Si terrà il 14 febbraio a Bari, a partire dalle ore 08,00 del mattino, presso il Villaggio dell’Accoglienza AGEBEO (prima traversa di via Camillo Rosalba, nelle vicinanze dell’Ospedale Giovanni Paolo II), una giornata di raccolta di sangue promossa dal Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia in Bari.
L’iniziativa, dal titolo “Uniti nella gratitudine: un abbraccio lungo un secolo”, rappresenta la prosecuzione di un progetto avviato nel 2025 e fortemente voluto dal Console Onorario Dario Rupen Timurian, insieme allo staff consolare, composto dal Consigliere Generale Carlo Coppola e dall’addetto stampa del Consolato, la giornalista e studiosa italo-armena Siranush Quaranta.
Nato con l’intento esplicito di restituire concretamente il bene ricevuto un secolo fa, il progetto si svolge con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, sotto la guida di S.E. Vladimir Karapetyan, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario, della Regione Puglia e del Comune di Bari.
Quest’anno l’evento assume una dimensione ancora più significativa grazie alla collaborazione con importanti realtà del territorio: AGEBEO, Assomeda, e la cooperativa sociale Panacea . Questa sinergia rappresenta la forma più autentica di restituzione: così come Bari accolse i profughi armeni nel momento del bisogno, oggi la comunità armena restituisce quel gesto salvando vite attraverso la donazione di sangue, in un circolo virtuoso di solidarietà che non conosce confini temporali né culturali.
La manifestazione affonda le sue radici in un debito di gratitudine storico che attende di essere onorato. Quando, all’indomani del genocidio armeno (1915-1923), Bari aprì le sue porte a circa un centinaio di profughi sopravvissuti allo sterminio, la città non offrì solo un rifugio fisico: donò speranza, dignità e una seconda possibilità di vita a uomini, donne e bambini che avevano perso tutto. Quella generosità salvò vite. Oggi, centodieci anni dopo, è tempo di restituire.
«La comunità armena non ha dimenticato», afferma con forza il Console Onorario Dario Rupen Timurian. «Ogni goccia di sangue donata è una risposta a quel gesto di accoglienza. Non possiamo riportare indietro il tempo, ma possiamo onorare chi ci salvò salvando a nostra volta. La restituzione non è solo un dovere morale, è un atto di giustizia affettiva che chiude un cerchio iniziato un secolo fa».«Restituire non significa semplicemente ricordare», sottolinea Siranush Quaranta, «ma agire. La memoria diventa sterile se non si trasforma in gesto concreto. Bari ci ha donato il sangue della sua accoglienza quando eravamo profughi dispersi nel mondo. Oggi noi restituiamo sangue vero, quello che scorre nelle vene e che può salvare bambini malati, madri in difficoltà, vittime di incidenti. È una restituzione materiale, tangibile, che onora il passato curando il presente».
Attraverso la collaborazione con AGEBEO, associazione che assiste quotidianamente bambini affetti da patologie ematologiche e oncologiche, la restituzione assume un significato ancora più profondo: così come i bambini armeni furono salvati dall’accoglienza barese, oggi sono i bambini baresi a beneficiare di questo gesto di riconoscenza che attraversa le generazioni.
L’iniziativa vuole trasmettere alle nuove generazioni armene e baresi un messaggio fondamentale: la gratitudine non è un sentimento passivo, ma un impegno attivo che si eredita e si trasmette. I discendenti dei profughi accolti hanno il dovere morale di restituire ciò che i loro nonni ricevettero, proprio come i baresi di oggi possono sentirsi orgogliosi di un gesto di umanità compiuto dai loro antenati.
«Non possiamo restituire a chi ci salvò un secolo fa», aggiunge il Console Timurian, «ma possiamo restituire alla città che li ospitava, alla comunità che scelse di non voltarsi dall’altra parte. Ogni donazione è un “grazie” che viaggia nel tempo, un riconoscimento che le comunità armene sparse nel mondo non dimenticheranno mai Bari».
La raccolta sarà effettuata tramite autoemoteca dell’AVIS di Bari, negli spazi messi a disposizione da AGEBEO, con il supporto di Assomeda e delle altre realtà associative coinvolte.
L’iniziativa è concepita come un momento collettivo di restituzione, aperto non solo alla comunità armena ma a tutti i cittadini che desiderano partecipare a questo atto di giustizia affettiva e riconoscenza operativa. Perché restituire è un privilegio, non un peso, e donare sangue nel nome di chi ci salvò è il modo più concreto per dire: “Non abbiamo dimenticato. Non dimenticheremo mai”.
La manifestazione è aperta a tutta la cittadinanza. Ogni donatore, armeno o barese che sia, diventa parte di questa catena di gratitudine che attraversa centodieci anni di storia.
La partecipazione è possibile previa registrazione al seguente link:
👉 https://forms.gle/pZEQYmruu2PurjZo7
Carlo Coppola









