I reperti archeologici di Canosa, straordinario patrimonio storico

Dagli scavi clandestini al sorgere di una vera consapevolezza storica.

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Vasi di epoca dauna.

La città di Canosa di Puglia, così come la più vicina Ruvo, rappresenta uno dei centri più ricchi per quel che riguarda i reperti archeologici di epoca romana e preromana. Ciò a seguito di eventi storici (vicinanza a Canne della Battaglia, passaggio della Via Traiana, costruzione dell’acquedotto di Erode Attico) che hanno trasformato nel tempo quello che era un antico centro dauno in un’importante città romana.

Fin dal Settecento a Canosa si rinvengono reperti archeologici che, per la loro ricchezza e per la completa assenza di autorità sorveglianti, vengono dispersi in giro per l’Italia e per il mondo. Alcuni reperti, infatti, sono osservabili nel MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), altri al MARTA (Museo Archeologico di Taranto), altri ancora al Louvre di Parigi, portati da Napoleone, altri, infine, al Getty Museum di Los Angeles e al Pushkin di Mosca. Tutti reperti esportati alquanto illecitamente e provenienti da scavi clandestini.

Corazza in bronzo.

Fortunatamente, l’andamento del fenomeno sembra essere cambiato: di fronte a un accrescimento della consapevolezza dei cittadini, anche le istituzioni hanno fatto la loro parte, bonificando i siti e sepolcreti romani e dauni che si trovano nel centro cittadino e recuperando quella che fu l’antica acropoli della città, poi occupata dal castello medievale.

Accanto a ciò, una serie di privati si sono riuniti per costituire la Fondazione Archeologica Canosina (FAC), attiva dal 1993 e che ha come fine proprio quello di dotare il centro della BAT di un adeguato sistema museale, mediando tra Comune, Provincia, Regione e Soprintendenza. Accompagna a tali finalità la conoscenza del patrimonio, curando la pubblicazione di volumi che indaghino la storia di Canosa e del suo ricco patrimonio storico.

Vaso di gusto ellenico.

Tra le sedi in cui i reperti sono esposti bisogna senz’altro citare il Museo Nazionale Archeologico, che ha sede in uno storico palazzo di Canosa, Palazzo Sinesi, nelle cui sale sono esposti manufatti che vanno dal periodo dauno a quello romano. L’edificio era originariamente un deposito dei numerosi reperti che non avevano trovato posto nel Museo Civico, istituito nel lontano 1934. Solo con l’istituzione del Polo Museale della Puglia, nel 2015, gli ambienti del Palazzo Sinesi vennero adattati a sede del Museo Nazionale.

In particolare, si va ad analizzare come la società canosina si sia evoluta nel corso del tempo, passando dai caratteri tipicamente dauni, riscontrabili anche ad Arpi, nei pressi di Foggia, a quelli di stampo ellenico e sannita, su influenza delle popolazioni rispettivamente a Sud (Taranto) e a Nord. A queste modifiche sociali corrisposero modifiche stilistiche delle decorazioni dei cosiddetti crateri, cioè i vasi che numerosissimi sono stati rinvenuti nei vari ipogei della città.

Ceramica Canosina.

Da una decorazione prevalentemente geometrica, si passò a tratti tipicamente greci, realizzando vasi a figure rosse o nere, come quelli rinvenuti nella tomba Varrese, il cui corredo è ad oggi disperso tra Canosa, Taranto e Bari (e quasi sicuramente qualche pezzo è finito sul mercato nero). Spesso i temi erano mitologici, riprendendo quelle vicende che potevano consolare della perdita i famigliari del defunto.

All’epoca più recente (IV secolo a.C.) corrisponde, poi, una produzione particolarissima e autoctona di Canosa, che rielabora il modello ellenico ripensandolo con colori nuovi e del tutto stravaganti rispetto ai classici nero e rosso. È la fase della cosiddetta Ceramica Canosina, quella che è stata anche più apprezzata a livello archeologico, tant’è che numerosi esemplari furono portati a Napoli.

Ma non solo vasi costituivano il corredo che accompagnava il defunto: questo, infatti, era accompagnato da fibule, armi e anche gioielli. Questi servivano a indicare lo status del principe dauno, assieme alle ricche decorazioni parietali delle tombe (si veda, ad esempio, la tomba del Cerbero, con ricchi affreschi) e alle imponenti cerimonie funebri che si tenevano, coinvolgendo la collettività.

Giuseppe Mennea

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