Archeologia come ponte tra Italia e Armenia: dall’età del Bronzo al patrimonio digitale

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L’Ambasciatore e la consorte osservano il cantiere di scavo

L’archeologia si conferma tra i terreni più fecondi della cooperazione italo-armena, dove rigore scientifico e diplomazia culturale si intrecciano, come testimoniano le recenti attività a Shamiram e Dvin.

L’11 giugno l’Ambasciatore d’Italia a Erevan, S. E. Alessandro Ferranti, accompagnato dalla gentil consorte signora Sarune, ha visitato il cantiere della Missione archeologica congiunta armeno-italiana a Shamiram, in Aragatsotn, durante la campagna di scavo 2026 (26 maggio-25 giugno), diretta dai professori Varduhy Melikyan e Roberto Dan per l’Accademia Nazionale delle Scienze armena e l’ISMEO, con il sostegno della Farnesina.

Shamiram, che nel nome evoca la leggendaria regina Semiramide, conserva una stratigrafia dall’Età del Bronzo al Medioevo, con un imponente sistema di fortificazioni. Le indagini hanno approfondito la monumentale Tomba 3 – cista funeraria, armi in bronzo, punte di freccia in ossidiana, resti di un cavallo sacrificato, segno del prestigio delle élite tardo-bronzee – ed evidenze pre-urartee, a conferma di una continuità insediativa bimillenaria.

Ambasciatore e consorte osservano la digitalizzazione dei reperti

Il 15 giugno l’Ambasciatore Ferranti, sempre accompagnato dalla moglie, ha visitato Dvin, antica capitale armena medievale, per la conclusione della prima campagna di documentazione tridimensionale dei reperti, nell’ambito del progetto ArcheTourDev (AICS), condotto dall’Università di Firenze con l’Università Statale di Erevan e l’Istituto di Archeologia ed Etnografia armeno, sotto la direzione dei professori Hamlet Petrosyan e Michele Nucciotti, con l’egida dell’Opificio delle Pietre Dure e l’ISMEO.

Tra il 7 e il 14 giugno una squadra di ricerca italo-armena, con Global Digital Heritage e le ricercatrici Elisa Pruno e Tatiana Vardanesova, ha digitalizzato circa 350 reperti (IX-XIII secolo) – vasellame, anfore, lucerne, scarti di fornace – documentando la vita quotidiana di Dvin e i commerci con il Vicino Oriente e il mondo iranico. Fotogrammetria e scansione laser garantiranno tutela, studio e catalogazione digitale del sito.

Dalle tombe di Shamiram ai modelli digitali di Dvin, l’archeologia si conferma diplomazia della cultura: ponte fra due popoli uniti dalla volontà di custodire la memoria viva delle proprie civiltà.

Carlo Coppola

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