Giovani italiani e lingua madre: quando l’italiano diventa una lingua straniera

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Negli ultimi decenni, l’italiano, la nostra amata lingua madre, sta rischiando di diventare una lingua straniera per le nuove generazioni. Un allarme che suona come un paradosso, ma che è sostenuto da dati preoccupanti e da osservazioni sul campo. Questo fenomeno è in gran parte attribuibile all’uso eccessivo della tecnologia e alla conseguente riduzione della capacità comunicativa dei giovani italiani.

Per parlare fluentemente una lingua straniera, è necessario padroneggiare almeno 3000 parole. Tuttavia, questa cifra varia a seconda della complessità della lingua stessa. Gli adolescenti italiani, pur possedendo un lessico passivo di circa 40.000 parole, ne utilizzano solo una piccola frazione nelle conversazioni quotidiane. Infatti, secondo una ricerca condotta dall’Università di Bologna, quando interagiscono con i loro coetanei, utilizzano mediamente soltanto 800 parole, con appena 20 parole che monopolizzano un terzo delle conversazioni.

L’abuso della tecnologia, in particolare dei social media e della messaggistica istantanea, ha un impatto devastante sulla capacità comunicativa dei giovani. Le piattaforme digitali incoraggiano messaggi brevi, abbreviazioni e un linguaggio semplificato, riducendo la necessità di un lessico ricco e variegato. Questo stile di comunicazione, sebbene rapido ed efficace per le interazioni superficiali, impoverisce il vocabolario attivo e la profondità espressiva.

In questo contesto, il messaggio di don Lorenzo Milani risuona più attuale che mai. Don Milani, noto per il suo impegno educativo a favore dei giovani poveri, sosteneva l’importanza della “Parola” come strumento di emancipazione e crescita personale. Nel suo libro “Lettera a una professoressa”, don Milani affermava che la padronanza del linguaggio è fondamentale per combattere le disuguaglianze sociali e per garantire una vera democrazia. Egli vedeva nella scuola il luogo privilegiato per l’insegnamento della lingua, dove ogni parola appresa rappresentava un’opportunità di riscatto.

È dunque evidente che la scuola italiana deve assumersi la responsabilità di contrastare questa tendenza preoccupante. In particolare, il liceo classico, con il suo focus sulla letteratura, la filosofia e le lingue antiche, può svolgere un ruolo chiave nel mantenere viva la ricchezza del nostro lessico. Ma è necessario un rinnovamento didattico che coinvolga tutto il sistema educativo, promuovendo la lettura di testi complessi, il dibattito e la riflessione critica.

La sfida di fronte a noi è grande, ma non insormontabile. Dobbiamo lavorare insieme, famiglie, scuole, istituzioni culturali, per restituire ai giovani italiani la piena padronanza della loro lingua madre. È essenziale promuovere un uso consapevole e articolato dell’italiano, valorizzando la lettura, la scrittura e il dibattito. Solo così potremo evitare che la nostra lingua diventi, tragicamente, una lingua straniera per le nuove generazioni, onorando nel contempo l’insegnamento di don Lorenzo Milani e la sua visione di una società più equa e consapevole.

Antonio Calisi

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