Edoardo Giacomo Boner: Intellettuale siciliano tra cristianesimo e vaghezza d’Oriente

Un poeta poco noto: il suo spirito indomito e la sofferenza dell'oriente cristiano

  • 0
  • 771 visualizzazioni

Edoardo Giacomo Boner e Musa Crociata (credit: Carlo Coppola)

Nel panorama letterario italiano di fine Ottocento, una figura singolare emerge dalle nebbie del tempo: Edoardo Giacomo Boner, poeta e germanista siciliano la cui voce si levò in difesa dei popoli oppressi d’Oriente. La sua raccolta Musa Crociata, pubblicata nel 1897, testimonia un impegno civile che travalica i confini nazionali per abbracciare le sofferenze dell’umanità, con particolare attenzione alla tragedia armena.

Nato il 29 febbraio 1864 a Messina da padre svizzero e madre italiana, Boner incarnava già dalla nascita quella dimensione cosmopolita che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza. La formazione multiculturale, unita alle difficoltà economiche familiari sopraggiunte nel 1883, forgiò un intellettuale dalla sensibilità particolare, capace di percepire le sofferenze altrui come proprie.

“La coscienza di appartenere contemporaneamente a più mondi diversi” – come scrisse il critico Luciano Zagari – definisce perfettamente la personalità di questo singolare personaggio. Il mondo tradizionale siciliano si mescolava in lui con quello della nuova Italia unitaria, mentre la tradizione classica conviveva con le suggestioni delle letterature nordiche che studiava come germanista.

Dopo aver insegnato tedesco a Catania, dal 1893 fu lettore di lingua e letteratura tedesca all’Università di Messina, fino ad ottenere nel 1906 la cattedra presso l’Università di Roma. Una carriera brillante, tragicamente interrotta dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, che lo colse durante un soggiorno nella città natale.

La raccolta Musa crociata, edita nel 1897 dalla torinese Roux Frassati, rappresenta il momento più maturo della produzione poetica di Boner. Il titolo stesso rivela l’ambizione dell’opera: una “crociata” in versi contro le ingiustizie del tempo, condotta con gli strumenti della poesia civile ottocentesca.

Discepolo di Mario Rapisardi, famoso poeta catanese, Boner aveva assimilato la lezione della poesia “educativa e magniloquente”, contrapponendola a quello che considerava il “vacuo sacerdozio della forma” dei movimenti decadenti emergenti. La sua era una poesia che aspirava a essere strumento di denuncia e di riscatto morale, erede della tradizione foscoliana e manzoniana.

Ma cosa rendeva “crociata” questa musa? La risposta va cercata nel contesto storico dell’epoca e nella sensibilità particolare del poeta.

Gli anni Novanta dell’Ottocento furono segnati da una delle pagine più buie della storia armena moderna: i massacri hamidiani del 1894-1896, che decimarono la popolazione armena dell’Impero Ottomano suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica europea. Per un intellettuale come Boner, formatosi sui valori dell’umanesimo europeo e sensibile alle questioni delle nazionalità oppresse, era impossibile rimanere indifferente.

La sua formazione germanistica gli offriva una prospettiva privilegiata sulle dinamiche politiche e culturali dell’Europa centro-orientale, dove le questioni nazionali e religiose si intrecciavano drammaticamente. L’Armenia, antica nazione cristiana stretta nella morsa dell’Impero Ottomano, rappresentava per molti intellettuali europei il simbolo della lotta tra civiltà e barbarie, tra cristianesimo e Islam.

Boner, con il suo “idealismo umanitario contrapposto alla brutalità della politica di potenza”, non poteva che schierarsi dalla parte delle vittime. La “crociata” del titolo assume così una duplice valenza: letteraria e morale, poetica e politica. Era la crociata di un intellettuale del Sud Italia che guardava all’Oriente non con gli occhi del colonialista, ma con quelli del solidale.

La figura di Boner emerge come quella di un “intellettuale ponte”, capace di mettere in comunicazione culture diverse grazie alla sua formazione multiculturale. Il figlio dell’immigrato svizzero diventato siciliano, il germanista che insegnava nel Mezzogiorno d’Italia, il poeta che cantava le sofferenze di popoli lontani: in lui si concentravano le tensioni e le aspirazioni di un’epoca di trasformazioni.

La sua attenzione per l’Armenia si inserisce in un quadro più ampio di solidarietà verso i popoli oppressi, caratteristico di molti intellettuali progressisti dell’epoca. Ma in Boner questa solidarietà assumeva sfumature particolari, legate alla sua esperienza personale di chi aveva conosciuto la precarietà economica e l’instabilità sociale.

Oggi, a più di un secolo dalla sua scomparsa, Edoardo Giacomo Boner merita di essere riscoperto non solo come testimone di un’epoca, ma come esempio di intellettuale engagé. La sua “Musa crociata” ci parla di un tempo in cui la poesia si sentiva investita di una missione civile, in cui l’arte non poteva rimanere indifferente alle tragedie della storia.

La sua attenzione per la questione armena anticipa sensibilità che sarebbero diventate centrali nel Novecento, quando il genocidio del 1915 avrebbe definitivamente aperto gli occhi del mondo sulla fragilità delle minoranze nell’era degli Stati-nazione. Boner, con la sua poesia umanitaria, aveva già intuito che la sorte dei popoli oppressi non poteva lasciare indifferenti gli intellettuali europei.

In un’epoca come la nostra, segnata da nuove tragedie e nuove oppressioni, l’esempio di questo poeta siciliano-svizzero che alzò la voce per gli Armeni lontani ci ricorda che la cultura, quando è autentica, non conosce confini geografici o barriere etniche. La sua “crociata” poetica resta un monito: l’indifferenza non è mai un’opzione per chi ha il privilegio della parola.

Bibliografia essenziale:

  • Boner, Edoardo Giacomo, Musa crociata. Versi, Torino, Roux Frassati & C., 1897 (disponibile in versione digitalizzata presso Internet Archive).
  • De Lollis, C., “E. G. Boner”, in R. Università degli Studi di Roma. Annuario dell’anno scolastico 1908-1909, pp. 237-238.
  • Rapisardi, M., Epistolario, Catania 1922, pp. 451-452.
  • Zagari, Luciano, “BONER, Edoardo Giacomo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 11, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1969.

Carlo Coppola

Gegham Kadimyan a Sciacca: Armenia e Italia più unite anche nel calcio
Articolo Precedente Gegham Kadimyan a Sciacca: Armenia e Italia più unite anche nel calcio
L’Eucarestia e la conoscenza di sé: Dante e Adamo nel Paradiso della Divina Commedia
Prossimo Articolo L’Eucarestia e la conoscenza di sé: Dante e Adamo nel Paradiso della Divina Commedia
Articoli collegati

Lascia un commento:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *



I tuoi dati personali verranno utilizzati per supportare la tua esperienza su questo sito web, per gestire l'accesso al tuo account e per altri scopi descritti nella nostra privacy policy.