
don Lazzaro accanto Patriarca armeno Nerses Bedros-dietro di loro Papa Francesco
Il Reverendo P. Lazzaro (Ghazar) Bedrossian, parroco della Chiesa armena cattolica della Santa Croce a Belmont, Stati Uniti, ha fornito una testimonianza relativa agli eventi che hanno preceduto e seguito la dichiarazione di Papa Francesco sul Genocidio Armeno. Tale resoconto è stato pubblicato sul settimanale “The Armenian Mirror-Spectator” di Boston.
Il 9 aprile 2015, a Roma, tre giorni prima della celebrazione liturgica che avrebbe segnato un momento storico per la memoria del Genocidio Armeno, P. Ghazar si trovava presso la sede patriarcale. Insieme a Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX e altri due sacerdoti, era riunito in un contesto di preghiera e attesa.
La quiete della sede fu interrotta dall’arrivo della bozza del discorso di Papa Francesco, destinata alla traduzione in armeno. Durante l’esame del testo, P. Bedrossian individuò il termine “Genocidio”.
«Il Santo Padre sta usando il termine Genocidio», riferì il sacerdote. La reazione di sorpresa del Patriarca, documentata dalla testimonianza, sottolineò la rilevanza di quel momento. Tale circostanza, avvenuta in un contesto riservato, anticipò l’ufficializzazione di una verità storica.
Domenica 12 aprile, Domenica della Divina Misericordia, si tenne la celebrazione nella Basilica di San Pietro. P. Ghazar accompagnò il Patriarca nella processione d’ingresso e rimase accanto a lui all’altare, sotto il baldacchino del Bernini.
Papa Francesco, intervenendo, pronunciò la frase: «È stato il primo genocidio del XX secolo». Tale affermazione, proferita con chiarezza, è stata interpretata dai presenti come un atto di significativa valenza storica.
In tale istante, secondo il resoconto, si manifestò la piena comprensione della portata dell’atto papale. Il sorriso successivo dei presenti non fu dovuto a motivazioni personali, ma rappresentò un gesto di gratitudine e riconoscimento per le vittime, un’affermazione di giustizia attesa.
La testimonianza di P. Bedrossian enfatizza che la scelta del Pontefice non fu guidata da strategie diplomatiche, ma dalla volontà di aderire al principio di verità.
«Non parlava da politico. Parlava da Padre. Non ha calcolato la diplomazia. Ha offerto chiarezza. Non temeva le conseguenze. Scelse la compassione», si legge nel racconto. L’azione di Papa Francesco ha quindi saldato la memoria del popolo armeno alla voce morale dell’autorità ecclesiastica universale.
La celebrazione del 12 aprile 2015 non si è limitata a una commemorazione liturgica; è stata una proclamazione di verità, un atto di coraggio e misericordia, nonché una consacrazione della memoria dei martiri armeni.
Per la comunità armena, tale momento è considerato indelebile, in quanto la parola fu pronunciata in un luogo di culto e, di conseguenza, sigillata nella coscienza globale.
P. Bedrossian conclude la sua testimonianza con un’espressione di stima e gratitudine: «A Papa Francesco… sarai ricordato per sempre come il pastore che ha difeso la verità con misericordia, che ha scelto di essere al fianco del popolo armeno non solo nella memoria, ma anche nella missione».
Carlo Coppola









