È PRATICABILE LA DELEGA DEL SINDACO DI GIOVINAZZO AL CONSIGLIERE NOVIELLO A ORGANIZZARE I SERVIZI ASL NELLA NUOVA COSTRUZIONE DI VIA DIOMEDE MILILLO?

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Con l’attuale disimpegno dall’attività pubblica, dopo oltre un quarto di secolo, del dott. Nicola Giangregorio, mediante le sue dimissioni da Consigliere comunale, il Sindaco Sollecito gli ha revocato la delega, attribuitagli a inizio del suo mandato, di rapportarsi con l’ASL per la riallocazione dei servizi sanitari nel nuovo centro polifunzionale, in costruzione nell’area dell’ex Centro Civico. Il conferimento al dott. Giangregorio era così rubricato nel decreto sindacale del 3 agosto 2022: “Attribuzione incarico di studio, istruttoria e ricerca sull’organizzazione del servizio sanitario nell’erigenda casa della salute”. Quella delega gli è stata revocata, chiaramente non per ragioni di diritto, essendo peraltro senza alcuna remunerazione, ma per il venir meno della fiducia nei suoi riguardi, ormai messosi fuori dall’orbita  della maggioranza di governo.

Il dott. Sollecito ha ritenuto, quasi fosse quella una funzione d’istituto, riaffidarla, pari pari, al consigliere comunale di maggioranza, Francesco Noviello, con altro Decreto, fotocopia del precedente, in data 29.01.2026.

Di azioni del dott. Giangregorio presso la Direzione dell’ASL, riguardo al compito specifico ricevuto da Sollecito di concordare la centralizzazione degli uffici della sanità cittadina presso il costruendo edificio, non c’è traccia alcuna. E ciò si spiega con il fatto che il nuovo stabile con accesso da di Via Diomede Illuzzi è, tuttora, in una fase di allestimento funzionale, nonostante la costruzione edilizia sia stata portata a termine, dopo travagliate vicissitudini amministrativo-contrattuali in sede ASL. E di fatto, quella edificazione che era stata progettata per ivi concentrare le prestazioni medico-sanitarie sul territorio comunale, secondo quanto concordato nel protocollo d’intesa stipulato tra il Comune e la Direzione provinciale ASL del 20 luglio 2016, nel corso di questi anni, ha subito sostanziali variazioni strutturali ed ampliazioni di volumetria. Da centro polivalente della sanità pubblica locale l’opera, in fase di edificazione, è stata riadattata dalla Direzione ASL, dapprima, come “Casa della Salute” e, da ultimo, perfino a “Casa di Comunità”, secondo i parametri di cui al DM 77 del 2022.

Tanto si percepisce chiaramente della Delibera ASL, n.501 dell’8.03.2024, mediante la quale la Direzione Provinciale dell’Azienda con il completamento edilizio, costato € 5.600.000,00, finanziato dalla Regione con Fondi P.O. FESR 2014-2020, ha rimodulato la struttura medesima con un intervento progettuale integrativo definito “Lavori di Ristrutturazione per la Realizzazione della Casa di Comunità di Giovinazzo” dal costo di € 1.817.969,00, coperto da fondi PNRR, con altro codice d’appalto: n. CUP: D75F22000470006. Per chi volesse avere maggior cognizione dello stato delle cose circa l’evoluzione costruttiva dell’immobile, dal notevole impatto urbanistico in una zona di edilizia popolare, potrà consultare una precedente esposizione, pubblicata il 10 maggio scorso, dal titolo A Giovinazzo la nuova costruzione del Centro polifunzionale ASL è diventata Casa della Salute, da ultimo, Casa di Comunità.

Dunque, non v’è ombra di dubbio che l’edificio, con l’ultimo adeguamento, con variante in corso d’opera, di cui si è fatto appena cenno, avrà una funzione diversa da quella cui l’ASL si era impegnata a dare mediante la ristrutturazione del fabbricato incompiuto dell’ex Centro Civico con l’acquisizione della proprietà superficiaria dello stesso, come convenuto con il Comune mediante la sottoscrizione del protocollo d’intesa, nel luglio 2016.

Il nuovo compendio immobiliare, eretto in difformità al progetto originario approvato dal Comune con regolare permesso edilizio, verrebbe a costituirsi con un sistema di cure mediche e di interventi specialistici sanitari di base per divenire presidio di prima assistenza e di attività diagnostica e di prevenzione allo scopo di ridurre l’accesso agli ospedali.

Trovo difficile immaginare in quali termini l’esponente comunale, a ciò delegato, possa concorrere a modulare l’organizzazione di tali servizi in proiezione tra l’altro di una offerta sanitaria pubblica che ha una regolamentazione ministeriale che caratterizza l’attivazione di detti centri sanitari sull’intero territorio nazionale, con l’approvvigionamento di specifici stanziamenti del PNRR. Tra l’altro le Case di Comunità si prefigurano come presidi che assicurano un vasta articolazione di servizi e attività diagnostiche a favore di un bacino di assistenza anche ben oltre 50 mila utenti che chiaramente  travalica la realtà demografica del nostro Comune.

Comunque, a parte questo aspetto circa l’apporto che il consigliere comunale potrà fornire, anche in termini collaborativi, nell’approntare il modello funzionale di una nuova struttura sanitaria, così impegnativo nel mettere ordine a prestazioni di servizi che abbisognano di apparati e strumentazioni tecniche di una certa efficacia, una qualche considerazione va pure impressionata.

E’ trascorso ormai un decennio dal 20 luglio 2016, quando fu firmato il protocollo d’intesa di cessione della proprietà superficiaria dell’ex Centro Civico, perché si potessero ivi accorpare, dopo una adeguata ristrutturazione e ampliamento di quel fabbricato incompiuto, tutte le postazioni ASL che prestano servizi sanitari in ambito comunale.

E’ forse cambiato qualcosa d’allora?

Al posto di un fabbricato, destinato ad attività del Comune in favore della comunità, non portato a termine per scarse risorse finanziarie, giammai un rudere, si è edificato un gran complesso immobiliare che si dice destinato a “Casa di Comunità” ma ancora, inspiegabilmente, non reso agibile allo scopo.  E chi sa ancora per quanto tempo.

Un Presidio di prestazioni sanitarie e diagnostiche su un ambito territoriale con una rilevante fascia di assistiti, purtroppo, completamente privo di un parcheggio esterno per l’utenza.

Sono stati impiegati ben 5 anni dal marzo 2021, quando fu aperto il cantiere per demolire il manufatto esistente e ricostruire l’edificio ASL. Una edificazione realizzata con un aumento di volumetria non prevista dal permesso comunale, peraltro in una Zona B3 del PRGC destinata ad edilizia popolare, che ha prodotto, senza meno, un carico edilizio impressionante in quella maglia già completamente urbanizzata.

Ed è andato in fumo, perfino, il proposito del Sindaco Depalma: cedere la proprietà superficiaria del sito comunale per realizzare la sede unica cittadina dell’ASL e ivi trasferire  tutti gli ambulatori, presenti nell’area della ex Colonia Marina, avrebbe consentito al Comune di rientrare nel possesso di tutta quella zona, lungo la litoranea di levante, di pertinenza del Demanio regionale.

E, invece, la Regione ha ceduto proprio all’ASL quell’area della ex Colonia Marina di via Papa Giovanni XXIII per situare in quel sito uno dei 12 Uffici COT (Centro Operativo Territoriale) della provincia di Bari. Un progetto di strutturazione di quel plesso dal costo di poco meno di € 200.000,00 è stato varato con risorse del PNRR con codice di progetto D75F22000480006.

Insomma un affare immobiliare del tutto discutibile.

Intanto è dismesso il manufatto, progettato a sede succursale del Palazzo di città, per farlo ristrutturare dall’ASL a posto di primo soccorso con fondi regionali e statali, che non ha avuto ancora avvio. Per contro, il Comune è privo di una sede, che possa definirsi tale, del Comando di Polizia Urbana.

L’area dell’ex Centro Civico forse non si sarebbe prestata adatta ad accogliere la Direzione, gli uffici e il garage della Polizia con un intervento di completamento del manufatto esistente?

  Giuseppe Maldarella

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