Il mistero degli affreschi scomparsi nella Chiesa di San Rocco a Bari

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Ospitiamo oggi sulle nostre colonne un affascinante contributo a firma dell’architetto Simone De Bartolo, stimato professionista, saggista e attento custode della memoria storica del nostro territorio. Noto al grande pubblico e agli specialisti per i suoi numerosi e accurati volumi dedicati all’architettura e all’urbanistica del periodo fascista a Bari, in Puglia e in diverse altre città d’Italia, De Bartolo si distingue da anni per la capacità di coniugare il rigore dell’analisi tecnica alla passione per la ricerca archivistica.

In questo articolo, l’autore ci conduce idealmente nel cuore del quartiere Murattiano di Bari per svelare un vero e proprio “giallo” artistico: il mistero degli affreschi scomparsi del pittore veneziano Guido Prayer all’interno della Chiesa di San Rocco. Un viaggio sospeso tra storia, arte e trasformazioni urbane che siamo felici di proporre ai nostri lettori. 

Salvatore Schirone

Tra le chiese di Bari, la Chiesa di San Rocco – la cui esatta intitolazione è “Chiesa del Preziosissimo Sangue in San Rocco” – non è certamente tra le più note, né tantomeno tra le più appariscenti. Situata in Via Sagarriga Visconti n. 57 – in prossimità del limite del centro “murattiano” con il contiguo quartiere “Libertà” – essa appare defilata nel contesto urbano: parte di un comune isolato della cosiddetta “scacchiera murattiana”, sembra quasi costretta tra i normali edifici destinati a civile abitazione. Non prospetta su di un ampio sagrato, ma solo un modesto allargamento della sezione del marciapiede, con delle colonnine in funzione di paracarri, ne segna la presenza sul piano stradale. È, insomma, una presenza discreta: come Cristo si fa Uomo tra gli uomini, così questa chiesa parrocchiale si fa casa tra le case dei comuni cittadini.

L’origine della fabbrica è ottocentesca, ma il suo aspetto attuale riviene da un rifacimento novecentesco: nonostante abbia poco più di un secolo di vita, l’edificio per il Culto ha subito diversi mutamenti.

La facciata della Chiesa del Preziosissimo Sangue in San Rocco a Bari, stretta tra gli edifici di Via Sagarriga Visconti

La prima fase di costruzione data al 1878-95, e le cronache del tempo ci tramandano il nome dell’architetto Nicola Triggiani di Bari, non altrimenti noto; forse si trattava d’un semplice capomastro, dato che in quei tempi il titolo di “architetto” era spesso onorifico (non esistendo un albo professionale). La facciata si presenta arretrata rispetto al filo stradale, con due avancorpi lievemente aggettanti corrispondenti alle navate laterali. La navata principale ed il partito architettonico centrale della facciata, ad essa corrispondente, datano a questa prima fase costruttiva: a conferma di ciò, è presente lo stemma dell’Arcivescovo (1858-85) Mons. Francesco Pedicini (Foglianise 1813 – Bari 1886) committente della primitiva fabbrica.

Al periodo 1931-34 data la seconda fase costruttiva, ossia l’ampliamento commissionato dal Padre Superiore dei Missionari Federico Renzullo all’Ing*. Giuseppe Signorile Bianchi* (Bari 1894-1979).

La vecchia chiesa era ormai inadatta alle esigenze dell’accresciuta comunità parrocchiale – una situazione, ahinoi, agli antipodi rispetto alla desertificazione attuale degli edifici religiosi – sicché vennero realizzate le due navate laterali in aggiunta all’unica navata preesistente, che oggi si presenta come la navata centrale: vennero abbattute le modeste case adiacenti e praticate aperture per collegare la primitiva navata alle due navate laterali di nuova costruzione. A questa fase datano pure la realizzazione del campanile e dell’attiguo Oratorio, sempre su progetto dell’ingegner Signorile Bianchi. Il 1° febbraio 1934 il rinnovato Tempio fu solennemente consacrato dal Card. Alessio Ascalesi (Casalnuovo 1872 – Napoli 1952), come ricordato nell’epigrafe della lapide a destra nel presbiterio. Lo stile degli interni è improntato ad un “classicismo neobarocco” che è tipico di molte chiese ottocentesche pugliesi, prima della “svolta neo-romanica” compiuta tra fine ‘800 e primo ‘900: alla riscoperta delle antiche fabbriche romaniche, infatti, si accompagna la progettazione ex novo di chiese in stile neoromanico.

Varie opere artisticamente pregevoli ornano l’edificio di culto, ma un dettagliato elenco esula dai nostri scopi. In effetti, ciò che non si vede ci interessa più di quel che è visibile.

L’ingegner Signorile Bianchi fu coadiuvato per la parte artistica dal prof. Guido Prayer (Venezia 1898 – Bari 1968), che disegnò l’Altar Maggiore (Ditta Fiore di Bari 1932) ed il Fonte battesimale (Ditta Fiore di Bari 1943) tuttora visibili.

Altare Maggiore

Fonte battesimale

Tuttavia il noto artista non si limitò a questo: egli infatti affrescò le pareti delle navate laterali, come riportato nelle fonti a stampa coeve.“Il Tempio di San Rocco, in via Sagarriga Visconti, è stato riaperto al culto dei fedeli dopo un breve periodo di chiusura per l’esecuzione di delicati lavori di decorazione. Il valente artista prof. Guido Prayer ha saputo infatti trasfondere i tesori della sua tecnica e della sua ispirazione sulle pareti delle due navate laterali della chiesa. La decorazione ch’è in istile rinascimento leggermente modernizzato è una nuova testimonianza delle abilità del giovane pittore ed è stata favorevolmente accolta dagli intenditori” [La Chiesa di S. Rocco riaperta al culto dei fedeli, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 19 febbraio 1933, p. 6].

Navata leatrale

Navata di sinistra

Che fine hanno fatto gli affreschi di Guido Prayer? Forse si trovano ancora dov’erano in origine, ma ricoperti d’uno spesso strato d’intonaco. Verisimilmente, saranno stati obliterati durante un “ammodernamento” attuato negli anni del Concilio Vaticano II, quando parecchie chiese furono stravolte in ossequio alle nuove norme liturgiche. O forse, più prosaicamente, gli affreschi non piacquero al successore di Don Renzullo. Al loro posto, vediamo oggi cornici in stucco che inquadrano banalissime tele riproducenti soggetti arcinoti (una replica del San Gaspare del Bufalo di Roma, una tela di Felice Colonna della Madonna di Pompei) e nicchie ospitanti statue in cartapesta di fattura novecentesca (Ditta Salvatore Bruno di Lecce) su mediocri sfondi dipinti, databili verisimilmente agli anni ‘50/’60. Niente di che, insomma.

Un triste destino accomuna i due grandi cicli religiosi di Guido Prayer, che, rispetto al fratello Mario, ebbe una rimarchevole sfortuna postuma: l’altro ciclo di affreschi religiosi eseguiti a Bari da Guido, infatti, si trovava nella vecchia Chiesa di Santa Cecilia, che, negli anni ’60, fu demolita per essere ricostruita ex novo dove si trova tuttora. Gli affreschi in San Rocco, obliterati da strati d’intonaco, potranno forse un giorno – almeno in parte – essere restituiti all’ammirazione dei fedeli? Speriamo.

Simone De Bartolo

Riferimenti bibliografici

  • La Chiesa di S. Rocco riaperta al culto dei fedeli, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 19 febbraio 1933, p. 6
  • N. MILANO, Le chiese della diocesi di Bari. Note storiche e artistiche, Levante Editori, Bari 1982
  • M. COLAGIOVANNI, I Missionari del Preziosissimo Sangue a Bari, Edizioni Paoline, Roma 1992
  • S. DE BARTOLO, Le Chiese di Bari tra ‘800 e ‘900, LB Edizioni, Bari 2021
  • S. DE BARTOLO, Guido Prayer (1898-1968). Un artista veneziano in Puglia, Youcanprint, Lecce 2026
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