
La regista Tamara Stepanyan
Dal 12 al 19 luglio Yerevan torna capitale del cinema d’autore con la 23ª edizione del Golden Apricot Yerevan International Film Festival, la rassegna che dal 2004 fa dell’Armenia un crocevia tra Est e Ovest. A fondarla furono il regista Harutyun Khachatryan, tuttora presidente della manifestazione, il critico Mikayel Stamboltsyan e Susanna Harutyunyan, direttrice artistica: da allora il festival porta avanti il motto “Crossroads of Cultures and Civilizations“, scegliendo come simbolo l’albicocca, frutto identitario del Paese e colore della bandiera nazionale. Quest’anno vanta un riconoscimento inedito, l’accreditamento FIAPF, e la nomina a “guest festival” della rete Doc Alliance, che riunisce piattaforme come CPH:DOX e DOK Leipzig. Il programma, costruito su circa 600 candidature da 90 Paesi, presenta 90 titoli da 40 nazioni, distribuiti tra Concorso Internazionale, Concorso Regionale, la sezione cortometraggi Apricot Stone e le proposte non competitive, tra retrospettive e omaggi.
Ad aprire l’edizione 2026 sarà “In the Land of Arto” (Le Pays d’Arto), coproduzione franco-armena diretta da Tamara Stepanyan, regista nata a Yerevan e cresciuta in Libano, già autrice del documentario “My Armenian Phantoms”, candidatura armena agli Oscar 2026. Il film, interpretato da Camille Cottin, Zar Amir Ebrahimi e Denis Lavant, segue Céline, una donna francese giunta in Armenia per regolarizzare la morte del marito Arto, e che scopre una vita segreta fatta di diserzione e di una guerra mai davvero conclusa. Lo scorso marzo Stepanyan era stata ospite a Bari, incontrando il console onorario Dario Rupen Timurian e il suo staff, dove il film ha concorso nella sezione Meridiana della 17ª edizione del Bif&st – Bari International Film&Tv Festival, presentato dalla regista al Teatro Kursaal Santalucia davanti alla giuria presieduta da Roberto Andò.

Suv Ohanian tra gli ospiti del festival
A chiudere il festival sarà invece “Once Within a Time” di Godfrey Reggio, maestro del cinema sperimentale noto per la trilogia Qatsi, che firma con il compositore Philip Glass un ultimo, suggestivo viaggio visivo e filosofico; come ospite d’onore arriverà a Yerevan il produttore candidato all’Oscar Sev Ohanian, dietro titoli come “Searching” e “Sinners” di Ryan Coogler, che gli è valso la sua prima nomination, atteso anche per l’anteprima armena del suo esordio alla regia, “My Big Fat Armenian Family” (2008).
Sul fronte delle giurie, il Golden Apricot 2026 punta su due nomi di peso del cinema d’autore. A presiedere la giuria del Concorso Internazionale sarà l’austriaca Jessica Hausner, autrice affermata a Cannes e Venezia per il suo approccio originale al cinema di genere. La giuria del Concorso Regionale sarà invece guidata dal direttore della fotografia iraniano Mahmoud Kalari, storico collaboratore dei maestri del cinema persiano, autore tra l’altro della fotografia di “Una separazione” di Asghar Farhadi. Le proiezioni si terranno tra Cinema House, Cinema Moscow e Nairi, con il sostegno del Ministero dell’Istruzione, Scienza, Cultura e Sport armeno e il patrocinio del Comune di Yerevan. Confermato lo stile della manifestazione: al posto del tappeto rosso, uno d’autore firmato dall’artista russo Igor Gurovich, che ha anche curato il manifesto ufficiale, quest’anno dedicato alla poesia.
M. Siranush Quaranta










