La riqualificazione del verde urbano su tutto il lungomare, a nord e a sud dell’abitato antico, il Sindaco Sollecito, con orgoglio, l’aveva additata come il fiore all’occhiello del suo straordinario piano di valorizzazione del patrimonio arboreo della città di Giovinazzo. Tanto traspariva anche dall’approfondito studio di fattibilità di detto intervento, commissionato all’ing. Marilena BAVARO, la cui spesa complessiva fu preventivata in ben € 340.000,00, per quanto rilevasi dall’atto decisionale di Giunta, n. 241 del 18 ottobre 2023, che ne deliberò il via all’attuazione.
Tuttavia questa importante opera di ammodernamento dell’impianto arboreo, fronte mare, non ha avuto un iter del tutto lineare e, per di più, un risultato, direi, per niente soddisfacente, se, a distanza di qualche mese dalla sua realizzazione, si è deciso di intervenire per sostituire gran parte delle piante che sono deperite.
E ciò non già a causa di insufficienti risorse economiche, come capitato a tante opere pubbliche mai portate a termine o neppure iniziate per insufficienza di copertura finanziaria, giacché il Comune, all’atto del varo del progetto esecutivo (Delibera di Giunta n.173 del 17 ottobre 2024), aveva introitato il ricavato della vendita della Farmacia comunale,dell’ex Carcere e del Macello e destinato parte dell’incasso per questa nuova alberatura che avrebbe qualificato tutta la costa, imputando la relativa spesa di € 340.000,00 sull’esercizio finanziario 2024.
Piuttosto, le complicanze sono state di natura procedurale, sia in fase di approntamento del progetto definitivo che ha richiesto anche il consulto di un esperto agronomo, quant’anche per l’incertezza del quadro economico, definito solo a conclusione dei lavori. Il consuntivo della spesa, infatti, si è rivelato essere notevolmente inferiore alle previsioni iniziali, per essersi dimensionato a soli € 197.586,23, dai 340 mila Euro iniziali. Detto importo, naturalmente, è al netto della parcella liquidata all’ing. BAVARO per la redazione dell’iniziale progetto di fattibilità e di quella di consulenza dell’agronomo.
Il ricalcolo dei costi è conseguito non tanto per effetto del considerevole ribasso d’asta del 28,74% offerto in gara, dalla Srl IPOMAGI che le consentì di aggiudicarsi l’appalto, quant’anche per la modifica del contratto stesso di committenza, in ragione di una revisione del computo metrico estimativo dei lavori, una volta che questi sono stati portati a termine (D.D. n.120 del 31.07.2025).
Quanto, invece, al deprecabile risultato è apparso, da subito, che gran parte delle circa 180 essenze di “ficus australis”, piantumate per lo più in sostituzione di alberi di tipo tamerice, particolarmente quelle più esposte ai venti di mare, sono andate in deperimento completo, nel giro di qualche mese. L’immediato inaridirsi delle nuove piante ha impressionato non poco l’opinione cittadina dando luogo anche ad accese rimostranze cui l’Assessore ai LL.PP. ha tentato di smorzare con la messa in atto di misure protettive degli alberi, incappucciandone le chiome, e con l’apporto di ghiaietto, a copertura degli alvaretti, per drenare il terreno.
Sta di fatto che qualsiasi rimedio tentato, come era prevedibile, non ha prodotto, in alcun modo, il recupero della vitalità di gran parte dei ficus australis le cui chiome sono state aggredite dalla salsedine che i marosi trascinano quando i venti impetuosi fanno sì che le onde marine invadono, perfino, la corsia stradale del lungomare. Fenomeno questo notoriamente risaputo e, tra l’altro, messo in luce dagli stessi funzionari dell’Ufficio LL.PP. comunale, gli estensori del progetto definitivo, approvato dalla Giunta con atto n.173/2024, sempre su presentazione dell’Assessore ai LL.PP.
Nella loro relazione illustrativa del progetto, allorché descrivono lo stato rovinoso dei tamerice, ritenuti tutti irrecuperabili, l’hanno descritti e documentati, mediante foto, con i loro fusti, anche di un certo diametro, sbilanciati verso la strada a causa dell’intensità dei venti, sia di tramontana che di grecale, che colpiscono la nostra riviera e spazzano via quanto su di essa si trovi.
Ciò nonostante, l’alberatura preesistente, costituita tutta da essenze di tamerice, comunque, è resistita per oltre un ventennio, alle provate violenti perturbazioni che, da sempre, si abbattono sul litorale, nonostante la scarsa attività manutentiva che veniva agli stessi praticata. Potature che si facevano solo in conseguenza di dette violenti perturbazioni, quando queste stroncavano, perfino, i loro tronchi, come documentato dai funzionari comunali nella relazione di presentazione del progetto esecutivo, messo a punto nell’ottobre 2024.
E, dunque, in linea con tali considerazioni di ordine climatico descritte, appunto, dai funzionari progettisti, la Direzione LL.PP. con il suo recentissimo provvedimento, D.D. n.75 del 22 maggio scorso, non ha mancato di attestare che il disseccamento progressivo delle nuove piante di ficus australis, è dipeso esclusivamente da fattori meteorologici, particolarmente proibitivi, che, nello scorso anno e pure nei mesi invernali appena trascorsi, hanno imperversato sul territorio. Al tempo stesso ha dichiarato la regolare esecuzione dei lavori da parte dell’appaltatore cui nessun addebito potrebbe essere fatto in termini di inosservanze del contratto di appalto o di scarsa diligenza e imperizia nella esecuzione dell’opera.
Sicché non è stato difficile addivenire ad un compromesso con la stessa società IPOMAGI sulla necessità di dover rimuovere, subito, le piante di ficus australis andate perse, favorito anche dal fatto che la società appaltatrice si è dichiarata disposta a consegnare gratuitamente altre essenze della stessa tipologia. Così la Direzione Comunale, dopo aver liquidato il saldo del compenso contrattuale, ha ricevuto dalla società IPOMAGI, senza alcuna spesa per il Comune, la fornitura di n. 45 esemplari di ficus australis. E, avuta ricezione di dette piante, ha dovuto incaricare, dietro relativo compenso di poco meno di 5.000 Euro, la ditta Vivaio la Riviera di Molfetta per eseguire l’operazione di espianto e di piantumazione dei 45 ulteriori alberi di ficus australis.
E allora viene da chiedersi: che durata potranno avere queste nuove piante se lungo il litorale continueranno a infrangersi marosi sempre più violenti tanto da provocare una continua e evidente progressiva erosione della costa?
Non sarà che il ficus australis, pur adatto per adornare territori marittimi, non è certo che possa sopravvivere se piantumato in spazi a diretto contatto con forti marosi che di volta in volta coprono il suo fogliame con la salsedine e ne originano il deperimento con l’essiccarsi della chioma e successiva caduta delle foglie?
Forse si pensa di provvedere, almeno nei primi periodi di attecchimento delle piante, di incamiciarle, durante l’inverno, per proteggerle dalle aggressive intemperie?
E’ mia impressione che si debba tornare ancora a disquisire su questa poco edificante vicenda.
Giuseppe Maldarella















