A febbraio scorso è scaduta la discutibile intesa, firmata il 20 febbraio 2007, tra il Comune di Giovinazzo e la Provincia di Bari, mediante la quale, a seguito dell’estinzione dell’“Istituto Vittorio Emanuele II” la Provincia, divenuta proprietaria dell’intero complesso ex monastico, affidò al Comune l’utilizzo del caseggiato, denominato “Case di S. Giuseppe”.
Trattasi del corpo edilizio, costruito in prosecuzione dell’originaria edificazione conventuale domenicana, in piazza Vittorio Emanuele II, e che fa angolo con Corso Amedeo e comprende anche una vasta area scoperta retrostante.
Per la verità quell’accordo, intercorso solo dopo qualche anno dalla chiusura dell’Istituto, ospizio per giovani di famiglie bisognose, ratificata con Atto della Regione n. 44 del 17 marzo 2004, in BUR n.39 dell’1.04.2004, era stato in qualche modo propugnato dall’allora sindaco Prof. Natalicchio, che ebbe a deliberare l’estinzione dell’IPAB –“Istituto Vittorio Emanuele II”- con l’Atto di Giunta n. 238 del 4.11.2003, senza alcun vaglio di tale decisione da parte del Consiglio Comunale.
Alla base di tale concordato v’erano appunto le sollecitazione della politica locale di evitare che il transito della proprietà dell’intero compendio immobiliare dell’ex monastero alla allora Provincia potesse portare a modificare le situazioni di occupazione da parte di privati dei tanti locali della fabbrica “Casa S. Giuseppe”, utilizzati come sedi di partito e di circoli sindacali e ricreativi e, perfino, come esercizi commerciali. Tant’è che, in tutti questi anni, nonostante il Comune fosse divenuto concessionario a titolo gratuito di tale complesso patrimoniale indisponibile non lo ha mai utilizzato per funzioni proprie di servizi alla città, ma ha continuato ad affittarlo a terzi. Quegli ambienti sono stati sempre usati da privati in maniera del tutto impropria con contratti in forma privatistica e il cui corrispettivo è stato riscosso e accreditato come entrata ordinaria al bilancio comunale. Naturalmente non si è in grado di risalire a quanto ammonterebbe l’introito annuale di dette locazioni, anche perché è risaputo che molte complicanze sarebbero insorte circa la regolarità nel pagamento di tali canoni e, in certi casi, anche ridotti convenzionalmente a scomputo di lavori di manutenzione effettuati dal locatario. Una modalità di rapporti non certo in linea con le indicazioni legislative in tema di utilizzo da parte di privati di beni facenti parte della patrimonialità indisponibile degli Enti pubblici.
Dunque, scaduto quell’accordo della durata di 19 anni, a far data dal 20 febbraio 2026, e non essendo intervenuto alcun atto che legittimi ancora il possesso di tali beni, il Comune di Giovinazzo non ha più alcun titolo a curarne la gestione e la regolamentazione dell’uso stesso dei locali costituenti l’immobile titolato “Case San Giuseppe”. Per cui a ogni rapporto contrattuale in essere, stipulato con i privati, siano essi organismi di partiti politici, che gruppi associativi-sportivi e culturali, che ne consente la relativa fruizione, dovrebbe subentrare l’effettivo proprietario che è, allo stato, la Città Metropolitana di Bari cui spettano anche i rispettivi canoni di locazione che il Comune continua a riscuotere.
La stessa sorte dovrebbe subire tutto quanto lo spiazzo retrostante alla corpo edilizio in parola che, dieci anni or sono, con atto firmato dall’Assessore Depalo, all’epoca investito della delega al Patrimonio comunale, fu ceduto in uso gratuito alla Parrocchia S. Domenico. Scopo di quella cessione era appunto quello di attrezzare lo spazio con un campo di calcio e relativi servizi per suscitare l’interesse dei giovani ad infoltire ed animare l’oratorio parrocchiale dedicato, nella circostanza, al Papa, Giovanni Paolo II. E, difatti, fu aperto un accesso indipendente su Corso Amedeo in modo da evitare ogni connessione dell’impianto sportivo con la chiesa parrocchiale, essendo stata l’area convertita a campo di calcio aperto a tutti. Naturalmente grande propaganda, al momento della sottoscrizione di detta cessione, per significare la grande attenzione cui il governo cittadino manifestava di avere verso il mondo giovanile mettendo a loro disposizione un’attrezzatura sportiva al centro della città.
Tuttavia, dopo qualche tempo dall’avvio della pur importante iniziativa di far da richiamo per i giovani con la pratica del gioco di calcio, l’oratorio sembrerebbe non abbia più avuto interesse a tenere funzionante la struttura sportiva, per cui il sito è rimasto chiuso da diversi anni. Non è, neppure, chiaro se quell’area sia ancora in consegna alla Parrocchia S. Domenico o è stata retrocessa al Comune.
Giuseppe Maldarella













