L’evidenziarsi del deperimento dei nuovi alberi di ficus australis, piantati la stagione scorsa sui lungomare cittadini, ha dato luogo ad una accesa polemica, che ancora perdura, tra le forze di opposizione e i massimi esponenti del governo cittadino. All’acuirsi dello scontro, nel tentativo di smorzare il contrasto, per essere questo a sfondo tutto politico, fu data pubblica assicurazione dall’Assessore ai LL.PP., che la situazione, particolarmente deprecabile, veniva monitorata costantemente da esperti agronomi al fine di evitare che quelle giovani piante potessero essiccarsi. Con una mia riflessione sulla vicenda, ampiamente riassunta nell’articolo dal titolo “E’ solo uno sfogo lo scontro sulla piantumazione di ficus al lungomare di Giovinazzo”, pubblicato il 20 ottobre 2025, avevo supposto che quel tipo di essenza, pur adatta per località marittime, non fosse appropriata per un ambiente costiero come il nostro, che non esiterei dal definire un “ambiente estremo” quando i lungomare sono flagellati da forti venti da mare con onde che scavalcano perfino la scogliera.
E’ risaputo che quei potenti marosi che invadono il litorale, tanto a nord che a sud, trasportano goccioline di acqua marina insieme a grandi quantità di elementi di salsedine al punto da creare una specie di “patina” che copre le chiome delle piante e le dissecca appena dopo aver perso le foglie.
Sta di fatto che gli esperti di cui parlava l’Assessore ai LL.PP., solo ora, sembrerebbe si siano resi conto di tale contesto di fattori, considerato che gli alberi, a distanza di qualche mese dalla loro piantumazione, hanno perso, chi più chi meno, le chiome.
E allora! Una qualche soluzione bisognava pur trovare.
Si sarà così convenuto di procedere con urgenza a incamiciare almeno quelle piante che non appaiono completamente compromesse, nel tentativo di creare uno scherma protettivo, per la verità, poco confacente per come è stata allacciata all’albero quella specie di camicia telata.
Non è da escludere che qualche albero andato ormai perso sia stato sostituito e per molti di quelli sottoposti a protezione con il fasciame di juta sia stato trattato alla radice, dal momento che gli alvaretti sono stati coperti con ghiaia, forse per consentire il drenaggio dell’acqua marina quando i flutti si spandono fin sui marciapiedi del litorale.
Non pare, dunque, che quelle incamiciature possano rimanere indenne alla prossima violenta mareggiata come pure andrebbe considerato che i venti inclementi, che alzano le onde marine fino sui lungomare, si verificano anche nel periodo estivo quando quella fasciatura dovrebbe essere rimossa dagli alberi.
Insomma uno spettacolo deprimente osservare quella alberatura così incamiciata nel maggior numero di elementi.
Tanto più se si affaccia il dubbio che l’approntamento, piuttosto tardivo, di detta operazione possa rivelarsi utile a salvare qualche albero di ficus su tutta la fascia costiere.
Va, comunque, rimarcato che si sono investiti 300.000,00 Euro in quel progetto, tanto reclamizzato, quando si è, invece, risolto in una specie di sperimentazione se l’essenza del ficus australis, appena introdotta nel nostro ambito cittadino, possa resistere alle intemperie che si abbattono lungo tutto il litorale. E, ancor più, che si sono spese consistenti risorse finanziarie che provengono dalla vendita di un patrimonio immobiliare comunale.
Giuseppe Maldarella














