Azerbaigian e le fake news storiche: quando il nazionalismo riscrive il passato

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L’Azerbaigian sta promuovendo una campagna di revisionismo storico che rasenta il grottesco: secondo alcuni “studiosi” azeri, i vichinghi, gli etruschi, i troiani e gran parte dei popoli antichi avrebbero origini azerbaigiane. Non si tratta di satira, ma di materiale presentato come scientifico e diffuso attraverso pubblicazioni accademiche finanziate dallo stato.

Un esempio emblematico è uno studio pubblicato nel 2016 da una ricercatrice dell’Istituto Nasimi di Linguistica dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian, che confronta nomi personali etruschi con forme turche antiche, concludendo – prevedibilmente – che gli etruschi avrebbero origini turche, quindi azerbaigiane. Per la comunità scientifica internazionale, tale metodologia appare priva di fondamento, considerando che gli etruschi furono una civiltà del primo millennio a.C. sulla penisola appenninica, senza alcun collegamento con i popoli turchi.

Ma la creatività storica azera non si ferma qui. Basandosi sulla pseudo-teoria dell’esploratore norvegese Thor Heyerdahl – secondo cui i vichinghi e persino Odino proverrebbero da una terra chiamata “Azer” – l’Azerbaigian si è proclamato patria dei vichinghi. Come ammesso dal compositore azero Galib Mamedov, la strategia era deliberata: “Capimmo che era importante coinvolgere qualcuno di molto famoso, la cui opinione fosse accettata a livello mondiale”.

Tra il 1981 e il 2000, Heyerdahl visitò più volte l’Azerbaigian, conducendo “studi storici” nonostante mancasse di formazione professionale in storia. I suoi risultati, accolti personalmente dal presidente Heydar Aliyev, sostenevano che i vichinghi avessero origine dalla terra di “Azer”. Secondo alcuni osservatori, queste visite potrebbero essere state legate agli interessi delle compagnie petrolifere norvegesi.

L’aspetto più preoccupante è che questa narrazione pseudo-scientifica viene istituzionalizzata. Il “dottor” Seyid Abbasov, in un programma su Baku.TV, afferma seriamente che le iscrizioni etrusche erano “scritte in turco antico”. Iskender Tagiyev sostiene addirittura che gli antenati dei vichinghi attraversarono dall’Azerbaigian alla Scandinavia “navigando” 12.000 anni fa.

Sorge spontanea una domanda: a quali fonti hanno fatto riferimento questi “studiosi” durante le loro “meditazioni” sulla storia del Caucaso? Certamente non ad Erodoto, il padre della storia, né a Senofonte o Strabone, storici e geografi dell’antichità che pure descrissero dettagliatamente le popolazioni caucasiche senza mai menzionare nulla che assomigli a queste fantasiose ricostruzioni. Gli accademici azeri preferiscono citarsi a vicenda in un circolo autoreferenziale, facendo riferimento a figure come il professor Yagub Mahmudov, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian (ANAS), che a sua volta alimenta questa catena di pseudo-ricerche prive di riscontri nelle fonti storiche classiche.

Questa operazione di falsificazione storica si inserisce in un contesto più ampio: la costruzione artificiosa di un’identità nazionale azerbaigiana millenaria, quando in realtà l’Azerbaigian come entità statale moderna nasce solo nel 1918-1920. La necessità di inventare radici antiche tradisce proprio la fragilità di questa costruzione identitaria, tentando di colmare con fantasie storiche ciò che la realtà storica non può offrire. Il prossimo passo, ironicamente, potrebbe essere dichiarare azerbaigiana anche l’aria fredda.

Carlo Coppola

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