Venerdì 27 marzo è stato presentato in anteprima assoluta al teatro AncheCinema di Bari “Igor. L’eroe romantico del calcio”, il film documentario che ripercorre la carriera di Igor Protti. A partire da domani (lunedì 30 marzo), sarà distribuito in molte sale cinematografiche italiane.
La pellicola, che è parte integrante del Bif&st 2026, è stata girata nella primavera del 2025 nelle piazze dove lo Zar ha trascorso quasi tutta l’attività agonistica, partendo dalla nativa Rimini e proseguendo a Livorno, Messina, Bari, Roma e Napoli.

Uno screenshot del film dove Igor Protti racconta la sua carriera. Foto: vanityfair.it/
Presenti all’interno di questo documentario alcuni suoi ex compagni di squadra come Sandro Tovalieri, Beppe Signori, Cristiano Lucarelli, Fabio Galante e Giorgio Chiellini, l’allenatore della sua ultima promozione in Serie A Walter Mazzarri e giornalisti come Michele Salomone (presente in sala) ed Enzo Tamborra.
Non è mancato un intervento del protagonista del lungometraggio, assente in sala a causa della malattia che lo ha colpito lo scorso giugno. L’intera sala ha fatto sentire il suo affetto incondizionato nei confronti dell’indimenticato numero 10 biancorosso.
«Il film parla della mia carriera fin da quando ero ragazzino, quando ho iniziato nelle giovanili del Rimini. Il messaggio che deve arrivare ai ragazzi è che non importa se si è un 10 come calciatore e un 8 come uomo: a mio avviso un uomo che ha come potenziale 10 e raggiunge 8 è un uomo di minor successo rispetto a quello che ha ottenuto 6 su 6.»
Importante la capacità di tenere i piedi per terra in una carriera come quella di calciatore, legata a picchi vertiginosi e cadute altrettanto precipitose:
«Mi è stato insegnato fin da bambino perché si possono trovare tante problematiche, però è come le affronti che cambia la storia. Sono nato tifoso perché il calcio è sempre stata la mia passione fin da piccolissimo e poi, quando sono diventato professionista, sono rimasto comunque tifoso, non dimenticandomi cosa un tifoso si aspetta dai suoi calciatori quando scendono in campo: per questo mi sono sempre sentito un tifoso in campo e chiaramente il senso di responsabilità è sempre stato molto forte perché per me indossare la maglia di una squadra, di una città significava rappresentare migliaia di persone e con esse le loro speranze e aspettative. Quando perdevo sinceramente stavo anche tanti giorni senza parlare a casa, però senza dimenticare mai che le partite si potevano vincere e perdere, ma la persona e l’uomo rimangono.»
Presente in sala il regista Luca Dal Canto, il quale definisce Protti un “antidivo”: «Lui possiede questi valori di appartenenza e di passionalità incredibili che si vedevano spesso negli anni ‘90. Era l’icona di quel calcio che oggigiorno non si vede quasi più ed è per quello che abbiamo fatto questo film documentario.»
La parola torna a Protti, che racconta come non si aspettasse di finire sul grande schermo, così come non si aspettava di diventare capocannoniere della Serie A e cittadino onorario di Bari. E proprio alla città pugliese l’ex calciatore dedica parole d’amore che rafforzano questo solido legame: «Purtroppo vivo lontanissimo e vengo a Bari raramente, adesso con questa situazione (il tumore al colon, ndr) è quasi impossibile per me essere lì. Però sapete che anche questi 800 km di distanza non dividono quello che ho dentro il cuore. È un rapporto incredibile che si è creato in quattro anni e che a distanza di trenta, anziché diminuire, aumenta sempre di più: è una cosa difficile da spiegare, però è meravigliosa.»
Dopo aver raccontato come mai sia stato chiamato Igor, spiega il suo rapporto con tre città di mare come Messina, Livorno e Bari: «Io non riuscirei mai a vivere in un posto dove il mare non c’è e credo che chi ci è nato mi possa capire: anche solo per andarlo a vedere 5-10 minuti di passaggio. Chi ci vive ha la curiosità di conoscere persone anche con pensieri e culture diverse, senza avere pregiudizi. Io mi considero un emigrante al contrario perché sono partito dal nord e ho fatto gran parte della mia carriera al sud, del quale mi sono innamorato appena sono arrivato.»
Protti si congeda dal pubblico ringraziandolo del caloroso affetto per tornare ad affrontare il suo nuovo avversario: il cancro è un nemico subdolo, tuttavia Igor vuole segnare il gol più bello della sua vita.
Paolo Gabriel Fasano









