PIAZZA VITTORIO EMANUELE II A GIOVINAZZO: NON C’È VERSO DI IMPEDIRE AZIONI DI CONTINUA ROVINA DELLA PAVIMENTAZIONE IN PIETRA LOCALE

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Già in precedenza, con altro articolo dal titolo “E’ tutto uno sconquasso la pavimentazione di Piazza Vittorio Emanuele II a Giovinazzo”, pubblicato il 14 ottobre 2024, documentavo lo stato di dissesto del basolato della Piazza, in alcuni tratti, perfino, sprofondato, oltre a presentare la rottura di numerose chianche di pietra. Una situazione di degrado, per la verità, riveniente da tempo per la mancanza di una accorta e costante manutenzione ma, soprattutto, a causa della circolazione sul sito di grossi mezzi impegnati nella costruzione e smontaggio di grandi impalcati per i numerosi spettacoli che si tengono nel periodo estivo. Una immagine ne è prova evidente.

Quest’anno anche per le festività, appena trascorse, si è convenuto installare un’enorme costruzione luminosa a mo’ di albero natalizio per la cui realizzazione si è reso necessario l’intervento di ben due camion attrezzati con cestello di sollevamento che, naturalmente, hanno dovuto girare di torno all’enorme impianto luminoso.

C’era proprio bisogno, per dare significanza alla festività natalizia, di alzare quella smisurata struttura un po’ simile, a dire il vero a quella fatta erigere dal Sindaco, prof. Natalicchio, a copertura della Fontana Monumentale?

Forse non era previsto che sarebbero stati impiegati nel suo posizionamento e nello smontaggio ben due mezzi di sollevamento che avrebbero circolato sulla piazza?

O, magari, non ci si è preoccupati per niente di eventuali danneggiamenti dal momento che è in programma la riqualificazione dell’intera piazza, dal costo di € 1.500.000, oltre alle spese di redazione progettuale di circa € 100.000, comprensive del costo del rilievo tecnico, commissionato ad un tecnico diverso dal progettista?

In realtà non si conosce nei dettagli quale sia la proposta progettuale, formulata dall’arch. Mauro SAITO di Bari, e approvata dalla Giunta, appena il 18 dicembre scorso, a parte le indicazioni, fornite in pubblica conferenza, dal Sindaco Sollecito, che aveva fatto cenno, nel novembre 2024, a un rifacimento delle sedute intorno alla fontana monumentale di tipo interfacciale e alla ristrutturazione della pavimentazione dell’intera area.

E, proprio a questo riguardo, non si ha modo di conoscere se l’arch. Saito, con cui l’Amministrazione è da tempo a contatto anche per altri progetti non andati a esecuzione, abbia previsto il reimpiego del materiale in pietra già in essere, giacché, come al solito, non vengono rese pubbliche le carte progettuali allegate alle delibere e alle determini dirigenziali, come anche per il caso in questione, la Delibera n. 245/2025.

Ma se così fosse, per lo stato in cui versano le chianche della piazza, e per la notevole percentuale di perdita che si presume possa verificarsi durante il lavoro di estrazione delle stesse dal pavimento con i mezzi meccanici di cui si fa largamente uso, non potrà esserci un apprezzabile disponibilità per il loro riutilizzo. E’ materiale dallo spessore di gran lunga inferiore a cm. 10, perché è stato lavorato per divenire un basolato compatto e uniforme, tra l’altro lavorato, a regola d’arte, presso le cave cittadine e messo in opera da una cooperativa di scalpellini, nel 1945, a conclusione della guerra dopo essere stata liberata la piazza dalle postazioni militari.

Del resto basta osservare l’esito degli interventi di sistemazione delle strade e piazze, che si stanno mettendo in essere nel borgo antico, ove il riutilizzo del materiale si sta rilevando poco confacente a ripristinare l’originario selciato. Infatti, le basole recuperate non hanno più una squadratura e sono di una misura diversa da quelle originarie per cui non sono più messe in opera a filare, perché si sono in parte rotte. E poi vengono riposizionate con fogature molto ampie, riempite con abbondante quantità di malta mista a sabbia, su cui è venuta a crescere già una specie di muschio sottile nei punti completamente all’ombra.  Né tanto meno si è potuto rendere uniforme la pavimentazione perché il nuovo materiale usato per completare la sistemazione degli spazi non potuti sistemare con chianche andate perdute o perché già sprovvisti di un selciato in pietra, è di fattura e natura diversa, picconato a macchina.

Una valutazione che credo i tecnici del settore dovrebbero fare, perché non basta eliminare l’asfalto che copriva il basolato se il ripristino della pavimentazione avviene con materiale sì recuperato ma in parte senza più la sua squadratura e una accettabile uniformità, tanto da apparire un rattoppo.

E’ bene sincerarsi, se effettivamente la Soprintendenza consigli il riuso del basolato esistente per il rifacimento della pavimentazione della piazza, che il materiale recuperabile, in maniera squadrata, sia sufficiente per essere posto in opera, come adesso, a filare uniforme.

Giuseppe Maldarella

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