomerato di strutture, alcune più antiche, altre meno, che si raggruppano tutte a ridosso tra il murattiano e il lungomare. Esse sono, nello specifico, il Teatro Piccinni, il Teatro Margherita, il Petruzzelli e il, forse, meno famoso Teatro Kursaal Santalucia. E proprio di quest’ultimo vogliamo parlare nel presente articolo.

Il Teatro in questione fu progettato in stile tardo liberty dall’ingegner Orazio Santalucia ed edificato tra il 1924 e il 1927 in Largo Adua, sul lungomare Crollalanza. Potrebbe passare anche inosservato, inserito com’è all’interno di comuni abitazioni, se non fosse per le straordinarie decorazioni scultoree presenti in facciata, che costituiscono una forte cesura rispetto alle facciate adiacenti, realizzate prevalentemente in forme classiche.

Con tale edificio, i Santalucia volevano inserirsi nella fiorente attività delle sale da teatro e fare concorrenza alle altre strutture esistenti. Il modello erano i kursaal del nord Europa, strutture dedicate ai più disparati scopi, tra i quali cure termali, sale lettura, casinò e, per l’appunto, teatri.

Dopo un periodo di fiorente attività, il teatro fu affittato nel ’36 a un’associazione fascista, che lo trasformò in un dopolavoro. Il cambio si avvertì anche con riferimento al pubblico servito: si passò dall’élite alla piccola borghesia. Successivamente, nel 1945 cambiò nuovamente nome, divenendo “Cineteatro Santalucia” e assolvendo alla doppia attività di teatro e cinema.

La denominazione attuale si affermò definitivamente negli anni ’50, quando nella struttura si iniziarono a proiettare essenzialmente lungometraggi. Proprio negli anni Cinquanta, importanti lavori di ristrutturazione e ampliamento fecero rivivere per brevi periodi gli antichi fasti della prima “era” del teatro. Le dimensioni ristrette e poco competitive, però, segnarono definitivamente l’edificio, che fu chiuso sul finire degli anni ’70.

Venduto all’asta per 700 milioni di lire, fu acquistato dalla Fabris che, nell’85 avviò una seconda fase di restauri affidati anche a figure di spicco dell’architettura come Paolo Portoghesi. Il teatro venne quindi riaperto nel ’91, poco prima dell’incendio del Petruzzelli, e rimase attivo per un ventennio. È in questo periodo che ha potuto vantare anche la direzione di Gigi Proietti. Nel 2011, però, nuovi problemi finanziari della società proprietaria ne determinarono la chiusura e successiva vendita all’asta.

La struttura è stata, quindi, acquistata dalla Regione Puglia, che ne ha curato il restauro, durato dieci anni, che ha interessato tutti gli ambienti dell’edificio: la sala del teatro, la sala Giuseppina e l’attico, dove l’artista Alfredo Pirri ha realizzato la nuova e contemporanea Sala Cielo. Attualmente il teatro è sede di numerosi eventi culturali, avendo ospitato anche il Prix Italia e il Bifest.

Giuseppe Mennea

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