
Uno dei giacigli presenti.
In numerosi articoli ci siamo soffermati sulle testimonianze del passato rurale di Bari, in particolare identificato dai vari ipogei che si trovano disseminati per il territorio. Ma accanto a strutture propriamente produttive, sorgevano ulteriori edifici dal passato religioso, legato a comunità monastiche che abitavano l’agro. Un esempio di questo genere è rappresentato dal cosiddetto Ipogeo dei Romiti, che si sviluppa in una lama di Strada Martinez.

Una croce incisa nella roccia.
Già il nome “dei Romiti” vuole identificare i monaci “eremiti” che qui abitavano. Anche per questo motivo, l’ipogeo in questione si caratterizza per la presenza di una chiesa scavata nella roccia, l’antica cappella di San Leone.
La struttura sotterranea si sviluppa lungo la parete della lama Fitta, in località “La Grava”. Gli studiosi che nel tempo hanno studiato l’ipogeo, in particolare Franco e Carlo Dell’Aquila, hanno identificato in questa località il sito di un antico casale, detto del Cillaro, cui l’ipogeo doveva afferire.

L’originario ingresso alla chiesa di San Leone occupato dalle macerie.
Gli ambienti formano una sorta di “L”, proseguendo anche al di sotto dell’attuale strada. Proprio la presenza della strada ha causato non pochi problemi alla conservazione del sito, che all’inizio degli Anni Duemila è stato danneggiato da alcuni lavori al manto; questi furono prontamente interrotti per evitare il definitivo crollo di una delle volte dell’ipogeo.
Partendo dall’ingresso, si accede a una serie di ambienti, tra i quali quello principale, di forma trapezoidale, riempito da rocce e altro materiale derivante dai crolli che si sono succeduti nel tempo.

L’abside: si intravede la decorazione dell’arcata e la nicchia-tomba.
Tutt’attorno a questo vasto ambiente, si sviluppano numerose stanze alcune delle quali presentano dei giacigli ricavati nella parete rocciosa: questi sono stati scavati in forma di arcata e presentano addirittura dei “cuscini”, anch’essi di roccia, e in alcuni casi, delle nicchie dove si conservavano le candele. Numerose sono le croci incise sui pilastri di questi ambienti. Un’altra incisione particolare è una sorta di griglia che riporta l’anno 1781.

La chiesa: visione d’insieme.
Dal vasto ambiente principale si accedeva originariamente anche alla chiesa. Ad oggi, invece, è necessario tornare all’esterno ed entrare da quella che originariamente doveva essere una finestra. La cappella si sviluppa lungo l’asse est-ovest e ha una struttura a due navate. Colpisce per la presenza di arcate che dividono l’ambiente interno, oltre che per le tracce di alcune colonnine che dividono la navata dall’abside. Questa è decorata da un’arcata a motivi geometrici e presenta una nicchia ricavata in un momento successivo e probabilmente destinata a tomba di uno degli abati.
Altri ambienti attigui risultano al momento inaccessibili, sia a causa dei crolli che a causa della vegetazione. Anche per questo motivo, nonostante l’importanza storica del sito, se ne sconsiglia la visita in autonomia.
Giuseppe Mennea









