È bastato un semplice clic rifiutato su un sito di e-commerce per far esplodere la solita, virale indignazione digitale. Il recente caso legato al configuratore web di Coca-Cola — la piattaforma che permette agli utenti di personalizzare le lattine con scritte a scelta — ha scatenato in rete un’ondata di sdegno e infuocate accuse di discriminazione ideologica. Il motivo della bufera? L’interfaccia ha accettato senza problemi la frase “Satan is King”, mentre ha bloccato e respinto l’espressione “Jesus is King”.
Sui social si è gridato immediatamente al complotto anti-cristiano e alla censura guidata. Eppure, la realtà è ben diversa, assai più fredda e, per certi versi, molto più inquietante. Già nel 2024 un’accurata inchiesta di fact-checking condotta da Reuters aveva fatto chiarezza sulle policy del brand: gli automatismi aziendali sono progettati per impedire in modo generalizzato la stampa di marchi registrati, slogan politici e termini a carattere religioso. In diverse occasioni, infatti, anche il nome di “Allah” o concetti legati all’Islam venivano regolarmente bloccati dal sistema.
La reazione emotiva della rete rischia però di fuorviare l’analisi fondamentale: non siamo di fronte a una regia ostile o a un complotto ideologico, ma alla fredda ed esatta esecuzione di un automatismo cieco.
La cecità sintattica: quando la macchina ignora il senso
Nelle Sacre Scritture la cecità non indica mai soltanto un deficit visivo o un problema agli occhi; definisce la condizione spirituale di un mondo incapace di discernere la profondità della realtà. I sistemi di moderazione automatica guidati dall’Intelligenza Artificiale operano esattamente in questo stato di totale cecità spirituale: non comprendono la devozione, la teologia, la preghiera o la profanazione. Essi si limitano a calcolare freddi parametri di rischio su semplici stringhe di caratteri.
È per questo che la medesima piattaforma che cancella ed equipara formule d’amore e fede come “Holy Trinity”, “Virgin Mary” o “Holy Spirit” lascia passare senza ostacoli l’espressione “God is dead”. L’Intelligenza Artificiale non distingue tra un nome santo e una bestemmia, perché per il software si tratta della stessa identica cosa: codice da filtrare, sequenze di bit da analizzare, un margine di rischio aziendale da neutralizzare.
Non una persecuzione, ma la sostituzione del Sacro con la conformità
Gridare alla persecuzione o al martirio digitale significa non cogliere la gravità sistemica di ciò che sta realmente accadendo. Il male, nella grande tradizione teologica e filosofica, non si presenta quasi mai con i tratti del nemico dichiarato che abbatte i templi con le ruspe. Si presenta, semmai, con il volto discreto, educato e burocratico della distrazione e dell’irrilevanza.
L’algoritmo non combatte la fede: fa qualcosa di molto più devastante, la sostituisce con una classificazione procedurale. Non brucia i luoghi di culto, ma li archivia freddamente come “contenuti ad alto rischio”.
Abbiamo progressivamente costruito e delegato la soglia stessa del “dicibile” e del “pensabile” a macchine conformi a una logica di puro profitto e neutralità di facciata. Sistemi che misurano tutto ma non riconoscono nulla, ottimizzando ciò che è formalmente consentito e cancellando, per appiattimento informatico, la nozione stessa di ciò che è degno, alto o sacro. L’algoritmo sostituisce integralmente la dimensione del Sacro con la sterile categoria della conformità procedurale. Il pensiero religioso e la tensione verso il trascendente vengono semplicemente sterilizzati.
L’irriducibile soglia dell’Incarnazione
In questo scenario di progressiva neutralizzazione digitale della coscienza umana, emerge tuttavia il limite invalicabile e definitivo di ogni filtro informatico. Se un automatismo può impedire la stampa di un nome venerato su un supporto di alluminio commerciale, esso rimane del tutto impotente di fronte a una vita trasformata dalla grazia, a un gesto spontaneo di carità o a un atto scandaloso di perdono.
Cristo non ha mai chiesto di essere impresso su un oggetto di consumo o su un gadget aziendale, ma di essere conosciuto, accolto e testimoniato nella carne viva della storia. È proprio questo il dato spirituale e umano che nessun algoritmo, nessuna AI e nessuna policy aziendale potrà mai processare o codificare: una lattina personalizzata si può facilmente rifiutare con una riga di codice, ma un’esistenza legata al sacro e vissuta nella coerenza del Vangelo resta un’evidenza imponderabile, viva e del tutto impossibile da cancellare.
Salvatore Schirone










