Nasce un nuovo talento del pianioforte armeno: Lilit Hayrapetyan tra i vincitori GeneralBass (BMIPC 2026)

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Si è chiusa a Yerevan, nella prestigiosa cornice della Baroque Music International Piano CompetitionGeneralBass” (BMIPC 2026), la fase dal vivo che dal 1 al 7 luglio ha visto confrontarsi, sotto lo sguardo attento di una giuria internazionale, giovani talenti pianistici provenienti da diverse tradizioni musicali e da differenti continenti.

La competizione, organizzata dall’Art Academy Paronyan e membro della Alink-Argerich Foundation nonché di WPTA Armenia, è diretta artisticamente da Izabella Paronyan — pianista, educatrice, autrice del testo didattico Magic Piano, fondatrice dell’Academy e Presidente di WPTA Armenia. Co-fondatore e coordinatore del progetto è Davit Davtyan, mentre il comitato organizzativo è guidato dal giovane e dinamico pianista Taron Jaghatspanyan.

Tra i tre vincitori del Primo Premio si è distinta Lilit Hayrapetyan , giovanissima interprete della capitale armena, figlia del celebre jazzista Vahagn Hayrapetyan, pianista, cantante e compositore insignito del titolo di Artista Onorato della Repubblica d’Armenia, voce storica del jazz armeno affermatasi tra Yerevan, New York e New Orleans. Lilit ha ricevuto punteggio di 96 e si è aggiudicata il primo premio insieme a Prapti Najuru (India-Emirati Arabi) e Mark Minasyan, anch’egli armeno. Il Gran Premio della Giuria è andato a Erik Byurkland (Emirati Arabi Uniti) e Giorgi Mzhavanadze (Georgia).

La giuria internazionale, composta da Oleg Poliansky (Germania/Ucraina), Valerian Shiukashvili (Georgia), Anna Saradjian (Armenia/Canada), Aleksandar Serdar (Serbia/Slovenia), Francesco Cipolletta (Italia), Pablo Galdo (Spagna) e Yakov Katsnelson (Russia), ha valutato con estremo rigore la tecnica, l’interpretazione e la fedeltà stilistica al repertorio barocco.

Ad affascinare la commissione è stata, in particolare, la duttilità del tocco che ha contraddistinto l’esecuzione della giovane pianista: una sensibilità timbrica matura, capace di piegare la tastiera a un ventaglio di sfumature dinamiche non comuni per la sua età, richiamando gli aspetti tipici del clavicembalo. Ma è stata soprattutto la personalizzazione psicologica del brano suonato e interpretato da Lilit, intitolato “Les Roseaux” (I giunchi) e tratto dal Treizième Ordre del Troisième Livre de pièces de clavecin (1722) di François Couperin, a colpire profondamente il pubblico e la giuria. Caratterizzato dall’indicazione di tempo Tendrement, et sans lenteur, il brano dipinge un’atmosfera al contempo straordinariamente bucolica e poetica, che la pianista ha saputo restituire con assoluta fedeltà, esaltandone la complessità architettonica e arricchendola di una ricerca formale mai banale, battuta dopo battuta.

Un risultato che assume un significato particolare se letto in filigrana genealogica: nella parabola artistica di Lilit sembra prolungarsi, per vie diverse, l’eredità musicale paterna, a conferma di come la grande scuola pianistica armena continui a generare interpreti capaci di coniugare una ferrea disciplina interpretativa e una rara intensità espressiva.

Una notizia che, seppur giunta da lontano, merita di essere raccolta anche dalle nostre colonne: la comunità armena mondiale, di cui terra di Bari e la Puglia custodiscono da secolo una memoria preziosa e legami storici profondi, si arricchisce di un nuovo giovane talento chiamato a rappresentarla autorevolmente sui grandi palcoscenici internazionali.

Carlo Coppola

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