La radio italiana quest’anno compie 100 anni

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In Italia le trasmissioni radio cominciarono nel 1924. Nell’agosto di quell’anno nacque, infatti, la URI (Unione radiofonica italiana), a cui lo Stato affidò la concessione per le trasmissioni radiofoniche, inaugurate il 6 ottobre, la cui conduzione fu affidata Maria Luisa Boncompagni. Si trattava di un programma composto da musica operistica, da camera e da concerto, da un bollettino meteorologico e notizie di borsa.

Tuttavia, ben presto la radio divenne anche in Italia uno strumento politico: tutti i regimi autoritari hanno utilizzato i media
come strumento per educare, controllare e uniformare l’opinione pubblica. Durante il ventennio fascista, infatti, furono adoperate le moderne tecnologie disponibili, come la radio. Le ragioni principali del suo impiego e successo erano il gusto per la novità e la già nota capacità di propaganda e indottrinamento di massa dei mezzi di comunicazione. La radio arrivò così a svolgere un ruolo chiave: con le Leggi Fascistissime del 1925-1926 Mussolini imponeva di mettere un membro del Partito Fascista a capo di tutti i giornali e di controllarli prima della pubblicazione. Queste leggi istituirono anche i Cavalieri dei Giornalisti, i quali dovevano aderire al Partito Fascista. Dopo un periodo di sfumata propaganda, durante il quale la radio trasmetteva soprattutto musica e l’elemento fascista si limitava al ritornello della canzone “Giovinezza”, comparve maggiormente l’elemento politico nei programmi letterari, preceduti da un’introduzione che offriva interpretazioni fasciste delle opere e i notiziari quotidiani seguivano le indicazioni del regime. Il Regio decreto-legge 17 novembre 1927 assicuròil passaggio dall’Unione Radiofonica Italiana (URI) all’EIAR, conferendo al Duce il monopolio del sistema di comunicazione italiano, subordinando il
mondo della cultura e dell’istruzione alla sua propaganda e intervenendo in tutti i settori rilevanti della vita. Una delle difficoltà che il regime fascista incontrò fu il problema dell’inadeguata diffusione della radio, accessibili solo all’alta borghesia urbana per via degli elevati canoni di abbonamento e del difficile processo di elettrificazione nelle aree sottosviluppate.
Per arginare tale problematicità il governo dell’epoca istituì Radio Balilla per le famiglie italiane, una campagna per introdurre la radio nelle famiglie meno abbienti. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale la radio divenne lo strumento col quale fornire informazioni per la sopravvivenza, pur mantenendo la
logica della propaganda, che iniziava però a sortire effetti blandi.
Al giorno d’oggi essa rappresenta un mezzo di comunicazione e informazione quanto mai vitale, che non ha perso minimamente il suo fascino e spicca specialmente per l’ambito musicale e la discussione dell’attualità.
Maria Elide Lovero
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